La riforma, oggi condivisa dal Consiglio dei Ministri punta a riequilibrare i livelli di spesa del personale, di esercizio e di investimenti per garantire in futuro la sostenibilità finanziaria e l’efficacia operativa delle Forze Armate in chiave europea e Nato. Vale a dire, coprire con il 50% del bilancio assegnato la spesa del personale; la parte restante sarà divisa a metà tra addestramento e investimenti.
Queste scelte comporteranno una revisione e riqualificazione dei programmi di investimento, ma anche una contrazione della presenza territoriale. Il risultato sarà una Struttura Difesa ridimensionata nei numeri, ma in grado di esprimere un’operatività all’altezza delle aspettative dell’Unione europea e della Nato.
Il Consiglio dei Ministri è quindi intervenuto su due aspetti fondamentali del nostro ordinamento: il primo, su proposta del Ministro della difesa, Di Paola, e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Patroni Griffi, riguardante il fronte interno dove sono state discusse e approvate una serie di misure correttive al Testo unico dell’ordinamento militare e al Codice dell’ordinamento militare; il secondo, su proposta del Ministero degli affari esteri, Terzi di Sant’Agata, riguardante il fronte internazionale dove si registrano due novità: il nuovo Accordo di scambio culturale con la Croazia e la ratifica delle modifiche alla costituzione dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni.
A. LA RIFORMA DEL CODICE DELL’ORDINAMENTO MILITARE E DEL TESTO UNICO DELL’ORDINAMENTO MILITARE
In merito al Codice dell’ordinamento militare le novità riguardano la nuova suddivisione dei 179 articoli del Codice, che vengono divisi in undici capitoli. Anche in questo caso l’obiettivo è di armonizzare il testo eliminando errori materiali di scrittura, inserendo nuove norme che riguardano il riordino di enti delle Forze Armate e del Segretariato generale della difesa, oltre allo stato giuridico del personale militare.