durante la loro latitanza, nonche' il ruolo svolto dal citato
assessore, che aveva messo a disposizione la propria abitazione come
luogo d'incontro per gli illeciti accordi di esponenti
dell'associazione.
Il legame intercorrente tra il primo cittadino e l'organizzazione
criminale e' inoltre emblematicamente rappresentato dal rinvenimento,
nel covo del citato capo camorrista, di un documento composto da
molteplici messaggi di contenuti tipicamente «camorristici» che
testimoniano, inequivocabilmente, la permeabilita' dell'ente agli
interessi della criminalita' organizzata.
Con tali messaggi, prevalentemente indirizzati al sindaco, il
suddetto camorrista, allora latitante, forniva precise indicazioni in
merito ad una serie di appalti che dovevano essere affidati a ditte
di interesse.
Come rilevato nella relazione prefettizia il contenuto
complessivo di tale documento lascia emergere che una delle persone
piu' vicine e di stretta fiducia del camorrista egemone sia proprio
il primo cittadino di San Cipriano d'Aversa.
Altri messaggi, di analogo contenuto, sono indirizzati ad un
consigliere pure riconfermato nella nuova compagine consiliare.
La sussistenza di forme di condizionamento dell'amministrazione
comunale emerge dal contenuto dell'ordinanza emessa dal Tribunale del
riesame il 26 marzo 2012 che, sebbene abbia disposto la revoca del
provvedimento restrittivo, in quanto non piu' attuali le esigenze
cautelari che giustificavano la privazione dello stato di liberta',
ha comunque ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a
carico del primo cittadino in merito al suo proficuo inserimento
nell'organizzazione criminale.
Elementi univoci che evidenziano la continuita' e l'attualita'