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Sviluppo economico, presentato il rapporto "Restart, Italia!"

Presentazione

Come rendere l’Italia un Paese favorevole alla nascita e allo crescita di startup? Come intercettare e soddisfare i bisogni emergenti generando sviluppo?

A queste e ad altre domande vuole dare una risposta il rapporto "Restart, Italia!" presentato il 13 settembre 2012. Il rapporto è frutto del lavoro della Task Force costituita dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera.
Il rapporto, presenta proposte e idee per lo sviluppo di startup – che siano digitali, industriali, artigianali, sociali, legate al commercio o all’agricoltura, o ad altri settori dell’economia - prevedendo misure che interessino tutti i passaggi cruciali del ciclo di vita della startup, dal lancio alla crescita, fino alla fase di maturità.

Le proposte contenute nel rapporto sono ispirate ad alcune delle migliori esperienze europee e internazionali, adattate al nostro contesto nazionale. Si concentrano per lo più sul lato dell’offerta – l’offerta di uno Stato snello e veloce, in cui sia semplice aprire una startup. L’offerta di maggiori capitali e risorse per finanziarne i primi passi e la crescita. L’offerta di luoghi migliori, e più diffusi sul territorio, dove poter incubare il proprio progetto d’impresa.
Il rapporto vede l’innovazione come una nuova chiave per l’emancipazione di tutti coloro che sono pronti a mettersi in gioco. Il carattere innovativo viene riconosciuto alle startup anche in ambito sociale: di pungolo e stimolo costante alle piccole e medie imprese tradizionali, alla Pubblica Amministrazione centrale e locale, alla scuola e all’università – perché a loro volta siano incoraggiate a ripensarsi, a ripartire dall’innovazione e dalla voglia di migliorarsi sempre.

Le proposte, tutte di natura strutturale, redatte dalla Task Force, si dividono in due categorie principali. Alcune sono a costo zero, e mirano a semplificare la vita alle startup, a rimuovere ostacoli e vincoli, a liberare il potenziale e le energie latenti, a fornire nuovi strumenti utili per poter crescere. Altre proposte presentano un vantaggio economico. Ma in nessun caso si tratta di soldi trasferiti direttamente dalle casse dello Stato ai conti correnti delle startup con finanziamenti a pioggia.
Tutte le proposte tendono a minimizzare il ruolo diretto dello Stato quando si fa filtro, intermediario, attore che deve autorizzare o negare – riducendo così i rischi di lungaggini, lentezze e arbitrii e a massimizzare invece il ruolo indiretto dello Stato quando incentiva comportamenti da parte di privati capaci di contribuire a generare un nuovo ecosistema.

Definizione di startup

La Task Force ha elaborato una definizione di startup che passa attraverso pochi criteri ben definiti, che hanno a che fare con chi detiene la startup, con il tempo trascorso dalla sua costituzione, con il fatturato ancora necessariamente contenuto, con la ragione per cui è nata, e quindi il legame con l’innovazione, con la gestione degli utili e della contabilità. Nello specifico nel rapporto viene identificata come “startup” tutte quelle società di capitali, non quotate e residenti o soggette a tassazione in Italia, che soddisfano i seguenti criteri:

  • sono detenute direttamente e almeno al 51% da persone fisiche,
    anche in termini di diritti di voto;
  • svolgono attività di impresa da non più di 48 mesi;
  • non hanno fatturato – ovvero hanno un fatturato, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato, non superiore ai 5 milioni di euro;
  • non distribuiscono utili;
  • hanno quale oggetto sociale lo sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico;
  • si avvalgono di una contabilità trasparente che non prevede l’uso di una cassa contanti,
    fatte salve le spese legate ai rimborsi.

(fonte: Rapporto "Restart, Italia!")