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Doamnde  e risposte: Giovani

La riforma delle province: cosa cambia?

Risposta: ridurre le province non significa “tagliare” ma riorganizzare gli enti territoriali al fine di ridurre i costi sostenuti dallo Stato. Il decreto legge approvato dal Governo il 31 0ttobre 2012 si pone questo obiettivo: eliminare gli sprechi e razionalizzare le competenze, il linea con le richieste UE di un forte impegno ad abolire o a fondere gli strati amministrativi intermedi.

Che funzioni hanno svolto le province?

La provincia è un ente locale con competenza su un numero preciso di comuni, non necessariamente contigui. Nel 1861, con l’istituzione del Regno d’Italia, le province erano 59. Nel 2012 il numero delle province è di 110.

Le province hanno esercitato prevalentemente 6 funzioni:

  • La valorizzazione dei beni culturali;
  • La gestione della viabilità e trasporti;
  • L’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale;
  • I servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica (attribuiti dallo Stato e dalle Regioni);
  • I compiti connessi all’istruzione secondaria di secondo grado e artistica e alla formazione professionale.

Come si attua la riforma?

La riforma del Governo conclude un percorso iniziato con il decreto “Spending review” di luglio che detta criteri e procedure per la riorganizzazione delle province.

“In pillole” le misure del decreto “Spending review” riguardanti le regioni

Il decreto ha introdotto il criterio di tipo demografico-territoriale (restano gli enti il cui territorio si estende in almeno 2.500 chilometri quadrati e abitati da un minimo di 350mila persone) e ha introdotto alcune regole per favorire la fusione e l’unione di piccoli comuni e la creazione di città metropolitane nel numero di 10.
Il riordino degli enti territoriali, approvato nel Consiglio dei Ministri il 31 ottobre riduce il numero delle province a statuto ordinario da 86 a 51. Sono previste scadenze ben precise: inizio nel 2013 con la soppressione delle giunte provinciali e in cui il Presidente potrà delegare l’esercizio delle funzioni dell’apparato a non più di tre consiglieri provinciali; un passaggio intermedio a novembre 2013, quando dovranno tenersi le elezioni per decidere i nuovi vertici delle province; una conclusione prevista per il 1 gennaio 2014 (data in cui diverranno “operative” a tutti gli effetti sia le nuove province che le città metropolitane).

Cosa faranno le province dopo la riforma?

Con la riforma la mappa delle province cambia perché, da una lato, sono state create nuove Province e, dall’altro, sono state eliminate alcune di quelle esistenti. Questi gli effetti:

  • Le funzioni: le nuove province continueranno a svolgere le funzioni fondamentali attribuite dallo Stato in attuazione di quanto previsto dalla Costituzione quali, ad esempio, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente a livello provinciale e la programmazione provinciale della rete scolastica e la gestione dell’edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado. Quelle amministrative, potranno invece essere trasferite ai comuni.   
  • trasformazione di 10 province in “città metropolitane”.

E le città metropolitane?
     
Dal primo gennaio 2014 diventeranno “operative” anche le città metropolitane: enti locali con risorse e funzioni che andranno a sostituire le province del relativo territorio.
Le funzioni attribuite alle città metropolitane sono le stesse stabilite per le Province e previste dall’articolo 117, secondo comma, lettera p) e altre fondamentali quali:

  • pianificazione territoriale delle reti infrastrutturale;
  • sistemi di coordinamento e gestione dei servizi pubblici nonché organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;
  • promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale;
  • mobilità e viabilità.

A queste si aggiungono altre funzioni oggi comunque di competenza delle province.
Le città metropolitane coincidono con il territorio della provincia contestualmente soppressa.
Ne sono state individuate 10: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.
Ogni Città metropolitana avrà un proprio sindaco e un Consiglio (che non percepiranno stipendio). Il Sindaco avrà la facoltà di nominare un vice e conferire deleghe (ma ai soli consiglieri). Il Consiglio sarà composto da non più di 10 membri scelti tra sindaci e consiglieri delle città che comporranno la nuova aggregazione.

pagina pubblicata il 15 novembre 2012