
Domanda: In cosa consiste l’intervento del Governo sulla famiglia?
Risposta: E’ stato adottato il primo Piano nazionale per la famiglia: per la prima volta il nostro Paese si dota di uno strumento che dà linee di indirizzo omogenee in materia di politiche familiari, garantendo centralità e cittadinanza sociale alla famiglia attraverso una strategia di medio termine che supera la logica degli interventi disorganici e frammentari che sino ad oggi si sono avuti.
L’importanza di un Piano articolato di interventi a sostengo delle famiglie è oggi ancora più evidente: a seguito della crisi economico-finanziaria – che, dal 2008, si è estesa su scala mondiale – la famiglia è infatti chiamata a svolgere, in misura anche maggiore rispetto al passato, una funzione di sostegno verso le parti più deboli della società: bambini, anziani e disabili.
Muovendo da questi presupposti, nel rispetto e nella valorizzazione delle competenze dei diversi livelli di governo – amministrazioni centrali, regionali e locali - così come risultanti dall’attuale assetto costituzionale, il Piano definisce linee di intervento che considerano la famiglia quale soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni.
Si tratta di importanti indicazioni di orientamento generale volte ad assicurare le condizioni per garantire i diritti della famiglia e dei suoi singoli membri e rendere fruibili i relativi servizi su tutto il territorio nazionale, attraverso una sistematizzazione e messa in rete delle competenze e delle responsabilità, tanto pubbliche di ogni livello di governo, quanto degli attori privati.
Tutto ciò verrà attuato in modo tale da non sostituire ma sostenere e potenziare le funzioni proprie e autonome delle famiglie, facendo leva sulla loro capacità di iniziativa sociale ed economica, anziché in una logica di mero assistenzialismo come avvenuto in passato.
Più in dettaglio, le direttrici secondo cui si articolano gli interventi sono:
- equità economica: in particolare revisione dell’ISEE;
- politiche abitative per la famiglia;
- lavoro di cura familiare: servizi per la prima infanzia, congedi, tempi di cura e interventi sulla disabilità e non autosufficienza;
- pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro;
- privato sociale, terzo settore e reti associative familiari;
- servizi consultoriali e di informazione (consultori, mediazione familiare, centri per le famiglie);
- immigrazione (sostegni alle famiglie immigrate);
- alleanze locali per le famiglie;
- monitoraggio delle politiche familiari.
In particolare:
Cos’è l’ISEE e perché modificarlo?
L’ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) è il sistema di valutazione delle condizioni economiche necessarie per accedere a benefici di carattere sociale. La rigidità del sistema di valutazione attuale crea il rischio di iniquità perchè non tiene conto di situazioni come quella delle famiglie numerose o nelle quali sono presenti situazioni di disabilità e non autosufficienza.
La politica della casa influenza notevolmente la creazione di nuove famiglie e il loro sviluppo. Che cosa intende fare il Governo in proposito?
In Italia, come nel resto d’Europa, le politiche sulla casa influenzano in modo significativo lo sviluppo di nuove famiglie. Per agevolare l’accessibilità alla prima casa per le famiglie neonate – aiutando così i giovani a costruire una famiglia –il Piano nazionale propone una serie di misure:
- agevolazioni in materia di oneri di urbanizzazione e di costo delle aree per chi costruisce riservando una quota di alloggi da destinare alla locazione o futura vendita a favore di giovani coppie;
- interventi sui canoni di affitto – spesso proibitivi – sostenendo azioni volte a realizzare alloggi con affitti sostenibili;
- mutui agevolati alle giovani coppie per l'acquisto della prima casa;
- priorità nel rilascio delle autorizzazioni edilizie finalizzate a favorire l'insediamento di coppie giovani.
Lavoro di cura familiare: come interviene il Governo per migliorare la condizione delle famiglie?
I processi di invecchiamento della popolazione e la crescita della presenza femminile sul mercato del lavoro, hanno fatto del lavoro di cura (attività che un tempo era svolta dalle donne che si facevano carico delle necessità delle parti più deboli della famiglia come bambini o anziani non in grado di provvedere a se stessi) un bene sempre più richiesto, ma sempre più raro. Mentre le esigenze aumentano, diminuisce la quantità assoluta (come numeri assoluti) e relativa (come disponibilità, possibilità e propensione) delle donne che si fanno carico del lavoro di cura.
La dilatazione dei tempi della formazione, dell'ingresso nel mercato del lavoro e della relativa stabilizzazione professionale induce, inoltre, un numero crescente di donne e di coppie a rinviare le scelte procreative, che richiedono un investimento non solo economico, ma anche di tempo, molto forte ed impegnativo.
In considerazione di ciò, il Piano prevede che il lavoro di cura, in quanto risorsa centrale e sempre più necessaria, diventi un obiettivo politico da perseguire, in termini di protezione, incentivazione, valorizzazione e potenziamento, promuovendo la condivisione della cura tra madri e padri come elemento di pari opportunità e sostenibilità pratica e culturale.
Il Piano prevede interventi nei seguenti settori:
1. Servizi per l’infanzia
Si intende promuovere una cultura di valorizzazione della maternità e della paternità, che ne espliciti con interventi concreti l'alto valore personale e sociale. In particolare il Piano prevede:
- sostegno alla maternità delle gestanti in difficoltà e delle madri sole;
- potenziamento della rete dei servizi socio educativi per la prima infanzia. Aumentare il numero di asili nido è necessario visto il ritardo con cui l’Italia ha adeguato l’offerta pubblica di asili rispetto alla crescente domanda; nonostante il graduale ampliamento dell'offerta pubblica di asili, la quota di domanda soddisfatta è ancora limitata rispetto al potenziale bacino di utenza: gli utenti degli asili nido sono passati dal 9,0% dei residenti tra zero e due anni dell'anno scolastico 2003/2004 all'11,8% del 2010/2011. L’obiettivo va perseguito favorendo lo sviluppo di una rete integrata, estesa, qualificata e differenziata in tutto il territorio nazionale di servizi volti a promuovere il benessere e lo sviluppo dei bambini, il sostegno del ruolo educativo dei genitori e la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura. In particolare, l'offerta di servizi va potenziata in modo tale da consentire alle famiglie di scegliere le soluzioni più adeguate alle diverse esigenze in termini di flessibilità dell’orario, di modalità di iscrizione e di frequenza.
2. Sostegno a famiglie con adolescenti (12 – 16 anni) e preadolescenti (6 – 11 anni)
Sono note le difficoltà che la generazione degli adulti ha rispetto all’efficacia della trasmissione di valori e di schemi interpretativi della realtà capaci di fornire ai pre-adolescenti, agli adolescenti e ai giovani gli strumenti fondamentali per la conoscenza. Ne consegue l'importanza di sostenere le responsabilità dei genitori nell'educare i figli, in una società sempre più complessa e veicolante messaggi valoriali contraddittori e ambigui. Il Piano individua quindi la necessità di:
- definire un Patto educativo tra scuola e famigliacon la finalità di esplicitare e condividere aspettative educative e valori di riferimento rispetto ai quali assumere reciproche responsabilità, in un atteggiamento di scambio e confronto;
- sviluppare servizi specifici per genitori, implementando i servizi e le opportunità di scambio e confronto, nella consapevolezza della crucialità di alcune fasi evolutive.
3. Tempi di cura
Il tema dei tempi dedicati alla cura è al centro di una serie di nuove azioni nel campo delle politiche familiari. Il Piano contempla interventi riguardanti:
- l’aumento della durata del congedo di maternità;
- l’ampliamento del periodo di congedo in caso di parti pre-termine;
- il rafforzamento del congedo di maternità per le lavoratrici parasubordinate e autonome;
- il riconoscimento dell'indennità di paternità in favore dei padri lavoratori autonomi (sia biologici che adottivi);
- l’innalzamento della retribuzione (ad oggi fissata al 30% dello stipendio) durante il congedo parentale (cioè l’astensione facoltativa dal lavoro da parte del lavoratore per ogni figlio);
- l’innalzamento dagli 8 ai 18 anni della soglia di età del figlio che consente al genitore di usufruire del congedo parentale, consentendo così anche la cura dei figli adolescenti qualora sia necessaria;
- la priorità obbligatoria nella concessione del part-time ai genitori di figli minori;
- la possibilità non solo per i genitori ma anche per i nonni di usufruire del congedo parentale;
- la flessibilizzazione dei congedi parentali e di cura familiare.
4. Lavoro di cura mirato alle famiglie con disabili e anziani non autosufficienti
Perseguire politiche familiari a favore delle famiglie con disabili o anziani non autosufficienti significa progettare e realizzare interventi/servizi che si collochino nella prospettiva di:
- sostenere il carattere familiare nelle risposte ai bisogni dei disabili e degli anziani (sussidiarietà);
- focalizzare gli interventi sulla famiglia all’interno della comunità locale (community care);
- adottare strategie di governance sociale, cioè favorire forme di auto-governo di reti associative capaci di agire come validi interlocutori delle istituzioni amministrative ed economiche locali.
Questi obiettivi generali assumono, nella prospettiva sussidiaria, declinazioni differenti a seconda che il focus sia sul disabile o anziano solo, sul suo nucleo familiare, sulle reti allargate (vicini, amici, volontari), e guidano l’articolazione di un ventaglio di offerte di servizi/interventi alla persona nel settore della non autosufficienza.
Come e perché intervenire sui servizi consultoriali (consultori, servizi di mediazione familiare, centri per le famiglie)?
I Consultori, istituiti nel 1975 con la legge 405, svolgono un’attività di assistenza alla famiglia e di educazione alla maternità e paternità, prevalentemente rivolta alla salute della donna e della coppia. Ad oggi, si riscontra la necessità di ampliare l’offerta attiva del consultorio, con azioni di supporto alle relazioni di coppia ed alle attività genitoriali nelle diverse fasi del ciclo di vita.
Le direttrici su cui articolare gli interventi sono:
- stretta integrazione psico-pedagogico-socio-sanitaria;
- progettazione, gestione e verifica dei contenuti, obiettivi e risultati del servizio in modo strettamente integrato con la società civile: famiglie, reti ed associazioni familiari;
- promozione del benessere della famiglia nel suo complesso (e non di un solo suo membro, come ad esempio la donna, considerata al di fuori del suo contesto relazionale);
- maggiore sussidiarietà;
- formazione permanente degli operatori e il loro costante confronto con le reti familiari del territorio.
Le attività del consultorio familiare possono trovare un naturale complemento nel Centro per le famiglie, luogo fisico aperto sul territorio e al territorio, gestito e progettato con le reti dell’associazionismo familiare, in modo da essere realmente in grado di intercettare i diversi bisogni legati ai cambiamenti della vita familiare, alle difficoltà di conciliare impegni e tempi di lavoro e di cura, all’esigenza di sostenere le giovani coppie, le famiglie monoparentali, le famiglie immigrate, i genitori in difficoltà.
5. E inoltre…cosa si intende per Officina Famiglia?
Officina Famiglia nasce su impulso del Dipartimento per le Politiche della Famiglia per garantire la più ampia circolazione e condivisione di informazioni, problemi e soluzioni in merito alle politiche famigliari. L’obiettivo è favorire lo scambio di conoscenze, attivando una comunità fra gli operatori pubblici di ogni livello – dal Governo alle parti sociali, all’associazionismo, al terzo settore. Officina Famiglia realizzerà azioni di networking per gli attori della comunità, secondo quattro finalità principali nell’ambito delle politiche famigliari:
- ampliare le conoscenze;
- rafforzare le competenze;
- diffondere e trasferire le best practice;
Per best practice (migliore pratica o migliore prassi) si intendono generalmente le esperienze più significative o comunque quelle che hanno permesso di ottenere i migliori risultati.
- creare momenti di scambio e condivisione.
I servizi che Officina Famiglia offre al network degli operatori di politiche famigliari – secondo una logica di cooperazione attiva – sono:
1) Valutazione progetti - in questa sezione è disponibile la piattaforma web per la valutazione di progetti realizzati dalle Amministrazioni. Si accede alla piattaforma previa registrazione.
Gli utenti registrati potranno valutare i progetti tramite un questionario di autovalutazione;
2) Banca dati progetti - la sezione ospita un data base di buone pratiche che intende restituire un quadro di esperienze meritevoli di segnalazione;
3) Workshop - sul territorio nazionale saranno realizzati alcuni workshop di discussione e confronto tra gli operatori. La sezione Officina Famiglia è raggiungibile al sito www.officinafamiglia.it.
Pagina pubblicata
19/07/2012
Ultimo aggiornamento
20/11/2012