
Domanda: Che cosa prevede il decreto sulla semplificazione fiscale per i titolari di partita IVA (persone o aziende)?
Risposta: Con questo pacchetto il governo è intervenuto su due aspetti fondamentali:
1. semplificazione degli obblighi di comunicazione delle operazioni rilevanti a fini IVA
Con le nuova norme i cosiddetti “soggetti passivi”, cioè coloro che forniscono beni o servizi, non saranno più obbligati a comunicare al fisco le informazioni relative a ogni singola operazione rilevante ai fini delle dichiarazioni sull’IVA. Ci sarà infatti una sola comunicazione per ciascun cliente al mese.
Fino a ieri vigeva l’obbligo di comunicazione telematica di tutte le operazioni rilevanti ai fini IVA di importo superiore ai 3.000 euro. Dal 1° gennaio di quest’anno entra invece in vigore una distinzione:
- per le operazioni rilevanti a fini IVA soggette all’obbligo di fatturazione, gli operatori comunicano mensilmente l’importo complessivo delle operazioni attive e/o passive svolte nei confronti di un cliente o fornitore;
- per le operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura, invece, rimane obbligatoria la comunicazione telematica “singola” se l’importo è pari o superiore a 3.600 euro, IVA inclusa.
Le nuove norme, pur riducendo il dettaglio delle informazioni disponibili, non comporteranno però una minore possibilità per l’amministrazione di accertare episodi di evasione fiscale. Tramite appositi incroci dei dati sulle cessioni e sugli acquisti e sulle prestazioni rese e ricevute e grazie all’effettuazione di particolari analisi del rischio, infatti, si individueranno i soggetti passivi IVA da sottoporre ad appositi controlli.
2. le partite IVA inattive
In Italia alla fine del 2011 risultavano ufficialmente aperte circa 8 milioni di partite IVA, ma erano solo 5 milioni quelle considerate ancora “attive”. Per legge, infatti, le partite IVA su cui non si è svolta attività di impresa, arti o professioni o per le quali non si è presentata la dichiarazione annuale per gli ultimi tre anni sono considerate inattive e devono essere chiuse.
Fino a ieri, nel caso in cui i cosiddetti “operatori economici” (cioè tutti coloro che hanno una partita IVA aperta) omettevano di chiudere una partita IVA inattiva, l'amministrazione finanziaria aveva l’obbligo di disporre la cancellazione d'ufficio con l'irrogazione di una penalità che poteva arrivare fino a 2.065 euro.
Con il decreto, il governo ha voluto migliorare il procedimento. Infatti, la norma prevede l’invio in modo automatico, da parte dell’Agenzia delle entrate, di una comunicazione ai titolari di partita IVA che non hanno presentato la dichiarazione di cessazione di attività, con l’invito al pagamento della sanzione, ridotta ad un terzo. I contribuenti avranno fra l’altro la possibilità di comunicare all’Agenzia delle entrate elementi aggiuntivi a quelli che risultano già presenti in anagrafe tributaria per evitare che si proceda alla cessazione d’ufficio della partita IVA. Per i soggetti che non adducano motivazioni valide, l’Agenzia procederà d’ufficio alla cessazione e all’iscrizione a ruolo delle somme dovute nel caso in cui il versamento non sia stato effettuato spontaneamente.
Pagina pubblicata il 9 marzo 2012