Emblema della Repubblica
Governo Italiano
Presidenza del Consiglio dei Ministri

Servizi e ricerca nel sito

Dialogo con il Cittadino

indice tematico »

Doamnde  e risposte: Giovani

Domanda: Quali misure ha predisposto il Governo per contrastare l’impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare?

Risposta: Il 16 aprile 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto per determinare le sanzioni a carico dei datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Si tratta di un decreto che recepisce la direttiva comunitaria 52 del giugno 2009 e che integra le previsioni del “Testo unico” dell’immigrazione del 1998.
La direttiva comunitaria ha vincolato gli Stati a prevedere sanzioni anche penali proporzionate e dissuasive a carico dei datori di lavoro i quali impieghino cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.

Cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Chiunque non sia cittadino dell’Unione, ne beneficiario del diritto comunitario alla libera circolazione,  presente nel territorio di uno Stato membro che non soddisfi o non soddisfi più le condizioni di soggiorno o di residenza in tale Stato membro.

In Italia il numero attuale dei lavoratori irregolari non è conosciuto, né sono disponibili metodologie esaustive che consentano di rimediare a questa carenza. Tuttavia, nel rapporto dell’ European Migration Network  viene riportata una stima differenziata a seconda delle organizzazioni che si occupano del settore.

  • Secondo il XVII Rapporto sulle Migrazioni 2011 effettuato dalla Fondazione Iniziative e Studi sulla Multietnicità i cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare sarebbero 443.000;
  • per CGIL, CISL e UIL la stima è di 600.000;
  • per l’Eurispes (Istituto di ricerca che pubblica un rapporto annuale sulla situazione del Paese) la cifra stimata è di 800.000

Il decreto in approvazione, oltre a prevedere sanzioni amministrative e penali più severe, intende disporre che il datore di lavoro condannato non possa più ottenere il nulla osta al lavoro di cui all’articolo 22 del “Testo Unico”.
Nello specifico il nuovo regime sanzionatorio prevede che il datore di lavoro che sia stato condannato, anche con sentenza non definitiva, per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione, o di minori da impiegare in attività illecita, di intermediazione illecita, di sfruttamento del lavoro o di assunzione di lavoratori privi di permesso di soggiorno ovvero con permesso scaduto, non potrà poi ottenere il nulla osta al lavoro.

Nulla osta. Nel linguaggio amministrativo, dichiarazione scritta con la quale l'autorità competente consente a chi lo aveva richiesto di procedere in un'iniziativa o di intraprendere una data attività.

Al fine di favorire l’emersione degli illeciti si prevede, per le sole ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo, che lo straniero che presenta denuncia e coopera nel procedimento penale possa ottenere, a talune condizioni, il rilascio di un permesso di soggiorno di durata temporanea (correlata alla durata del procedimento penale).
Viene, inoltre, previsto un efficace sistema di sanzioni pecuniarie che vanno a colpire anche le persone giuridiche le quali si siano avvantaggiate ricorrendo all’impiego di cittadini stranieri il cui soggiorno è irregolare.

Si prevede infine una programmazione annuale dell’attività di vigilanza sui luoghi di lavoro e la comunicazione annuale da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alla Commissione europea, del numero totale di ispezioni effettuate l’anno precedente e dei risultati delle stesse.

pagina pubblicata il 27 aprile 2012

 

Indice

Domande & Risposte

Frequently Asked Questions

Scrivi un messaggio al Governo

Il Dialogo in cifre

Audiovisivi

Documenti

Approfondimenti

Iniziative "al servizio" dei cittadini


  semplificazioni     giovani     giustizia     mezzogiorno     fisco     difesa     pensioni     lavoro     editoria     patrimoniale     liberalizzazioni     costi della politica e PA     agenda digitale     europa     imprese     famiglia