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Doamnde  e risposte: Giovani

Domanda: Cosa ha fatto questo Governo per creare pari condizioni professionali ed economiche tra uomini e donne? 

Risposta:Attuare delle riforme e delle politiche idonee a promuovere e a consentire che le donne abbiano le stesse possibilità professionali degli uomini è uno degli obiettivi di questo Governo.
I dati relativi all’occupazione femminile in Italia negli ultimi anni non sono incoraggianti. Secondo l’Eurostat nel nostro Paese l’occupazione delle donne tra i 25 e i 54 anni si attesta al 63,9%, circa 12 punti percentuali in meno rispetto alla media dell’Ue a 27. Anche i dati diffusi da Istat e Censis sulla presenza di donne nei Consigli di amministrazione fotografano una realtà preoccupante: nel 2011 appena il 7% del totale dei componenti dei Consigli di Amministrazione delle società quotate contava una presenza femminile.
Nel 2010, secondo i dati diffusi dal CNEL, la crisi economica ha aggravato ulteriormente il problema dell’occupazione femminile, e in particolare la qualità del lavoro:

  1. nel biennio 2008-2010 l’occupazione femminile è diminuita di
    103 mila unità (-1,1%)
  2. è diminuita l’occupazione qualificata (-270 mila) ed è aumentata quella non qualificata (+218 mila)
  3. nell’industria diminuiscono più le donne (-12,7%) che gli uomini (-6,3%)
  4. sono aumentati i fenomeni di segregazione verticale e orizzontale
  5. è cresciuto il part-time solo nella componente involontaria (soprattutto nel commercio e ristorazione e nei servizi alle famiglie)
  6. si è acutizzato il sottoutilizzo del capitale umano

Secondo il rapporto del World Economic Forum del 2012, l’Italia è al 101° per le opportunità delle donne a partecipare alla vita economica del Paese e al 71° posto per le responsabilità politiche affidate alle donne.

Infine, in base alle stime di Unioncamere, l’imprenditoria femminile ha risentito meno della crisi economica mondiale infatti,  tra il settembre 2011 e settembre 2012 – periodo durante il quale la quota delle imprese italiane si è complessivamente ridotto di 29.911 imprese – il numero delle imprese “rosa” ha fatto registrare una lievissima riduzione (593 unità in meno), attestandosi al valore di 1.435.123 imprese (pari al 23,5% di tutte le imprese italiane).

Il 17 ottobre 2012 il Presidente del Consiglio, Mario Monti insieme al Ministro del lavoro ha inviato una lettera a Viviane Reding, vice presidente della Commissione Europea, ribadendo l’impegno del Governo a l’introduzione di regole comuni per imporre la presenza di un numero maggiore di donne nei consigli di amministrazione delle grandi società europee.

In precedenza, nel 2010, in occasione della giornata internazionale della donna, la Commissione europea aveva sottoscritto una dichiarazione di intenti in cui venivano specificati i principi sui quali si fonderanno le azioni volte a promuovere la parità di genere entro il 2020. Di seguito alcuni:

Pari indipendenza economica: realizzazione delle potenzialità delle donne ed il pieno impiego delle loro capacità, per contribuire ad una migliore distribuzione dei generi sul mercato del lavoro e a più lavori di qualità per le donne.

Pari retribuzione per lo stesso lavoro e lavoro di pari valore: impegno predisporre tutti gli strumenti, legislativi e non, idonei a colmare le differenze di retribuzione tra uomini e donne.

Parità nel processo decisionale: uso dei poteri, comprese le misure di incentivi dell’Unione, per promuovere un incremento della quota femminile in posizioni di responsabilità .

Parità fra i generi oltre l’Unione: promuovere l’indipendenza sociale ed economica ed il progresso delle donne e degli uomini in tutto il mondo attraverso una idonea politica estera.

Il 1° marzo 2012 la commissaria europea per la Giustizia, Viviane Reding, aveva infatti lanciato una sfida alle società quotate in borsa di tutta Europa invitandole a sottoscrivere, su base volontaria, un “impegno formale affinché ci fossero più donne alla guida delle imprese europee”. Si tratta della promessa di potenziare la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione portandola al 30% entro il 2015 e al 40% entro il 2020.

Sulla base di tale impegno, il Consiglio dei Ministri del 26 ottobre 2012 ha approvato il regolamento che incide sulla legge numero 120 del 2011 recante le modifiche alle norme che disciplinano la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società. L’articolo 3 della legge estende le quote rosa previste già per le società quotate anche a quelle pubbliche non quotate.

Grazie all’introduzione di tale norma, alle singole società a controllo pubblico sarà consentito di modificare i propri statuti per assicurare l’equilibrio tra i sessi; tale bilanciamento si realizzerà quando le donne saranno almeno un terzo dei componenti eletti dell’organo amministrativo o di controllo.

Per consentire la gradualità dell’applicazione del principio, per il primo mandato verrà riservata alle donne una quota pari ad almeno un quinto degli amministratori e sindaci eletti. Sarà il ministro delegato per le pari opportunità a monitorare e vigilare sull’attuazione del regolamento, ma potranno essere segnalate situazioni non conformi alle nuove norme da qualunque persona.

Il 5 ottobre 2012 i Ministri del Lavoro e dell’Economia hanno adottato un decreto che istituisce il Fondo per il finanziamento di interventi a favore dell’incremento, in termini quantitativi e qualitativi, dell’occupazione giovanile e delle donne. Il fondo, di 232 milioni di euro servirà a incentivare i datori di lavoro a istituire contratti stabilizzati entro il 31 marzo 2013, ma anche stipulati con giovani di età fino a 29 anni o con donne, indipendentemente dall’età anagrafica, fino ad un massimo di 10 contratti per ciascun datore di lavoro.

Se il datore di lavoro, ad esempio, modificherà il tempo del contratto da determinato a indeterminato, gli verrà riconosciuto un importo di 12.000 euro. Sono previsti incentivi anche per le assunzioni di giovani e donne a tempo determinato. Per essere più precisi: 3.000 euro per contratti di lavoro di durata non inferiore a 12 mesi, 4.000 euro se la durata del contratto supera i 18 mesi, e 6.000 euro per i contratti aventi durata superiore a 24 mesi.

Il rapporto del World Economic Forum
http://www.weforum.org/issues/global-gender-gap

Il Rapporto del Cnel
http://www.cnel.it/53?shadow_documenti=22694

 

 

pagina pubblicata il 27 aprile 2012

 

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