25 Aprile 2012
Il 25 aprile è la festa della Liberazione, è la festa di tutti gli italiani. Una ricorrenza fondamentale che ha segnato un nuovo cammino del nostro Paese sulla via dell'indipendenza e della coesione nazionale.
La Resistenza è - con il Risorgimento - uno dei pilastri su cui è rinata la nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà, un bene fondamentale e inalienabile dell’individuo.
Per me è un onore e anche un’emozione celebrare, come presidente del Consiglio, un giorno così importante che ci deve vedere uniti tutti, oggi come allora, partendo proprio dallo spirito della liberazione.
Il nostro Paese è chiamato a superare nuove difficoltà, a vincere sfide sempre più impegnative: mi riferisco soprattutto alle gravi difficoltà economiche e sociali. Riusciremo a superarle se tutti, forze sociali e produttive, forze vive della cultura, istituzioni, singoli cittadini, lavoriamo nell’interesse del Paese e del bene comune.
Se allora il Paese chiedeva libertà e democrazia, ricordando quanto privilegiati siamo ad avere libertà e democrazia, che dobbiamo conservare, oggi tutti ad ogni livello dobbiamo impegnarci per mettere in atto i principi di rigore, crescita ed equità, indispensabili a raggiungere tali obiettivi.
Non esistono facili vie d’uscita, né scorciatoie per superare questa dura fase di crisi, frutto amaro del fatto che per un lungo periodo il sistema politico ha alimentato in noi italiani l’illusione di poter vivere al di sopra dei nostri mezzi. Il rigore che oggi la situazione ci impone porterà invece gradualmente ad una crescita sostenibile e al lavoro, indispensabile per dare speranza ai giovani.
Viviamo una fase certamente difficile, da cui non siamo ancora usciti. Gli italiani lo sanno e stanno facendo grandi sacrifici, e qui vorrei ringraziarli per il loro sforzo e il loro impegno per il risanamento del Paese. Uno sforzo che – mi auguro – sia anche compreso e condiviso dalle forze politiche, economiche e sociali. Tutti devono dare il proprio contributo.
Se tutti lavoreremo insieme, così come fecero i nostri padri dopo le macerie della seconda guerra mondiale, potremmo consegnare ai nostri figli un’Italia migliore, più dinamica, più giusta. E’ questa l’Italia per cui lavoriamo.
E si tratta in fondo di rigenerare un esperienza di liberazione meno drammatica certo di quella che oggi ricordiamo ma un'esperienza di liberazione da alcuni modi di pensare, modi di vivere, ai quali ci eravamo troppo abituati e che impedivano però al Paese di proiettarsi nel futuro, di guardare ai propri giovani.
Qui abbiamo visto, sui muri di questo museo, nelle fotografie, l'esperienza drammatica di giovani che hanno contribuito con la loro sofferenza, con la loro iniziativa, con la loro morte, alla liberazione dell'Italia.
Oggi ciò che viene richiesto a ciascuno di noi è meno grave, è meno drammatico, ma richiede la stessa intensità complessiva e corale di impegno e sono sicuro che tutti insieme riusciremo a produrre questo grande sforzo.