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Giorno della Memoria: il messaggio di Monti

27 Gennaio 2013

Mi unisco, con grande commozione e profondo rispetto a tutte le persone che, in questa giornata, celebrano il ricordo di milioni di ebrei scomparsi nei campi di sterminio e rendono omaggio ai sopravvissuti.

Ricordo che quando ho giurato da Presidente del Consiglio, l'ho fatto sapendo che il mio dovere e il mio sentimento mi conducevano a prese di posizione, riflessioni e sollecitazioni contro ogni forma di antisemitismo, contro il razzismo, contro ogni violazione del principio di pari dignità ed eguaglianza davanti alla legge. È quello che dice l'articolo 2 della Costituzione italiana che voglio qui ricordare insieme a voi: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

La libertà, la democrazia e la pace di cui oggi godiamo, sono infatti parte di una preziosa eredità che ci hanno lasciato i padri costituenti nel disegnare, all’indomani della tragedia del nazismo e del fascismo, il futuro del nostro Paese. Esse sono anche i pilastri su cui è nata l’Europa di oggi. Non a caso quest’anno il premio Nobel per la Pace è stato attribuito all’Unione Europea artefice di oltre sessantanni di prosperità e pace.

Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che le scelte effettuate dai padri fondatori vanno giorno per giorno confermate, rafforzate e difese da rigurgiti di totalitarismi, razzismo ed antisemitismo. La ricorrenza del giorno della Memoria ci richiama a queste considerazioni perché non sia messo in discussione il futuro del nostro Paese e dell’Europa intera.

Un filo lega la riflessione su questo tragico periodo storico nelle cerimonie istituzionali patrocinate per il 2013 dal Comitato di coordinamento delle cerimonie in ricordo della Shoah, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: il coraggio di resistere degli ebrei nei ghetti e nei campi di sterminio.

Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della rivolta degli ebrei del ghetto di Varsavia, aprile- maggio del 1943, certamente la più conosciuta, ma non unica forma di resistenza. Partendo proprio da questo episodio è stato scelto di rispondere, anche attraverso la Tavola Rotonda organizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Unione Comunità Ebraiche Italiane , che ogni anno propone spunti di riflessione di particolare interesse per il dibattito culturale e politico, alla domanda se e come gli ebrei abbiano cercato di resistere alle persecuzioni naziste.

Non solo a Varsavia. Ci furono focolai di rivolta in tutta l’Europa dell’est (Polonia, Bielorussia, Ucraina), mentre in Occidente molti ebrei andarono ad ingrossare le file dei partigiani per combattere il fascismo. Rivolte nate nella consapevolezza che la scelta non sarebbe stata tra vivere o morire, ma solo sul come morire: e molti ebrei non hanno esitato a scegliere di morire con dignità, combattendo.

Ma la rivolta degli ebrei nei ghetti fu solo l’ultimo atto di una vasta, sotterranea e silenziosa resistenza civile, intrapresa per contrastare il processo di disumanizzazione avviato nei loro confronti. Resistenza basata sul mantenimento della cultura e delle pratiche religiose, sulla circolazione dei giornali, sull’istruzione dei giovani, sulla conoscenza della lingua yiddish, cioè sull’attaccamento a tutti quegli aspetti che qualificano la vita e la dignità dell’uomo, oltre che sull’organizzazione di aiuti concreti per favorire le fughe e combattere la fame e il freddo.

Questa parte della storia del XX secolo, come tutta la storia della tragedia vissuta dal popolo ebraico in Europa, è narrata in un libro speciale voluto dal Governo e dallo Yad Vashem: “Testimonianza. Memoria della Shoah a Yad Vashem”, che viene presentato proprio in occasione del Giorno della Memoria.

Infine non posso non ricordare oggi Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la medicina, venuta a mancare recentemente. Rita Levi Montalcini, il cui nome ha onorato il nostro Paese, ha fatto della cultura e della scienza una pratica di resistenza alle leggi razziali e alla persecuzione nazista, con risultati che l’hanno portata, a livello mondiale, all’apice nel settore delle neuroscienze. Ci mancherà. Ci mancheranno il suo esempio, il suo coraggio, la sua determinazione e la sua onestà intellettuale.