I sacrifici di oggi ci danno la speranza di poter costruire, nei prossimi mesi, le basi per una fase di crescita. Ci consentono di sbloccare le strozzature di un Paese ricco che, però, cresce troppo poco e non riesce a produrre un reddito proporzionato alle proprie risorse morali ed economiche. Gli interventi che proponiamo alla nazione mirano a riportare l’Italia nella dignità di uno dei Paesi fondatori della Comunità europea, un Paese che ha costruito con le sue mani, con i suoi lavoratori, con i suoi imprenditori e con le sue famiglie la ricchezza e la capacità produttiva che lo collocano tra le potenze industriali del mondo.
È lì che intendiamo rimanere con orgoglio e con credibilità. Lo sforzo che si richiede al Paese è non solo grande, ma urgentissimo. Soltanto creando nuovamente un robusto avanzo primario nel bilancio pubblico – avanzo primario adeguato al peso del nostro debito pubblico – e rispettando scrupolosamente gli impegni assunti a livello europeo, è possibile ritornare all’investimento e alla creazione di posti di lavoro. Ma sappiamo bene che questo sforzo non sarà sufficiente se ciascuno di noi, ciascun cittadino, non cercherà di cooperare alla salvezza dell’Italia anche nei suoi comportamenti personali.
Guardiamo con fiducia ai nostri titoli di Stato: rappresentano una ricchezza reale imponente, hanno oggi rendimenti eccessivamente alti, che noi speriamo scendano presto sul mercato. Oggi – come sapete – quell’indicatore che nessuno di noi deve considerare mitico, ma che ci piace di più quando scende che quando sale, lo spread, sta denotando grande attenzione positiva per quanto abbiamo ieri annunciato e deliberato. Ne siamo sicuri: l’Italia non fallirà. Pensiamo altresì, in queste settimane che precedono le festività natalizie, che quando si acquista un bene o un manufatto prodotto in Italia, non solo si sceglie la qualità delle conoscenze e delle esperienze che in esso sono racchiuse, ma si contribuisce a tenere in vita aziende e a sostenere posti di lavoro sul nostro territorio.