Ministri e sottosegretari non parlamentari che siano dipendenti pubblici non conservano l’intera retribuzione in godimento, ma il solo trattamento fondamentale, fatti salvi i diritti previdenziali. Il segnale deve essere forte e senza incertezze: se non si assicura la tenuta delle finanze pubbliche subito, sarà poi troppo tardi per pensare ad interventi più articolati per liberare le forze dinamiche – grandi, ma spesso allo stato potenziale, latente – dell’economia italiana.
Si può, però, intervenire su come fare l’aggiustamento. Riforme di grande portata sono possibili e socialmente sostenibili solo se basate su un’equa ripartizione dei sacrifici e su una scelta equilibrata delle materie sulle quali intervenire. Rigore, crescita ed equità sono i tre pilastri sui quali intendiamo fare leva e che hanno ispirato il provvedimento di ieri.
Nel chiedere forti sacrifici, non intendo, né intenderò mai, minimizzare l’entità di ciò che chiediamo agli italiani: si tratta di forti sacrifici, ma temporanei, circoscritti e distribuiti in modo, riteniamo, equo, che sono essenziali per doppiare questo capo molto difficile della nostra vita economica e sociale.
Nel chiedere forti sacrifici a tutte le componenti della società, ci si è fatti carico di mettere a disposizione dell’economia e del suo rilancio un significativo pacchetto di azioni anticicliche. All’interno di ciò, il Governo ha tenuto conto delle numerose e giuste esigenze rappresentate nel corso degli incontri con parti sociali, forze politiche ed enti territoriali. Tra esse, per esempio, la necessità di sostenere il settore del trasporto pubblico locale, in grave difficoltà. Il Governo ha avviato ieri un’azione sistematica e di lungo periodo a favore della competitività del sistema produttivo e del lavoro.
Nel decreto-legge sono previsti provvedimenti concreti che mirano a raggiungere risultati in materia di sostegno della competitività delle imprese: solidità, capitalizzazione, internazionalizzazione delle imprese, creazione di posti di lavoro.