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Dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio Monti - Senato della Repubblica

I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi. Maggiore sarà l'equità, più accettabili saranno quei provvedimenti, e più ampia, mi auguro, sarà la maggioranza che in Parlamento riterrà di poterli sostenere.

Equità significa chiedersi quale sia l'effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne.

Dobbiamo renderci conto che se falliremo, se non troveremo la necessaria unità di intenti, la spontanea evoluzione della crisi finanziaria ci sottoporrà tutti, ma soprattutto le fasce più deboli della popolazione, a condizioni ben più dure.

L’azione di sostegno alla crescita

La crisi che stiamo vivendo è internazionale, ma l’Italia ne ha risentito in maniera particolare. Secondo la Commissione Europea, al termine del prossimo anno il prodotto interno lordo dell’Italia sarebbe ancora 4 punti e mezzo al di sotto del livello raggiunto prima della crisi. Per la stessa data, l’area dell’euro nel suo complesso avrebbe invece recuperato la perdita di prodotto dovuta alla crisi. Francia e Germania raggiungerebbero questo traguardo nell’anno in corso.

La relativa debolezza della nostra economia precede l'avvio della crisi: tra il 2001 e il 2007 il prodotto italiano è cresciuto di 6,7 punti percentuali, contro i 12 della media dell’area dell’euro, i 10,8 della Francia, gli 8,3 della Germania. I risultati sono deludenti al Nord come al Sud.

La crisi ha colpito più duramente i giovani. Ad esempio, nei 15 paesi che componevano l’UE fino al 2004, tra il 2007 e il 2010 il tasso di disoccupazione nella classe di età 15-24 è aumentato di 5 punti percentuali. In Italia di 7,6 punti.

Il nostro Paese rimane caratterizzato da profonde disparità territoriali. Il lungo periodo di bassa crescita e la crisi le hanno accentuate. Esiste una questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità. I problemi del Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse. Esiste anche una questione settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità. Il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Occorre riconoscere il valore costituzionale delle Autonomie speciali nel duplice binario di responsabilità e reciprocità. In quest'ottica, per rispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali nel corso delle consultazioni, ho deciso in questa prima fase di assumere direttamente le competenze relative agli affari regionali. Spero in questo modo di manifestare una consapevolezza condivisa che il lavoro comune con le autonomie territoriali debba proseguire e rafforzarsi nonostante le difficoltà dell'agenda economica. In tale prospettiva si dovrà senza indugio operare per un uso efficace dei fondi strutturali dell'Unione europea.

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