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Festa del Tricolore: intervento Monti a Reggio Emilia

I protagonisti del nostro Risorgimento avevano nella mente l’Europa, e nel cuore un pacato ma saldo orgoglio dei nostri valori nazionali. Uno dei documenti più alti della nostra storia, è quel memorandum alle Potenze d’Europa che Giuseppe Garibaldi pubblicò a Napoli il 22 ottobre 1860, 20 giorni dopo la sanguinosa vittoria del Volturno e quattro giorni prima dell’incontro con Vittorio Emanuele II a Vairano-Teano. Garibaldi, che era un guerriero eccezionale, un intellettuale appassionato, un politico disordinato ma visionario, scriveva così, profeticamente: "Supponiamo che l’Europa formasse un solo Stato… ed in tale supposizione, non più eserciti, non più flotte, e gli immensi capitali strappati quasi sempre ai bisogni e alla miseria dei popoli… sarebbero convertiti invece a vantaggio del popolo in uno sviluppo colossale dell’industria, del miglioramento delle strade, nella costruzione dei ponti, nello scavamento dei canali, nella fondazione di stabilimenti pubblici e nella erezione delle scuole che toglierebbero alla miseria ed alla ignoranza tante povere creature…".

L’Italia era un paese poverissimo al momento dell’unificazione. La situazione economica era drammaticamente peggiorata nei primi due decenni dell’Ottocento. L’aspettativa di vita era inferiore del 30% alla media europea. L’agricoltura impiegava mezzi e metodi primitivi. Mancava l’energia. Anche le città più ricche del Nord erano devastate da epidemie di colera. Il territorio, soprattutto al Sud, era privo di infrastrutture. Gli italiani vivevano e morivano nell’analfabetismo. Anche l’Italia appena unificata venne investita da una rivoluzione tecnologica e da una globalizzazione dei commerci. Dimentichiamo spesso che il punto più alto della globalizzazione non è stato toccato negli ultimi anni ma, secondo molti indicatori, è stato toccato nel 1914. A tutte queste cose l’Italia e l’Europa devono dare il loro contributo costruttivo e di partecipazione a un governo multilaterale. Ebbene, non fu semplice reggere il mercato, per la navigazione italiana, per il tessile, la produzione di vino e di prodotti destinati ai consumi di lusso mondiali, per le prime embrionali industrie. Lo sviluppo fu lento. Ma gli italiani avevano il desiderio di avanzare, di progredire, anno dopo anno.

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