Così come non è una novità introdotta dal Governo attuale l'obiettivo di ridurre a zero il disavanzo pubblico per l'anno 2013. Quello che d'altra parte abbiamo voluto assicurare è che, rispetto alle decisioni di un anno fa in materia di six pack, venissero rispettati entrambi gli aspetti della dinamica di rientro del debito: quello relativo alla forte e continua diminuzione, accettato dal governo italiano di allora, e quello di avere un quadro qualitativo di criteri di valutazione per l’applicazione concreta di quella prospettiva di rientro, per il quale lo stesso governo si era battuto con successo. Credo di poter dire che ci stiamo riuscendo, ma il 30 gennaio avremo maggiori certezze e per noi si tratta di un obiettivo molto importante.
La strategia e la tattica che dobbiamo seguire in sede internazionale sono: da una parte, non mettere in dubbio la volontà dell'Italia di stare alle regole europee in materia di disciplina finanziaria. Sarebbe del tutto irrealistico voler modificare questo quadro, che è il risultato di decisioni europee prese con il pieno concorso dell'Italia nel corso degli anni. Al tempo stesso, occorre confermare nella realtà e nelle apparenze l'immagine di un Paese maturo che accetta una disciplina finanziaria necessaria e ragionevole. Allo stesso modo, non bisogna rinunciare a rivendicare quel ventaglio di indicatori più qualitativi, che sono importanti per noi, non per eludere lo spirito e la sostanza della disciplina, ma per evitare di cadere prede di un formalismo eccessivo.
È superfluo affermare in questa aula queste dinamiche internazionali sono molto complicate; ma è importante ribadirlo per l’opinione pubblica. Ci sono degli aspetti bilaterali, come quello in cui siamo impegnati in questi giorni per costruire posizioni al tavolo europeo. Vedo il Ministro Frattini che ha molta più esperienza di me in tutto ciò, non mancano peraltro in quest'Aula autorevoli personalità che sono state Ministri degli esteri della Repubblica italiana, ne vedo in diversi settori, e saluto anche il presidente D'Alema. Ma non è un viaggio a Berlino o un viaggio a Parigi o un trilaterale con Francia e Germania a Roma che cambiano la decisione europea: sono cose che vanno pazientemente costruite. È facilissimo fare passi indietro nel non avere più la fiducia nel dialogo con questi partner, ma è molto difficile e faticoso fare passi avanti. È quello che stiamo cercando di fare e il concorso e l'appoggio del Parlamento sono ovviamente fondamentali in questo senso.