Voglio rapidamente concludere, indicando le ragioni per le quali noi riteniamo che il trattato sul fiscal compact sia importante e sia quasi ancora più importante averlo alle spalle anziché di fronte; quindi io non vedo l'ora che il 30 gennaio si possa chiudere questa trattativa, perché è rilevante regolare l’intera disciplina del bilancio. L’Europa tuttavia non è solo questo ed è molto importante che si investa più energia politica costruttiva sul versante della crescita, un settore che solo nostalgici di politiche che hanno avuto raramente successo possono pensare derivi da un allargamento ampio della domanda attraverso i disavanzi pubblici. Non è questo l'orientamento delle economie di oggi, né credo del pensiero economico in Italia. Non si tratta quindi di cercare di fare crescita effimera, e in questo modo lo sarebbe, tornando a comportamenti di disavanzo, men che meno di politiche monetarie lasche, che in ogni caso ormai non sono più - come sappiamo - nell'ambito delle competenze nazionali. Si tratta di sfruttare tutto il potenziale che un continente integrato può dare per crescere di più.
Questo per ora non è stato fatto, né dalle istituzioni europee nè dai principali Stati membri, per questo noi stiamo operando di concerto con Germania e Francia. Ho fatto riferimento alla Polonia e al Regno Unito, proprio perché questi sono due grandi Paesi non membri della zona euro, ma che hanno una visione di crescita attraverso la competitività e l'integrazione dei mercati che credo sia utile per loro, per l'Italia e per l'economia europea. Ecco che, stando al tavolo della disciplina finanziaria, vogliamo contemporaneamente essere al tavolo di altri aspetti della costruzione dell'Europa, poiché tra l'altro (questo è un argomento che uso molto, per esempio, con la Cancelliera Merkel) una maggiore crescita è anche nel medio termine condizione indispensabile per la stessa sostenibilità della disciplina finanziaria.