Nelle ultime settimane il quadro europeo ha presentato elementi contrastanti in chiaroscuro. Da un lato, il quadro economico ha subito un aggravamento: a ciò hanno contribuito, da un lato, il risorgere di tensioni sui mercati finanziari a causa dell'incertezza relativa all'evoluzione dei negoziati tra la Grecia e imprenditori privati, dall'altro, la prospettiva di un'ulteriore decelerazione della crescita nelle economie europee. Si è aggiunto a questo il declassamento di un ampio numero di Stati della zona euro, inclusa l'Italia, compiuto dall'agenzia di rating Standard & Poor's. Queste tensioni si sono lentamente attenuate, come dimostra l'andamento discendente di questi ultimi giorni dello spread tra i tassi di interesse sui titoli di Stato italiani e sui bund tedeschi che, mentre arrivavo in Senato, questa mattina era peraltro oscillante.
Dal punto di vista politico, invece, le ultime settimane hanno registrato un'evoluzione in senso positivo di posizioni e di sensibilità che sembravano invece cristallizzate. In questo senso il Governo si è adoperato con un'azione ispirata a due direttrici: da un lato, sottolineare l'importanza di un'agenda europea che coniughi l'indispensabile attenzione al rigore finanziario con la crescita e lo sviluppo (con la stessa incisività su entrambi i fronti), dall'altro, ridurre il divario che rischia di crearsi tra i Paesi della zona euro e i Paesi che non ne sono membri, più in particolare tra i 26 Paesi che partecipano alla redazione del fiscal compact e il Regno Unito.
In questo senso negli ultimi giorni ho avuto, come credo sia noto, una serie di incontri bilaterali sia con i Presidenti delle Istituzioni europee (Consiglio e Commissione), i quali incoraggiano questa azione di esplorazione a beneficio di tutti da parte dell'Italia verso il Regno Unito, sia con singoli Capi di Stato e di Governo, come ad esempio la cancelliera Merkel, interessata ad essere tenuta informata su queste conversazioni italo-britanniche.