Sul primo aspetto, come è noto, l'elemento chiave è il negoziato in corso per la definizione di un fiscal compact, un Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria. Il negoziato procede speditamente. La riunione dell'altro ieri dell'Eurogruppo, allargato agli altri Paesi, ha permesso di verificare l'esistenza di un consenso esteso per una rapida conclusione del Trattato. L'azione del Governo italiano in sede negoziale ha seguito e segue orientamenti che, benché allora non fossero oggetto di mozioni di indirizzo da parte del Parlamento italiano - in particolare secondo quanto negli ultimi due mesi il Ministro per gli affari europei ed il sottoscritto hanno potuto desumere sulle questioni europee dai dibattiti presso entrambi i rami del Parlamento - si ritrovano molto chiaramente auspicati nella mozione presentata per questa occasione dai Gruppi parlamentari che sostengono l'Esecutivo.
Gli orientamenti sono tre. In primo luogo, assicurare l'integrità e l'unitarietà del quadro istituzionale dell'Unione, anche con il successivo riassorbimento del nuovo Trattato in seno ai Trattati dell'Unione. In secondo luogo, evitare vincoli o limiti procedurali più rigidi o ulteriori sanzioni rispetto a quelli esistenti nel Patto di stabilità e di crescita, così come ammodernato nell'ambito del cosiddetto Six pack, che già fa parte dell'ordinamento giuridico dell'Unione europea. In terzo luogo, rafforzare il pilastro economico dell'Unione economica e monetaria con più credibili norme sul coordinamento delle politiche economiche e un maggiore accento sulla crescita.
In relazione a questi punti, vorrei dire qualche parola in più su un elemento che ritorna nel dibattito pubblico italiano e su alcuni elementi di novità delle negoziazioni. Il rientro dal debito pubblico da parte di uno Stato membro sottoposto a una procedura di deficit eccessivo dovrà avvenire ad un ritmo pari, all'anno, ad un ventesimo della differenza tra il debito pubblico in rapporto al PIL e il valore di riferimento di tale rapporto (che è il 60 per cento). Ciò, come noto, è un gravoso vincolo che tutti gli Stati membri hanno accettato all'unanimità, nel corso della primavera-estate del 2011. Non si tratta - quindi - di un vincolo nuovo che questo Governo avrebbe potuto discutere, accettare o non accettare, ma era un fatto acquisito. Nel nuovo testo la regola del ventesimo non si discosta dalla formulazione già prevista nella legislazione comunitaria, accettata e approvata dagli Stati membri, nel rispetto delle garanzie temporali e degli elementi di flessibilità per il quale il Governo precedente al nostro si era battuto, ottenendo soddisfazione rispetto ad alcuni fattori da tenere in considerazione. Ci muoviamo - quindi - in un quadro di assoluta continuità con le posizioni assunte dall'Italia in precedenza, per quanto riguarda questo nuovo Trattato.