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Politica europea: intervento del Presidente del Consiglio Mario Monti in Senato

Ieri la cancelliera Merkel ha espresso apprezzamento per alcune scelte dell'allora Presidente del Consiglio Berlusconi ed anche per la scelta attuale del partito, di cui Berlusconi è presidente, di sostenere gli sforzi di questo Governo, come in passato Capi di Stato e di Governo europei hanno pubblicamente condiviso l'operato degli Esecutivi italiani. In Europa, l'Italia può e deve presentarsi con la dignità che le spetta nella continuità dello Stato, che è un bene di tutti e di ciascuna forza politica.

Pertanto, il Governo riconosce il valore di una tradizione di rapporti in Europa e delle linee fondamentali di una storica politica del nostro Paese nei confronti della costruzione europea che non è proprietà di un Governo, e tanto meno di uno schieramento contro l'altro, ma è patrimonio del Parlamento, di tutti i Governi che si sono succeduti, dei partiti e di tutti noi italiani.

Rispetto al tema delle radici giudaico-cristiane, spesso e con fondamento associato a discussioni sulle linee di azione e di orientamento dell'Unione europea - anche se, a dire il vero, non ha alcuna attinenza con gli aspetti della politica europea oggi in discussione -, in Italia c'è piena consapevolezza della necessità di non strumentalizzare una questione così importante e di non tradurla in una polemica spicciola. Se si fa riferimento alle radici, all'etica, alla morale, non si può dimenticare la sfida che ci sta innanzi, di una visione, di un pensiero né forte né debole ma saggio e, vorrei dire, molto più che saggio, sapiente.

Ricordo - se mi è consentita una brevissima parentesi - un gruppo di ricerca al quale fui invitato a partecipare nel 2006-2007 come persona ritenuta esperta di affari europei. Era un gruppo di ricerca, promosso dal Comitato delle Conferenze episcopali europee con altre personalità cattoliche e laiche, che redasse un breve documento intitolato «I valori etici nella costruzione europea», che consegnammo al Papa in occasione del 50º anniversario del Trattato di Roma, il 25 marzo 2007. Quel breve documento ricorda che l'Unione europea incarna valori etici (che invece spesso sono stati assenti nelle politiche degli Stati nazionali) e che questo è molto più rilevante rispetto al chiedersi se la costruzione europea sia o no un esplicito riconoscimento a certe radici culturali nella costruzione europea (e ciascuno di noi, me compreso, può avere una preferenza affinché vi sia). Mi riferisco. Per esempio, in riferimento a princìpi di giustizia distributiva, che cosa c'è di più eticamente rilevante di una regola quale quella che assicura la parità di trattamento tra Stati grandi e piccoli, e che è alla base del metodo comunitario?

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