La disciplina delle politiche di bilancio, che spesso viviamo come una stretta camicia di forza finanziaria volta a costruire un'area di stabilità per la nostra moneta unica, non è forse mirante anche ad impedire a ogni Stato membro di fare quello che alcuni Stati membri hanno fatto in enorme misura nei passati decenni, cioè di soddisfare le esigenze del presente con spese pubbliche fortemente superiori alle entrate, creando disavanzo e debito pubblico, che è un fardello posto sulle spalle delle generazioni future?
Quindi è molto importante, rispettabile e da rispettare, la discussione di riconoscimenti espliciti di quali sono le radici culturali e religiose della costruzione europea; non prendo posizione su questo, non è certamente tema del dibattito odierno. Mi limito a sottoporre alla loro considerazione il fatto che certi princìpi cardine del funzionamento dell'Unione europea, che si traducono anche in norme che sono oggetto del dibattito odierno, come quelle economico-finanziarie, hanno in generale un fondamento etico che gli Stati nazionali (perché sono loro i costruttori dell'Unione europea) hanno avuto la saggezza di enunciare, di collocare in un punto del sistema che è più al riparo dalle pressioni politiche ed elettorali di breve periodo che è la costruzione europea, e che credo tutti dovremmo vedere come un valore, indipendentemente dalla visione che abbiamo sulle radici.
Scusatemi per questa forse troppo lunga esposizione. Il Parlamento, per tutte le ragioni tecniche e meno tecniche, politiche e civili che mi sono permesso di ricordarvi, sarà quindi ascoltato dal Governo, e soprattutto dall'Europa attraverso il Governo, e sarà da tutti riconosciuto e rispettato per la sua unità di intenti, di azione e di impegno.