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Discorso del Presidente del Consiglio Mario Monti al Parlamento europeo di Strasburgo

E’ in questo spirito che sono stato felice di accogliere l’invito ad una collaborazione stretta che è venuto all’Italia dal cancelliere tedesco e dal presidente della repubblica francese. Ho sempre sottolineato con loro fin dal primo nostro incontro triangolare che il contributo che l’Italia intende portare a quel tavolo è un contributo orientato al metodo comunitario e che riconosce la priorità delle istituzioni europee e che intende sempre coltivare tutte le possibilità per costruire dei ponti anziché delle separazioni, rispetto a quei paesi che non sono ancora nell’eurozona, e a quei paesi che avessero manifestato l’intendimento di non fare mai parte dell’eurozona. Credo che sia importante per l’Unione Europea essere inclusiva e non esclusiva.

Qualche parola signor Presidente dato il titolo specifico - crisi economica, crescita e occupazione - assegnato a questa sessione, su quello che io considero il rischio principale di questa fase della vita europea. L’euro è stato il perfezionamento più ambizioso finora della costruzione comunitaria. Tutto possiamo permettere, ma non che diventi un fattore di disgregazione e separazione tra europei. Questo rischio c’è, ed è ben visibile, credo e spero e ci impegniamo per questo alla soluzione della crisi dell’eurozona, ma dobbiamo dedicare altrettanti sforzi al recupero di uno spirito comunitario e di appartenenza ad un unico progetto. La crisi dell’eurozona ha fatto nascere troppi risentimenti, ha ricreato troppi stereotipi, ha diviso gli europei a seconda delle latitudini, ha diviso gli europei in Stati centrali e periferici. Tutte queste classificazioni sono da rifiutare decisamente.

Io sono il rappresentante di uno Stato considerato geograficamente periferico e non ho niente da obiettare a questa connotazione geografica. Allo stesso tempo, ho da osservare che stati centrali, e lo è stata anche l’Italia dal punto di vista della responsabilità se vogliamo, stati centrali per il peso delle loro economie come la Germania e la Francia, sono stati all’origine della crisi del patto di stabilità e di crescita e della sua limitata credibilità nel 2003, quando con la complicità dell’Italia che presiedeva il Consiglio Ecofin, quei due paesi hanno preferito esercitare la loro influenza politica su gli altri Stati membri, in buona sostanza rompere il meccanismo delle regole del Patto di Stabilità. Questa è una cosa riconosciuta dai governanti sia di Germania e di Francia, quindi non sto dicendo niente di sgradevole verso i miei colleghi, il cancelliere tedesco e il Presidente della Repubblica francese, ma è un fatto che la disciplina di bilancio è venuta da un punto centrale dell’eurozona che aveva con grande merito storico istituito e promosso quella disciplina di bilancio. Non possiamo dimenticare che ci sono delle responsabilità del centro così come della periferia perché è vero che diversi stati della periferia in qualche momento, anche lo stesso Stato che qui rappresento, hanno allentato la disciplina di bilancio, ma non esistono nell’Unione europea, signor Presidente e onorevoli colleghi, buoni o cattivi: dobbiamo sentirci tutti corresponsabili sia per le cose fatte in passato sia soprattutto nella costruzione dell’avvenire.

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