Il Presidente Romiti ha accennato a questa fase, che io direi contemporaneamente molto promettente e molto preoccupante per la public policy italiana e per l'attività del Governo. Se è stato richiesto ad un Governo molto atipico, che non è espressione dei partiti politici, di governare, è perché, evidentemente, c'era qualche cosa nel profondo del Paese che non si prestava all'ordinarietà.
Abbiamo cercato di affrontare la situazione con una prosecuzione delle politiche del Ministro Tremonti, che io spesso ho ammirato ed elogiato, per quanto riguarda la disciplina dei conti pubblici. E contemporaneamente abbiamo cercato di andare a modificare, forse di più e più a fondo, certi meccanismi strutturali dell'economia e della società del Paese.
Abbiamo, quindi, messo in sicurezza i conti pubblici con un punto che voglio sottolineare: quando nell'estate scorsa, in una situazione difficile, il Presidente del Consiglio, Berlusconi, e il Ministro dell'economia e delle finanze, Tremonti, hanno dovuto ricalibrare i propri progetti di politica economica - per tener conto della crisi nei mercati e delle esigenze manifestate dall'Unione Europea – lo hanno fatto, credo, in un soprassalto, per mostrare determinazione che si sperava tranquillizzasse i mercati…. Quindi, non sto affatto criticando, sto notando: hanno deciso di anticipare dal 2014 al 2013 l'obiettivo del pareggio di bilancio; portandosi, quindi, in anticipo rispetto alla gran parte degli altri paesi europei e suggerendo, così, un obiettivo estremamente ambizioso, perché questo vuol dire 5% di avanzo primario. E noi abbiamo ritenuto - nella situazione oltremodo precaria nella quale siamo stati richiesti di iniziare a lavorare - di non mettere in discussione questo obiettivo, perché avrebbe dato di colpo l'immagine di un'Italia non tesa alla disciplina.
Così come ci era, ormai, impossibile mettere in discussione, qualunque fosse il nostro pensiero, il cosiddetto “six-pack” - accordo già raggiunto a livello europeo prima dell'ingresso del nostro governo - che prevedeva il rientro del rapporto tra debito pubblico e Pil sull'arco di vent'anni, con una certa progressione. Lo strumento che è intervenuto successivamente, il vero e proprio trattato – così detto di “fiscal compact” - non fa che riprendere questa progressione. La nostra vigilanza ha solo potuto esercitarsi, ma non è stato facile, per evitare che venisse caricato di ulteriori gravami questo percorso di rientro. Ho voluto ricordare questo perché è importante che voi, dall'estero, capiate la tensione inevitabile di questo momento: siamo impegnati in una prospettiva di risanamento finanziario, iniziata dal precedente Governo, che richiederà anni.