Ho anche visto che nella seconda sessione si discuterà della possibilità di un ciclo di incontri con i ragazzi delle scuole superiori, e anche questo mi sembra un modo molto interessante per aiutarci a dare più peso e più centralità nelle nostre decisioni al futuro dei giovani; che, peraltro, è al centro della nostra attenzione. E la riforma del mercato del lavoro, dopo tutto, non la facciamo per soddisfare gli interessi immediati delle parti sindacali, dei lavoratori e dei datori di lavoro - che rappresentano importanti e legittimi interessi di parte - la facciamo nell'interpretazione, che noi riteniamo corretta (Poi sarà il Parlamento a confortarci o smentirci), dell'interesse generale del Paese; in particolare dell'interesse dei giovani e delle generazioni future.
La considerazione con la quale vorrei chiudere è che sento ogni tanto usare l'espressione, credo che sia di Joseph Nye all'origine, di soft power riferita all'Italia. Anche in recenti conversazioni in Cina, dove mi trovavo col Dottor Romiti, ho sentito questa considerazione. Io credo che l'Italia possa diventare - in parte sia già – un soft power, perché certo non abbiamo i connotati di un hard power, che hanno paesi dotati di maggiori risorse nel campo della difesa, ma abbiamo alcuni connotati di un soft power, che possono diventare sempre più indispensabili oggi, che sono: la capacità di capire culture diverse; la capacità di essere accettati in punti del mondo e in contesti diversi; il che rende effettivamente molto, molto apprezzata l'attività anche di cooperazione allo sviluppo dei nostri militari nei contingenti di peacekeeping in molti, molti paesi del mondo. Abbiamo sul piano europeo - e cerchiamo di usarlo sempre meglio e sempre di più - il soft power di essere un Paese che una volta che abbia superato - abbastanza superficiali - pregiudizi di non essere serio, di non essere continuo nell'applicazione, di non seguire il follow-up, però non incontra pregiudizi più radicati, come possono incontrare di volta in volta altri grandi paesi d'Europa. E quindi, siamo un paese che ha, se riusciamo a funzionare di più come sistema - e in questo l'intera iniziativa “Interesse nazionale” di Aspen è da elogiare, perché si iscrive esattamente in questa linea - Abbiamo la possibilità di essere power e di essere soft, ma non nel senso della softness passiva, bensì nel senso di contribuire molto sul piano europeo e sul piano internazionale ad essere un paese più rispettato; il che in genere, poi, ci dà anche più forza per agire al nostro interno.