Da parte italiana condividiamo tutto il quadro problematico e molto preoccupante sulla situazione siriana che il Primo Ministro Erdogan ha appena tracciato.
Abbiamo sentito anche in lui (PM Erdogan) accenti di perdita di speranza. Io credo che la forma più efficace che la comunità internazionale ha per affrontare la crisi siriana sia quella dell’unità di intenti e di azione, che non è una cosa ovvia o facile da conseguire, come abbiamo visto in sede di Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Unione Europea ha avuto la capacità di mantenere una linea comune, che trova nelle sanzioni un importante strumento di pressione sul Governo di Damasco. Ora, anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dopo le diverse azioni assunte in precedenza da Russia e Cina e dopo molte esitazioni, ha finalmente cominciato a muoversi verso l’idea di agire con un’unità di intenti. Credo che la giusta risposta alla crisi non possa che arrivare da uno sforzo coordinato e comune della comunità internazionale. Al momento non vediamo alternative realistiche.
Per quanto riguarda specificamente l’Italia abbiamo iniziato a fornire un contributo attivo e logistico con il trasporto di materiali e con l’installazione in Giordania di un ospedale da campo per curare profughi provenienti dalla Siria. Questo pomeriggio, tra poco, terremo una riunione del Consiglio dei Ministri, per deliberare l’invio, la messa a disposizione delle Nazioni Unite, che hanno accettato questa disponibilità italiana di 15 osservatori.
Questo è quello che in questo momento ci sentiamo di fare e di dire sulla problematica situazione siriana, sulla grave, gravissima situazione siriana che continueremo a seguire in stretto contatto anche con il governo della Turchia.