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Incontro con i ragazzi dell’Associazione Rondine ad Arezzo

Il senso dello sforzo comune che certo deve basarsi su un’equa ripartizione del peso a carico di ciascuno, sulla base delle possibilità di ciascuno: questa è la via d’uscita sia sul piano personale che su quello della collettività. Mi avete fatto due domande. Allargando lo sguardo e accogliendo la domanda fatta dalla giovane Rijuda vorrei rispondere che senza dubbio fenomeni migratori di così vasta portata ci trovano spesso impreparati. Persone di culture tanto diverse sbarcano nel nostro Paese alla ricerca di una vita dignitosa e abbiamo dei pre-allarmi, delle pre-informazioni di possibili aumenti ulteriori di questi sbarchi a seguito della situazione in Siria. Persone di culture tanto diverse sbarcano nel nostro Paese appunto alla ricerca di una vita dignitosa. Da questi esodi forzati non può nascere certo serenità, anzi è motivo di grandi tensioni sociali, difficili da gestire e tuttavia non si può sperare che cessino per miracolo gli arrivi dalla sponda Sud del Mediterraneo. E ho apprezzato che proprio Rondine stia avviando un nuovo progetto per formare esponenti della futura classe dirigente di Egitto, Libia e Tunisia. Da qui parte un altro messaggio di speranza: creare un ponte di fiducia fra le giovani generazioni dei diversi Paesi del Mediterraneo, non alimentare il pregiudizio, non farsi prendere da timore e smarrimento, vedere gli altri non come nemici ma come possibili e immediati alleati. Di nuovo mi pare che da qui ci venga indicato un monito per tutti: non arrendersi ma agire o reagire insieme.

La seconda domanda è stata la testimonianza del giovane proveniente dal Caucaso, Khan. Tocca una corda a noi, a me cara, l’Europa. Tra l’altro Arezzo è luogo di importanti iniziative europee, qui ne abbiamo il promotore. Iniziative che si ricorrono e che riconducono lo sviluppo dell’Europa di oggi a valori che questo territorio aretino ha vissuto intensamente e propagato dal punto di vista culturale e civile anche nel periodo immediatamente post-bellico. Nel dopoguerra chi intuì e fece vivere l’Unione Europea ci ha lasciato una testimonianza molto simile alla vostra, ragazzi, nessuno si è arreso davanti alla vastità del progetto. Tutti hanno lottato per realizzarlo e poi l’hanno consegnato a noi per portarlo a compimento e pensiamo che pochi giorni fa, il 9 maggio, era il 62esimo anniversario della famosa Dichiarazione di Schuman, con la quale la Francia proponeva alla Germania di mettere in comune le risorse che avevano costituito la base delle rispettive industrie belliche, il carbone e l’acciaio. Ogni tanto penso oggi che quasi tutto il decidere nella politica, in tutti i Paesi, è guidato dal breve periodo, dai sondaggi, da quello che penserà l’elettorato… Fosse stato tenuto intorno al 9 maggio del 1950 in Francia e in Germania un sondaggio, credo che l’idea della Dichiarazione di Schuman sarebbe stata ignominosamente affondata e così l’idea più importante, credo, del Ventesimo Secolo, certamente della storia europea del Ventesimo Secolo. Ebbene le vostre sono storie simili a quella dell’integrazione europea, Khan è colpito dal fatto che si passa da un Paese all’altro in Europa, senza quasi vedere il segno di frontiera e senza dover esibire il documento: e questo fa particolarmente impressione se uno viaggia nella zona di Strasburgo e passa senza accorgersene sul confine fra Francia e Germania che ha determinato lì o altrove la morte di milioni di persone. Ecco, ci chiede se è ancora un modello la costruzione europea o se sta facendo passi indietro: io direi tutte e due le cose. Sta facendo passi indietro ma è ancora un modello di grande importanza evidentemente e l’Italia ha il dovere e la volontà, nella sua tradizione, di contribuire come membro fondatore e con un’opinione pubblica tendenzialmente molto favorevole all’Europa a rimediare ai passi indietro e a far fare passi avanti. E direi che da questa crisi mondiale ed europea grave sentiamo di dover raccogliere la sfida proprio da questo luogo davanti ai giovani che hanno voltato le spalle alla guerra e alla violenza. Vogliamo portare a termine il progetto europeo dei nostri padri, vogliamo giungere a un’Europa unita che indichi anche agli altri popoli la via d’uscita dalla crisi. Qui ci sono israeliani oltre che palestinesi, il presidente d’Israele, Shimon Peres, quando gli si chiede chi è secondo lei il più grande personaggio dell’era contemporanea moderna francese risponde non Napoleone, non il generale De Gaulle ma Jean Monnet che ha ispirato la Dichiarazione Schuman e che quindi ha lanciato l’idea dell’integrazione europea. Jean Monnet è quello che ha unito in gran parte l’Europa ed è l’idea che noi dovremmo riprendere per il Medio Oriente e che qui le ragazze e i ragazzi mediorientali presenti grazie alla Rondine stanno mettendo nel loro spirito e nel loro sangue.

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