Come sapete ci siamo impegnati a risolvere tempestivamente, con appropriate iniziative legislative, altri problemi posti dai gruppi parlamentari, e lo voglio qui confermare: la questione degli esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali. Su questi temi il Governo sta lavorando, anche sulla base delle costruttive proposte provenienti dai gruppi di maggioranza. Scriverò, il giorno 27, domani, nell'auspicio che vi sia l'approvazione definitiva della riforma del mercato del lavoro, una lettera al Presidente del Consiglio europeo e al Presidente della Commissione europea, per informarli dei progressi compiuti fino a quel momento dall'Italia sul terreno delle varie riforme che all'Italia venivano richieste. Sono tutte cose che - non credo di doverlo ripetere ogni volta - sono prima di tutto nell'interesse nostro, e visto che ci muoviamo in una direzione che è nell'interesse nostro, ma auspicata dall'Europa, è bene farla valere fino in fondo e per intero anche in Europa.
Quali sono gli obiettivi - e concludo, perché ho impiegato troppo tempo - che l'Italia si pone in vista del prossimo Consiglio europeo? Lo sapete molto bene, perché avete concorso a determinarli. Sapete che il dibattito europeo si sta concentrando su due aspetti in particolare: la crescita e la stabilizzazione della zona euro. Per quanto riguarda la crescita, sta emergendo, come si è potuto constatare nell'incontro quadrilaterale di venerdì scorso tra Francia, Germania, Italia e Spagna, il consenso verso un pacchetto ampio di misure per stimolare l'attività economica. È un pacchetto che intravedo - e spero di potervi riferire a cose compiute -, che contiene molti degli elementi che l'Italia per prima ha presentato. Un tassello importante in questo quadro è quello degli investimenti pubblici produttivi, che da più parti è stato sollecitato e che risponde ad un'antica convinzione persino teorica di chi vi parla in questo momento.