Attorno alla tema della crescita vi è anche quello necessario ma non sufficiente di dare una prospettiva di lungo termine all'evoluzione dell'Unione economica monetaria, su cui i quattro Presidenti, del Consiglio, della Commissione, dell'Eurogruppo e della Banca centrale europea, stanno presentando un lavoro che sicuramente sarà utile. Ma accanto alla crescita è necessario completare questa agenda con misure che consentano di stabilizzare i mercati nel breve termine, l'avete detto con forza e condivido. Due sono le ipotesi sul tappeto: da un lato quella proposta dall'Italia di usare i firewall (l'Esfs e l'Esm, il meccanismo di stabilità) per evitare divaricazioni eccessive degli spread fra i titoli del debito sovrano, ma attenzione, degli Stati che sono in regola con la disciplina fiscale. L'Italia oggi può permettersi e deve chiedere un meccanismo che si applichi non a chi ha bisogno di essere aiutato perché non ce la fa, ma a chi, avendo rispettato puntualmente gli obblighi che si è assunto in materia di finanza pubblica, chieda che venga anticipato con qualche meccanismo quel tardivo riconoscimento che il mercato riserva a questi progressi. Come chiarirò al Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha male capito questa proposta a giudicare da un'intervista che ha rilasciato al Süddeutsche Zeitung, non è - e sono sorpreso di questa incomprensione - una proposta retrograda di ritorno alla stabilizzazione del tasso di interesse perdendo il controllo della quantità di moneta da parte della Banca centrale, ma qui si tratta di porre un limite alla differenza tra due tassi di interesse; non è in gioco il controllo della Banca centrale e non è un modo per attenuare la pressione per il risanamento della finanza pubblica, tant'è vero che viene chiesto da un Paese che l'ha già fatto e che non intende chiedere quegli aiuti che sono riservati ai Paesi che non hanno fatto questa severa cura.