Lasciatemi esprimere, quindi, un ringraziamento molto vivo al Parlamento - questo l'ho già fatto varie volte - ma, in Parlamento, anche al Governo, in particolare nella persona del Ministro per gli affari europei Enzo Moavero Milanesi (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Partito Democratico, Unione di Centro per il Terzo Polo, Futuro e Libertà per il Terzo Polo, Misto-Alleanza per l'Italia e Misto-Liberali per l'Italia-PLI), che, con una tessitura paziente e forte, ha veramente aiutato moltissimo a conseguire questi risultati, così come, per la filiera delicata e importante dei ministri economici e finanziari, il Viceministro Grilli, ma, più in generale, tutta la struttura che a Roma e a Bruxelles lavora per l'Italia in Europa.
Vorrei concludere osservando che vi sono state - come è naturale dopo eventi, per carità, non storici, ma di una certa importanza - letture diverse dei risultati del Consiglio, con interpretazioni anche contrapposte su presunti vincitori e presunti vinti.
Io credo che il Consiglio europeo non sia un gioco. Per la verità, non è neanche un gioco e, comunque, è un gioco che dura intere giornate e notti. Comunque non è un gioco e non è a «somma zero», per cui se lavoriamo bene, sia pure dopo dibattiti a volte molto serrati, la somma è positiva, ci guadagna l'Europa in prospettiva e ci guadagniamo tutti. Credo che questo sia stato un caso appartenente a tale categoria, così come anche ieri quando, nel corso dell'incontro bilaterale governativo con la Germania, abbiamo potuto convenire con la Cancelliera Merkel che la cultura della stabilità e della disciplina delle finanze pubbliche resta la base per impostare la crescita e la crescita è una base fondamentale e indispensabile perché la cultura della stabilità non sia velleitaria e di breve momento e ceda poi, alle prime difficoltà, alla cultura del disordine nella gestione dell'economia.