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Dall’UE con ottimismo. Intervista alla "Rossiyskaya Gazeta"

23 Luglio 2012

Autore: M. Gusman

Il nostro incontro avviene alla vigilia della sua prima visita in Russia in qualita’ di Presidente del Consiglio. Ha detto di aver visitato per la prima volta il nostro paese nel 1959, ancora da bambino, insieme ai genitori. Adesso ha in agenda una serie di incontri, tra cui anche quello con il Presidente della Russia Vladimir Putin. Che cosa si aspetta da questo incontro e da questa visita?

Mario Monti: Mi aspetto molto da questa visita. In primo luogo serve a confermare a livello più alto, negli incontri con il Presidente Vladimir Putin ed il Premier Dmitry Medvedev, la nostra determinazione ad approfondire il dialogo politico e la collaborazione in tutti gli ambiti. Il compito è di continuare a sostenere ed a condurre la politica di rafforzamento della partnership economica e del dialogo fra le società che si era andata sviluppando durante gli ultimi anni, nonché quello di rinnovare contatti intensi tra i vertici dei nostri Paesi.

L’Italia è sempre stata uno dei principali partner economici e commerciali della Russia. Fra i nostri Paesi c’è un elevato livello di collaborazione economica e culturale. Lo stiamo continuamente facendo crescere in tutti i settori. Come valuta attualmente i rapporti italo-russi? In quali campi si è riusciti a fare progressi, e dove permane ancora del potenziale irrealizzato?

Mario Monti: I rapporti fra i nostri paesi si fondano su una solida base giuridica impostata nei documenti importantissimi come il Trattato di Amicizia e Collaborazione tra la Federazione Russa e altri accordi. Ritengo che abbiano un’importanza strategica. Ciò si riflette nell’intensità e nella dimensione di questi rapporti. Questa partnership strategica si realizza innanzitutto sul piano politico tramite strumenti come le consultazioni intergovernative, le quali permettono un vasto scambio e la comunicazione tra i leader dei nostri paesi e ministri di vario profilo oppure incontri nel formato “due più due” tra i Ministri degli Esteri e della Difesa. È proprio nel corso di queste trattative che vengono discussi gli argomenti più importanti della sicurezza e della collaborazione bilaterale nell’ambito militare e dell’industria bellica.
Ma è anche la collaborazione economica che si esprime nell’interdipendenza e nella complementarieta’ delle nostre economie. L’Italia è il secondo più grande consumatore del gas russo in Europa. La nostra collaborazione, però, non si limita esclusivamente all’importazione delle materie prime. Le nostre società energetiche principali Eni e Enel lavorano intensamente in collaborazione con i partner russi nel campo dell’estrazione del gas sul territorio russo. Eni è uno dei partecipanti chiave al progetto di costruzione del gasdotto “South Stream”. Enel è rappresentata nel ruolo di investitore ed in quello di operatore in tutto il panorama delle attività energetiche – dall’estrazione di gas al suo impiego ed alle forniture. Eni, invece, ha da poco stipulato un nuovo accordo strategico per lo sfruttamento dei giacimenti in Russia.
Il livello dei nostri scambi commerciali continua a crescere in tempi rapidi: questa crescita è arrivata a 22%, mentre il volume del commercio è ammontato a 46 miliardi di dollari. La Russia è un grande e promettente mercato per le nostre piccole e medie imprese. La collaborazione industriale viene continuamente rafforzata: in Russia sono rappresentate più di 500 aziende italiane. Negli ultimi anni crescono in misura notevole, per esempio, gli investimenti di aziende come Pirelli. Aumenta il numero di progetti comuni a lungo termine nell’ambito di alta tecnologia. Per esempio, la produzione in Russia dell’elicottero Augusta Westland AW 139. Tutto ciò è la conseguenza dell’aspirazione di tutti e due i paesi alla modernizzazione e all’arricchimento reciproco di esperienze.
Strategica, dal mio punto di vista, si potrebbe chiamare anche la componente culturale dei rapporti bilaterali. Nasce dalle radici comuni della storia dei due paesi, dalla simpatia reciproca e dall’attrazione tra i nostri popoli nonché da una storia antica di scambi culturali che conta diversi secoli. È ampiamente noto, e il fatto mi sembra di non poca rilevanza, che il Cremlino di Mosca è stato costruito con la partecipazione degli architetti italiani Pietro Solari e Aristotele Fioravanti. Mentre nell’architettura di San Pietroburgo è rimasta una traccia spiccante degli architetti italiani Antonio Rinaldi, Carlo Rossi, Giacomo Quarenghi e Bartolomeo Rastrelli.

Vorrei accennare alla nostra collaborazione nell’arena internazionale. L’Italia è membro dell’UE, la Russia intrattiene contatti stabili con l’Unione Europea. Come vede i rapporti con la Russia in questo contesto?

Mario Monti: L’Italia è interessata a rapporti con la Russia sia individualmente che come membro dell’Unione Europea. Sono dell’avviso che attualmente l’UE sia uno dei fattori maggiori di integrazione delle economie e dei sistemi sociali dei popoli europei. È anche il fattore dei cambiamenti che indirizzano i paesi verso la via di sviluppo e modernizzazione. La Russia sicuramente fa parte dell’Europa. I nostri auspici e il lavoro nell’UE sono orientati a far si’ che l’alto livello dei rapporti russo-italiani venga trasferito sul piano di quelli russo-europei. Ci siamo sempre attenuti e continuiamo ad attenerci alla visione di un grande spazio per lo scambio di idee e per la libera circolazione. Da alcuni anni stiamo lavorando sulla liberalizzazione del regime dei visti, dello scambio non ostacolato di investimenti e merci tra l’UE e la Russia. Sotto quest’aspetto riteniamo importante e attuale il compito, nell’esecuzione del quale dobbiamo essere tutti coinvolti, - quello dell’universalizzazione dello spazio economico della CSI, perché deve essere una piattaforma per la collaborazione anziché per la concorrenza. Riteniamo che anche la Russia veda un suo obiettivo nell’ampia integrazione economica con l’UE. Il Presidente Putin al recente convegno degli ambasciatori russi ha avanzato l’idea di uno spazio economico unito dall’Atlantico al Pacifico. La Russia tende a una collaborazione più intensa nell’ambito della gestione delle situazioni di crisi e della ricerca delle soluzioni più efficaci in nome delle garanzie di stabilità internazionale e della sicurezza sul continente. Valutiamo ciò come un campo in più per la cooperazione. E vorrei discutere queste occasioni nel corso degli incontri con il Presidente Putin e il premier Medvedev. Mi ero già incontrato poco fa con tutti e due. Con Putin al summit del G-20 a Los Cabos, con Medvedev – un mese prima a Camp David al G-8, ma anche già in febbraio a Seul al convegno internazionale sulla sicurezza nucleare.

L’anno scorso l’Italia ha celebrato in modo solenne il 150° Anniversario del paese in quanto stato unitario europeo. Quest’anno invece la Costituzione compie i 65 anni. Come vede il ruolo dell’Italia nel mondo contemporaneo?

Mario Monti: La Costituzione italiana per tutti questi anni non solo rappresenta un documento fondamentale, ma anche il faro principale che guida tutta la vita politica e sociale del paese. A mio avviso, è molto simbolico il fatto che questo documento più importante della Repubblica Italiana contiene i valori del Trattato sull'Unione Europea e dell’ultimo Trattato di Lisbona. Sono i principi di libertà, di apertura – anche economica, - di libertà di movimento dei capitali, delle persone. Sono i valori che sono contenuti anche nella Costituzione russa, e stiamo osservando le autorità russe fare sempre di più per la loro diffusione.
I nostri due paesi possiedono forti strutture economiche. Oggi l’Italia è la terza più grande economia in Europa, siamo la settima nazione più sviluppata industrialmente e siamo all’ottavo posto per i volumi di esportazioni. Sotto quest’aspetto vedo delle ampie prospettive di sviluppo dei rapporti economici e culturali, dei rapporti tra le società civili della Russia e dell’Italia.
Il nostro paese si basa sui fondamenti solidi. Anche se è vero che abbiamo il debito estero più alto, è vero altresì che il livello dei debiti privati dei cittadini è uno dei più bassi in Europa, grazie ai risparmi accumulati nei decenni dalle famiglie italiane.
Il 150° Anniversario è stato un’occasione importante e un pretesto per ricordare di queste tappe della storia del Paese, soprattutto alle giovani generazioni, far capire cosa significhi essere italiani. Per questo i festeggiamenti hanno rappresentato in un certo senso un ponte tra il passato e il futuro.

Lei è un famoso economista, uno studioso. Per quanto io sappia, Lei non ha mai aspirato ad una carriera politica. Come ha affrontato l’incarico del Premier e in che cosa vede la propria missione?

Mario Monti: Ha ragione, ho dedicato tutta la mia vita alla carriera universitaria. Poi per dieci anni ho fatto il Commissario Europeo, ho lavorato a Bruxelles. La prima volta mi ha nominato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la seconda la decisione è stata del Presidente del Consiglio Massimo d’Alema. In estate e in autunno del 2011 l’Italia ha incontrato delle difficoltà – nel contesto della crisi europea generale e di difficoltà economiche globali. Nella maggioranza parlamentare sono apparse certe divergenze interne, il nostro paese ha cominciato a subire su di sé una pressione esterna da parte dei mercati finanziari. Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano si è rivolto a me con la richiesta di riunire un Governo tecnico. Così chiamiamo i Gabinetti composti da persone che non si occupano in maniera professionale di politica. E i tre maggiori partiti italiani si sono comportati nel modo più responsabile possibile, appoggiando il Governo che ho l’onore di guidare. È davvero una sensazione molto strana: ritrovarsi in una posizione in cui vieni investito di una grandissima responsabilità alla quale non avevi mai aspirato. Ma nella vita succede: non riesci a raggiungere l’obiettivo che stai inseguendo, però si realizzano cose a cui non avevi neanche pensato. Non resta che accettarlo e cercare di fare il proprio dovere nel miglior modo possibile. Servire il proprio Paese nel periodo in cui soffre per tante difficoltà è un grande onore ma anche l’onere di una grande responsabilità. La cosa più interessante è costruire i rapporti internazionali in qualita’ di Capo del Governo. Adesso ho la possibilità di venire a Mosca e Sochi per gli incontri così interessanti e importanti.

È un grande economista. I politici, invece, di solito sono populisti. Non c’è pericolo nel fatto che con il nuovo Presidente del Consiglio che sarà il suo successore il Paese potrebbe ancora retrocedere sul piano economico?

Mario Monti: Mi hanno chiesto di assicurare la gestione del Paese fino alla primavera del 2013. Io e i miei colleghi stiamo cercando con tutte le nostre forze di farlo nel miglior modo possibile. Naturalmente, però, dopo la fine di questo periodo si terranno le nuove elezioni che determineranno la formazione del nuovo Governo. Pongo molta speranza e mi auspico che in quel momento i partiti politici sappiano assumersi tutta la responsabilità. Speriamo che la buona legislazione elettorale possa facilitare la vita politica. A fine del mio mandato di premier io rimarrò, come lo sono adesso, un senatore a vita. Anche questa è stata la decisione del Presidente Napolitano. Grazie a questo incarico avrò modo di osservare la vita del Paese e continuerò a lavorare per il suo bene.

La Sua frase “L’Italia ha molto lavoro da fare” ha fatto il giro del mondo. Quali sono i compiti di prima importanza?

Mario Monti: L’Italia ha delle difficoltà economiche come tutta la zona dell’Euro. E il mio compito principale in qualità del Capo del Governo è quello di cercare di minimizzare i rischi finanziari per il Paese. Abbiamo avuto abbastanza successo nella riduzione delle spese dello stato e del disavanzo di bilancio. Inoltre i leader dei paesi membri dell’UE devono fare attenzione alla gestione della “convivenza civile europea”, e soprattutto degli affari dell’eurozona. Per questo la maggior parte del mio tempo è dedicata agli incontri dove si decide il futuro e la politica dell’UE. Come avevo già raccontato, ho avuto l’occasione di lavorare nella Commissione Europea e in questo senso ho dei vantaggi. Conosco abbastanza bene gli affari europei, ma il mio difetto è quello di essere un principiante in qualita’ del Capo di un Governo nazionale e non sono così esperto nelle questioni che riguardano la gestione politica. Come forse avete già capito, sono completamente convinto che l’UE, anche se oggi la zona dell’Euro è in crisi, sia un fattore principale della modernizzazione di ogni singolo Paese.

In Europa ci sono tanti euroscettici, anche in posizioni abbastanza elevate.

Mario Monti: Tanti avevano dubbi della possibilità dell’unica valuta europea – praticamente fino al momento della sua nascita. Tanti economisti famosi, anche i Nobel, avevano forti dubbi. Ma nonostante ciò è stata creata e fino a oggi è stata considerata stabile. Certamente oggi l’euro ha dei problemi seri. Ma ciò non è il problema proprio della valuta unica, che spesso si dimostra più stabile rispetto al dollaro. E non è vero che l’UE vive in maniera sproporzionata rispetto alle risorse che ha a disposizione. Per esempio se prendiamo il rapporto del disavanzo del bilancio con il PIL o del debito sovrano con il PIL in tutta l’UE, vedremo che le sproporzioni sono inferiori rispetto a quelle degli Stati Uniti, della Gran Bretagna o del Giappone. Ma il problema consiste nella divisione fra i vari paesi europei. Per esempio, compaiono delle difficoltà se la Germania segue una strada e la Grecia – quella opposta. La crisi dell’eurozona è molto molto seria e per il momento permane. Ma l’Europa si è sempre sviluppata passando per le fasi della crisi. Proprio in tali momenti i leader europei e l’opinione pubblica hanno deciso che era necessario trovare più punti di contatto comuni, e perfino sacrificare in qualche modo la sovranità per l’efficienza. Dai tempi dell’inizio della crisi in Grecia due-tre anni fa, l’UE ha fatto grandi passi avanti in direzione di una gestione più integrata. Sono convinto che questa volta l’Europa riuscirà a fare un passo avanti. Però, secondo me, bisogna farlo un pò piu’ velocemente. Vedo il compito della partecipazione dell’Italia nel Consiglio Europeo in quello di accelerare l’integrazione e di arrivare più velocemente alla politica comune che garantirà la crescita europea – con la disciplina finanziaria.

-- sezione dell’intervista pubblicata solo sulla versione on-line --

Come valuterebbe il ruolo delle altre insituzioni internazionali – il G8 ed il G20?

Mario Monti: Questi sono formati molto importanti, che permettono di avvicinarsi ai leader dei paesi principali del mondo. Ma secondo me, sia il G8 che il G20 e l’Unione Europea diventano strumenti più efficaci di fronte ai veri problemi. Ciò riguarda in misura maggiore la G20. È stata creata nelle condizioni della crisi finanziaria globale dei 2007-2008. Prima abbiamo osservato la reazione energica da parte dei leader mondiali e dei ministri dell’ economia, maggiormente disposti a cercare le decisioni di compromesso, approcci comuni. E poi, quando la crisi, sembrava, aveva allentato la presa, la carica del G20 è diminuita. Questa tendenza è caratteristica sia dell’Unione Europea che degli altri fora internazionali.

So che per rivolgersi a Lei si usa molto spesso la parola “Professore”. Questo non è soltanto un omaggio alla Sua carriera universitaria, ma anche a tutto lo stile accademico della Sua vita. Per tutto il Novecento i politici avevano determinato l’economia – sia all’Unione Sovietica che in Italia e in Germania. I politici definivano la direzione e l’economia si adattava a loro. Nel secolo ХХI stiamo subendo una dopo l’altra le ondate della crisi. Gli economisti sono sempre più richiesti. Chi deve essere la guida e chi il guidato? È la politica che deve seguire l’economia o viceversa?

Mario Monti: È una domanda molto complicata. Credo che l’economia e la politica debbano andare insieme. Ma è ancora più importante che sia la politica che l’economia imparino a guardare al futuro. Gli ultimi anni sono stati segnati dalla cattiva sindrome del “a breve termine”. I mercati finanziari sono stati orientati a una prospettiva molto breve, tutto il sistema economico è stato costruito sul comportamento dei mercati finanziari del prossimo futuro. E anche la politica in tanti Paesi è stata sempre più spesso orientata su come vincere le prossime elezioni. Il grande politico italiano Alcide De Gasperi, che è stato il Primo Ministro subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nei primi anni di vita della Repubblica Italiana ha detto: “Il politico guarda alle prossime elezioni, e lo statista alle future generazioni”. E oggi in tutto il mondo democratico prevalgono gli interessi del momento, e non è corretto, perché nel mondo di oggi, così complicato, praticamente tutte le decisioni serie hanno un immediato effetto negativo, ma i loro lati positivi si rivelano col tempo. E se il politico non volgera’ lo sguardo al futuro lontano, rischia di prendere delle decisioni sbagliate. Dobbiamo acquisire una visione più acuta e prendere le decisioni partendo dagli interessi delle future generazioni, come ha insegnato De Gasperi, e non contare solamente sulla vittoria nelle prossime elezioni.

I russi pensano agli italiani come a una nazione allegra, generosa, che canta canzoni, fedele alle tradizioni cristiane. E quali sono i tratti che caratterizzano di più gli italiani di oggi?

Mario Monti: Cerco sempre di evitare le generalizzazioni, ma, a mio avviso, gli italiani si distinguono spesso per il loro talento. Hanno la fantasia, il gusto, la capacità di contrastare i problemi personali e della famiglia, ma manca loro la capacità di fare gioco di squadra - quella che hanno gli altri popoli europei. Gli italiani devono compiere sforzi, e la politica deve stimolarli, per diventare migliori nella “prova di squadra” mantenendo l’originalità individuale. Tutti i problemi a cui abbiamo accennato nella nostra conversazione di oggi richiedono non solo l’approccio mirato alla prospettiva di lungo termine, ma anche la necessità di unificazione. Gli stessi G8 e G20 non rappresentano altro che lo sforzo di creare una squadra per gestire il mondo. La Russia e l’Italia sono rappresentati sia al G8 che al G20, e vedo prospettive incoraggianti, tenendo conto dei rapporti intensi e armoniosi costruiti dai miei predecessori Silvio Berlusconi e Romano Prodi con Vladimir Putin. Ciò significa che, indipendentemente dal fatto quale partito è attualmente al Governo, l’Italia e la Russia possono, devono e vogliono lavorare più strettamente nel nome della costruzione di una comunita’ più compiuta.

I russi vengono in Italia sempre più spesso e si sente sempre di più la lingua russa in Sardegna, in Sicilia. Il prossimo Congresso mondiale della stampa russa si svolgerà a Capri. E Lei personalmente, da miglior guida del suo paese, dove consiglierebbe di andare ai miei compatrioti a parte i luoghi che conosciamo già?

Mario Monti: In Italia la scelta dei posti belli dal punto di vista della natura e del patrimonio culturale mette in confusione. Posso citare due luoghi che non sono le mecche culturali come Roma, Venezia, Firenze, Napoli, Milano. Sono due perle, due pietre preziose della storia, della cultura e dell’arte italiana. Il primo è Assisi, in Umbria. È un meraviglioso posto spirituale, legato al nome di Francesco di Assisi. Un santo modernissimo, che simbolizza la vita in armonia con la natura, la vita basata sull’etica, che deve diventare l’esempio del mondo di oggi. Un altro luogo è Ravenna – una bellissima città sulla costa adriatica che ha conservato l’arte che combina le tracce romane con l’influenza bizantina che l’ha arricchita tanto. Vorrei chiamare Ravenna un ponte fra l’Europa Occidentale e Orientale, quel ponte che aiuterà me, il Presidente Putin e al Primo Ministro Medvedev a contribuire allo sviluppo dei rapporti economici, politici e culturali, ispirati dallo spirito di Ravenna.

A Mosca ci sono più ristoranti della cucina italiana che non di quella tradizionale russa. E la cucina italiana è famosa in tutto il mondo. Ho avuto l’onore di conversare con il Presidente Napolitano, e mi ha confermato che la patria della pizza è la sua città natale, Napoli. Lei è nato in Lombardia. Con che cosa la sua regione ha arricchito la tradizione culinaria italiana? E quali sono i suoi piatti preferiti della cucina italiana?

Mario Monti: Se mi proponete di non andare oltre al confine della Lombardia dove sono nato, fra i successi gastronomici e culinari maggiori citerei il risotto allo zafferano e l’ossobuco, il piatto tipico di Milano; e poi un piatto che è un vero e proprio esempio dell’integrazione europea, - tenendo conto che Lombardia è stata a lungo sotto il potere dell’Impero austro-ungarico, - è il piatto che chiamiamo la cotoletta alla milanese, mentre nel mondo è conosciuto come lo Wiener Schnitzel. Se vogliamo, è una specie di filo invisibile fra La Scala e l’opera di Vienna. Direi che un’altro piatto tradizionale Milanese è il dolce natalizio diffuso in tutta l’Italia e conosciuto nel mondo come “panettone”. Si dice che la ricetta di panettone è nata per caso, per uno sbaglio del cuoco nel mescolare gli ingredienti. Personalmente vorrei vedere in questa combinazione casuale un simbolo della capacità di immaginazione della cultura e della mentalità italiana e di un loro carattere alquanto caotico che porta ai risultati eccellenti.

Grazie, Signor Primo Ministro, per il commento così ghiotto alla cucina italiana, facciamo tesoro di tutto. Vorrei concludere la nostra conversazione con la domanda tradizionale. Il nostro programma si chiama “Formula del potere”. Lei è una persona che non ha mai desiderato il potere, e persino, come mi è sembrato oggi, che sta cercando di liberarsene al più presto. Anche se capisce quest’alta missione e la interpreta con la massima responsabilità. Secondo l’opinione di una persona come Lei, che non desiderava il potere e che non ci si aggrappa, che cosa è il potere e che gusto ha?

Mario Monti: Il potere è multiforme. Non è necessariamente il potere politico. Per esempio, nella mia vita universitaria ho provato il potere che mi è sempre piaciuto - è il potere dell’intelletto, che permette di influenzare intellettualmente coloro che prendono le decisioni nel mio ambito – l’economia. Tramite le pubblicazioni, i libri davo dei consigli ai governi. E ho avuto grandi soddisfazioni quando vedevo ciò contribuire all’adattamento di nuove strategie e formule politiche nell’economia. Oggi ho il potere diretto dello Stato, rafforzato dalle leve predisposte dalla Costituzione. Tenendo conto che non avevo mai desiderato tale potere, lo valuto come una possibilità unica di provare a cambiare la realtà politica, economica, sociale, spirituale, avendo a disposizione per questo delle leve potenti. Questo è al contempo il potere, ma anche un’enorme responsabilità. Capisco come le persone che rimanevano al potere per un lungo periodo potevano diventare fino a un certo punto le sue vittime. Ma la mia esperienza al governo è così breve che mi permetterà di evitare questo rischio.

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