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Intervista a Mario Monti - Telenorba, 5 settembre 2012

6 Settembre 2012

D:        Presidente, la fiera del levante, l’inaugurazione della fiera del levante, rappresenta, ha sempre rappresentato finora un momento come dire, di svolta, di ripresa,  ecco  dopo l’estate si ricominciava, si ricominciava da Bari, l’attività politica l’attività imprenditoriale, l’attività economica.                                                

Quest’anno il clima è diverso;  per la verità da un pò di anni è diverso ma quest’anno ancora  di più. Non si avverte il clima della ripresa, del rilancio. Anche perché in pochi hanno fatto le vacanze, anche Lei, insomma, non c’è stata pausa,  non c’è stata sospensione di attività perché… perché si sta pensando a come rilanciare,  a come far ripartire l’Italia: ripartiremo Presidente?

R:        Siamo ripartiti, io sono molto lieto di questa occasione di intervento a  Bari alla Fiera del Levante . Pensiamo a  un anno fa, all’inaugurazione della precedente Fiera del Levante.
Bari guarda alla Grecia, Paese che tutti amiamo e dal quale abbiamo tutti preso tanto culturalmente e storicamente. Un anno fa non eravamo ancora ben consapevoli ma rischiavamo di essere travolti da una crisi finanziaria come era avvenuto al di là del mare.
Quest’anno questa prospettiva è decisamente allontanata, siamo tra i Paesi che decidono insieme in Europa  come risolvere il problema greco, siamo reinseriti in un circuito di decisioni,  siamo rispettati.
Questo non è piovuto dal cielo, questo è stato il risultato di una presa di coscienza da parte della classe politica, da parte del governo, da parte dei cittadini, della necessità  di mettere su una base più sicura l’economia italiana, di togliere alcune deviazioni rispetto alla saldezza di lungo periodo.
Questo naturalmente ha comportato,  ed era inevitabile,  dei sacrifici; quindi lei ha ragione a dire che ripresa non la si vede nei numeri ma io invito a constatare che ripresa, se riflettiamo un attimo, è dentro di noi ed è una cosa che adesso è alla portata del nostro paese e credo  anche che arriverà presto.

D:        Ecco diciamo che ci siamo un pò rifatti l’immagine, ci è ritornata la voglia di fare ma ci manca qualcosa di importante per esempio i soldi.  Come fare ? il suo governo sta pensando al piano per la crescita ma con quali soldi si farà ?

R: Ma vede la crescita  - questo è un errore che ha penalizzato molto il Mezzogiorno in particolare nel corso dei decenni passati - la crescita non è generata da un grande tubo nel quale si immettono soldi pubblici e dal quale esce crescita. Spesso anzi in passato questo ha determinato il dissanguamento dei costi pubblici e poi l’uscita dal tunnel di cattedrali nel deserto, politiche che facevano leva sul grande uso di capitale in un paese povero di capitale e sullo scarso uso del lavoro in un paese di lavoro sovrabbondante. Nelle visioni moderne la crescita è qualche cosa che deriva dall’utilizzare bene le risorse produttive che ci sono e il Mezzogiorno ne ha, a cominciare da quelle intellettuali, il Paese ne ha; quindi la politica per la crescita di questo governo -  anche perché di soldi ce ne sono pochi, ma non solo per quello -  sta cercando di spremere il più  possibile da un migliore funzionamento dei mercati, una maggiore efficienza, una accelerazione delle infrastrutture,  la predisposizione di condizioni per lo sviluppo e poi naturalmente non è che i soldi si possano solo  misurare.  Possono esserci soldi - anche soldi europei  soprattutto- che però se il paese non è in condizione di renderli effettivamente spendibili è come se non ci fossero.
Ora il nostro governo, lavorando sulla base del buon lavoro che aveva fatto il Ministro Fitto, e mi permetto di dire,  incrementando questo molto con l’impegno del ministro Barca, ha avuto una grande attenzione al Mezzogiorno.
 Il governo ha messo a disposizione risorse importanti con la riprogrammazione del piano di azione e coesione per oltre 5 miliardi di euro; circa 100 milioni di euro sono stati messi a disposizione per la ricerca industriale, sugli incentivi alla creazione di impresa e all’autoimprenditorialità, oltre 700 milioni sull’agenda digitale, 50 milioni sul supporto all’internazionalizzazione delle imprese e nel campo delle infrastrutture; stiamo investendo con decisione, in questi mesi sono stati sbloccati progetti approvati dal CIPE e confermate opere e lavori  per un complesso di 27,7 miliardi di euro.
Quindi la particolare attenzione al sud è testimoniata dal fatto che la metà delle opere approvate che coinvolgono circa 12 miliardi di risorse riguardano proprio interventi nelle regioni meridionali, quindi politica come la si usa chiamare oggi, politica per la crescita basata su un miglior impiego dei fattori produttivi, il lavoro, il capitale, le infrastrutture e nei limiti angusti della nostra situazione finanziaria di oggi anche risorse finanziarie in collegamento sempre più efficace con l’Europa.


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