Una scommessa sui giovani
Non sarà possibile tornare a innescare una crescita vivace e duratura se non si riuscirà a rimettere in moto il potenziale immenso rappresentato dalle intelligenze, dalle energie, dalle conoscenze più aggiornate possedute dai giovani, che sono la componente oggi largamente inutilizzata o sottoutilizzata del capitale intellettuale del nostro Paese. Specie qui nel Sud dove la disoccupazione giovanile è ormai al 46,6%, rispetto al già grave 33,9% nazionale.
Da tempo ormai i giovani ricevono dal sistema economico-sociale incentivi incoerenti ed avvertono segnali di disattenzione, quando non di vero e proprio rigetto.
Quando partecipano a un concorso sovraffollato, quando presentano il proprio curriculum a un’azienda sorda, che non darà un segno di risposta, quando cercano di accedere al mondo difficile delle professioni. Avvertono che il loro merito, l’impegno con cui si sono applicati nello studio e nel lavoro non sono biglietti da visita sufficienti a intraprendere con soddisfazione iniziative professionali e lavorative.
Questa sensazione ha spesso un fondamento. È maturata in molti giovani la convinzione “di non potercela fare con i propri mezzi”, “di non poter competere ad armi pari con chi ha conoscenze e appoggi”. È una convinzione che spinge a non impegnarsi per capire, per far meglio, e a ricercare, piuttosto, le conoscenze e gli appoggi, “perché così fan tutti”. È qui che nasce la riproduzione di un sistema perverso fatto di barriere all’entrata, di sfiducia, di relazioni improprie fra settore pubblico e privato, di produzione da parte dello Stato di benefici particolari anziché di beni collettivi.
Il Governo sente forte la responsabilità per questa situazione, e per questo si è volto sin dai primi provvedimenti a introdurre misure che possano spezzare il circuito vizioso. È questo il senso del metodo “aperto” con cui sono state realizzate, assicurando a tutti i cittadini forme nuove di informazione, come quelle su tutte le decisioni di investimento pubblico che utilizzano fondi comunitari. Ma a tale obiettivo, all’obiettivo “giovani”, sono state rivolte nel Sud anche misure dedicate.