La risposta a queste minacce ha portato l’Italia e voi tutti in prima linea in Afghanistan. Siamo qui, sulla base di un legittimo mandato internazionale, per assicurare a questo Paese sicurezza, stabilità e prosperità, e dare al popolo afghano la speranza di un futuro migliore. Quella speranza cui questo Paese ha diritto dopo trent’anni di guerra civile, distruzioni e violenze impensabili.
Sapete bene che la nostra presenza in Afghanistan, assieme a quella degli altri contingenti internazionali ISAF, è già in corso di ridimensionamento fino al completo ritiro entro la fine del 2014. Questo non significa tuttavia che l’Italia e i suoi principali alleati lasceranno questo Paese a se stesso.
Lo scorso 26 gennaio ho firmato a Roma con il Presidente Karzai un Accordo di Partenariato di lungo periodo che consentirà ai nostri due Paesi di avviare o intensificare la collaborazione sotto vari aspetti, da quello politico ed economico a quello della sicurezza, dalla cultura alla operazione allo sviluppo.
Numerosi altri Paesi hanno siglato intese analoghe a dimostrazione che dopo la stabilizzazione del Paese, avvenuto grazie anche ai vostri sacrifici, l’impegno internazionale in Afghanistan andrà oltre ISAF in una forma, dimensione e missione diversi.
Ma l’Italia è con voi e di voi giustamente orgogliosa, perché grazie al vostro contributo viene diffuso ed apprezzato in tutto il mondo il messaggio di civiltà e di profonda umanità che da sempre ci caratterizza e ci distingue nell’ambito della comunità internazionale. Voi, così come gli altri militari italiani impegnati nelle operazioni di pace, ancora molto di più di quello che potete pensare alla considerazione, al rispetto alla ammirazione di cui l’Italia gode nel mondo per le molte cose buone che fate, e per la capacità di esercitare influenza e potere in modo soft – come è stato detto – ma con una facilità di dialogo con gli altri, con le popolazioni diverse dalla nostra cui voi siete un grande esempio spesso portato dalle supreme autorità che guidano questa operazione perché fate onore al modo italiano e civile di partecipare anche con durezza e con sacrificio, quando occorre, all’opera di pace e coesistenza.