Il militare italiano impegnato a sostegno della popolazione afghana, quello impegnato in Libano o nelle varie missioni di osservatori dell’ONU, come è tradizione per le Forze Armate italiane, rispetta la popolazione, i suoi usi e costumi, le sue credenze religiose. Egli è così rispettato e stimato nel contesto in cui opera. Egli è motivo di orgoglio per se stesso, per il Governo che rappresento e per tutti i cittadini italiani.
Della vostra professionalità hanno beneficiato e continueranno a trarne profitto tutte le aree dell’Afghanistan in cui sono presenti ed attive forze armate italiane, ed in particolare la Regione Ovest, esempio mirabile di riuscita transizione militare – inteqal - di buon governo, di rispetto dello stato di diritto e di dinamismo economico, resi possibili dall’azione Italiana, ‘Shohna ba Shohna’, spalla a spalla, con le controparti afghane.
L’Italia intera segue con attenzione il processo di stabilizzazione e di transizione in atto in Afghanistan. Processo che – pur faticosamente e non senza difficoltà - sta lentamente progredendo anche grazie al vostro contributo.
Ma segnali incoraggianti provengono anche dal livello di preparazione e dalla consistenza dei militari dell’Esercito Nazionale e delle Forze di polizia afgane, che stanno crescendo progressivamente fino ad aver raggiunto la capacità di condurre in relativa autonomia alcune operazioni di media complessità.
Mi hanno anche spiegato come siano delicate ma importanti e proficue le missioni di accompagnamento, di trasposizione del sapere e del saper fare nella tecnologia e nel comportamento militare.
Parallelamente alla crescita delle capacità delle Forze di sicurezza, si registrano progressi anche nel programma di disarmo e di reinserimento degli ex-insorti nella società civile, il cui numero– già abbastanza consistente - sta aumentando in maniera esponenziale.