Servire i cittadini e non servirsi dei cittadini: questo è il passaggio culturale e morale che deve sostenere l’azione di governo del Paese.
Affermare la necessità di rendere il servizio sanitario pienamente sostenibile non ha nulla, proprio nulla, a che vedere con la logica della privatizzazione.
L’eccellenza sta anche nel pubblico, e non sempre il privato è immune dalle logiche improprie del condizionamento di scelte non sorrette da assoluta trasparenza e competenza.
La scelta dei migliori e più capaci – pensiamo ai medici – non può essere influenzata da logiche di appartenenza, vicinanza o amicizia.
Riformare significa riconoscere che in passato, sotto lo scudo delle buone intenzioni e della rivendicazione di autonomia, non sono state sempre assunte decisioni responsabili.
Ciascuno di noi conosce la fragilità e le preoccupazioni del malato e di chi gli sta accanto. E’ quindi dovere di tutti riconoscere che di fronte al diritto alla salute il criterio dell’uguaglianza è pilastro di civiltà.
I 50 anni di encomiabile attività dei NAS vanno dunque ad inserirsi a pieno titolo nei due secoli di storia che l’Arma dei Carabinieri celebrerà fra poco più di un anno.
La comprovata affidabilità e la grande professionalità dei Carabinieri addetti ai pochi presídi iniziali, prevalentemente dedicati a contrastare le sofisticazioni alimentari, convinsero il governo ad estendere la missione dei NAS anche alle materie sanitarie, configurando così quell’unicum che viene guardato con ammirazione anche all’estero, ossia la doppia veste dei Carabinieri dei NAS, al contempo ufficiali di polizia giudiziaria e ispettori sanitari. Figure che dunque riescono a coniugare l’esperienza investigativa pura con la specializzazione spinta e che rappresentano una delle eccellenze italiane, delle molte eccellenze italiane.