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Consiglio Europeo del 13 e 14 dicembre, dichiarazioni alla stampa del Presidente del Consiglio

Con riferimento all’Italia una quindicina di gruppi bancari hanno attività superiori ai 30 miliardi e sono rappresentative di oltre il 70% delle attività complessive del sistema e quindi vediamo la presa rilevante nel caso dell’Italia e di tanti altri paesi di questa diretta responsabilità di vigilanza della BCE. Il nuovo sistema di supervisione si fonderà su uno stretto rapporto di collaborazione tra la BCE e le autorità nazionali di vigilanza che la assisteranno nello svolgimento dei suoi compiti; il sistema inoltre è aperto alla partecipazione di paesi non euro che desiderino aderire al sistema e questo consentirà di garantire l’integrità del mercato interno. Quando il meccanismo unico di supervisione sarà pienamente operativo, il Meccanismo Europeo di Stabilità, conosciuto come fondo salva stati potrà ricapitalizzare direttamente la banche che ne avranno bisogno senza quindi passare attraverso i rispettivi bilanci pubblici. Gli aspetti operativi della ricapitalizzazione saranno definiti al più presto entro giugno.

Si è anche deciso che nel corso del prossimo anno la Commissione presenterà una proposta per un meccanismo unico della risoluzione delle banche in crisi per i paesi che partecipano al sistema di supervisione bancaria. Nel complesso si prefigura un importante rafforzamento della solidità del sistema finanziario e questo è essenziale per garantire a privati e a imprese e all’opinione pubblica - ma anche agli stessi stati- che si evitino gli errori del passato. Il programma di rafforzamento dell’unione economica e monetaria non si esaurisce con l’unione bancaria, che è stato per altro il pezzo più importante definito con coerenza e sistematicità nel corso della settimana; non si esaurisce lì il lavoro fatto nel segno del rafforzamento dell’ Unione Economica e Monetaria.

Si è anche deciso infatti di aumentare il coordinamento tra stati membri delle più significative riforme economiche nazionali. In questo senso abbiamo deciso di lavorare sull’idea di contratti per la competitività e per la crescita che, sostenuti anche da meccanismi di solidarietà, permetteranno agli stati membri di mitigare gli effetti sociali delle riforme nel breve termine. Quindi qui siamo non nel campo della disciplina di bilancio che è stato molto arato, coltivato e che ha dato frutti: i meccanismi operativi di vigilanza e di sanzioni. Siamo nel campo dove corre il vento della primavera del 2000 di Lisbona , la strategia di Lisbona dove il vento era stato di grande e rinfrescante ispirazione ma poi non si è potuto tradurre in forti impulsi per le riforme strutturali effettive degli stati membri. Quelle riforme che sarebbero state necessarie per condurre ciascuno di essi e l’Europa nel suo insieme ad essere più armata di competitività nella concorrenza globale.

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