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Intervista del Presidente del Consiglio a Sette Magazine del Corriere della Sera

27 Luglio 2012

INTERVISTA A MONTI (integrale)

E’ un Monti totalmente inedito, umano, personale quello che si racconta - per la prima volta in maniera così completa - al Corriere della Sera. Un Monti che ti sorprende quando alla domanda «Presidente, qual è il suo stato d’animo attuale?» prende una lunga pausa seduto nel suo studio a Palazzo Chigi, socchiude gli occhi per un attimo eterno, poi ti fissa e risponde «Come mai sono qui?».

E’ un Monti che appare sofferto, quando gli si pone il tema degli otto milioni di italiani poveri: “E’ il risultato di un’economia che da dieci anni cresce poco o nulla e che, in più, ha smesso di preoccuparsi delle disuguaglianze”.

E’ un Monti che ti spiazza, quando gli chiedi «Quali i politici più detestabili?» e lui mormora candidamente «Non vorrei dimenticarne qualcuno». E’ un Monti che non ti aspetti quando racconta che uno dei suoi film preferiti è la commedia rosa Notting Hill e che Julia Roberts è tra le sue attrici predilette.

Sono molti i lati nascosti che il premier ha scelto di svelare in questa «confessione» che rivela un uomo sensibile e profondo, che disegna il profilo di un intellettuale di stampo anglosassone che fatica un po’ a condurre un Paese disordinato, cialtrone, irrazionale. Monti, per raccontare sé stesso e quali siano i suoi valori più profondi, parte da lontano, da una famiglia – la sua – che cercò fortuna in America Latina e che è stata segnata sin dall’800 dai rapporti con l’estero.

Quali sono le radici etico-culturali della famiglia Monti, quel senso di destino che Weber chiama il lavoro intellettuale come professione?

«La famiglia di mio padre era del Varesotto, della zona tra Varese e Como.

Verso il 1890 i miei nonni emigrarono in Argentina, e mio nonno Abramo diede vita all' U nion Italiana Hermanos Monti, una piccola impresa nel settore della birra. E nel 1900, sempre, in Argentina è nato mio papà. Sono rimasti a Lujan, vicino a Buenos Aires, fino a quando mio padre aveva cinque o sei anni e poi sono tornati, installandosi a Varese. Mia mamma invece era nata a Piacenza, da padre piacentino che aveva un mulino e mamma nata a Portoferraio da una famiglia di funzionari pubblici, quindi costretta a spostarsi spesso in Italia. In entrambe i casi si trattava di famiglie di normale borghesia italiana. I mei si sposarono nel 1940 e presero casa a Milano. Mio padre era dirigente bancario, mia madre casalinga».

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