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Intervista del Presidente del Consiglio a Sette Magazine del Corriere della Sera

I gusti di un premier. E i suoi rimpianti

Qual è la caratteristica che predilige in un uomo, in un partner o in un collaboratore?

«L’affidabilità».

E in una donna?

«Esattamente la stessa cosa. Ma anche, sia nell’uomo che nella donna, la presenza nel carattere di aspetti di humour, di non pesantezza, anche se non oso dire leggerezza».

Il suo famoso humour da cosa deriva? E’ una cosa innata, ereditata, o è una conquista?

«Non ricordo in mio padre o in mia madre un particolare sense of humour, e non l’ho avuto fin da subito, né è stata una conquista. Le parlavo della timidezza, che per me è stata molto forte: mi ricordo che mio padre quando ero ragazzino mi diceva “Se incontriamo una persona al bar, salutandola guardala negli occhi”. E anche adesso guardo raramente negli occhi le persone con cui parlo. Ma col tempo la timidezza passa e un po’ di humour è venuto fuori, succede via via che uno si sente più sicuro – ma poi molto è venuto con la frequentazione della lingua inglese e del mondo anglosassone, dove lo humour diventa quasi obbligatorio, persino stantio in certe occasioni spicce. Vivendo in molti paesi e in situazioni multinazionali ho riscontrato che lo humour è una delle cose in cui la specificità della lingua e della cultura hanno il peso maggiore: un pubblico tedesco reagisce a una battuta in modo diverso da un pubblico inglese o americano. E parlando molte volte in contesti di traduzione simultanea ci si accorge che certe battute non sono traducibili. Molto del mio humour è venuto dalla mia vicinanza culturale e linguistica – per motivi di professione – al mondo anglosassone».

Il suo sogno di felicità come potrebbe essere sintetizzato? Jung definiva la felicità come una vita affettiva che funziona e un lavoro che piace. E per Lei?

«Quei due lati sono quelli fondamentali e devo dire di essere stato finora molto fortunato. La felicità si identifica anche nella rarità, in quello che ognuno nel proprio tipo di vita tende a non avere. Per me, spessissimo quando sono sotto pressione, la felicità sarebbe prendere la macchina al mattino, partire senza una destinazione specifica, recarsi nelle cittadine, nei piccoli villaggi della nostra Italia, in questi bellissimi luoghi dove uno non va mai, muoversi senza meta, senza programma…la rimozione del vincolo temporale. Ma non per andare a Tahiti: per vedere Mantova!»

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