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Intervista del Presidente del Consiglio a Sette Magazine del Corriere della Sera

«E’ stato l’incontro, al terzo anno di Bocconi, col professor Ferdinando di Fenizio, un docente di politica economica che ha di colpo acceso il mio interesse nei confronti delle questioni macro-economiche, della gestione del sistema economico anziché delle aziende. Mi ero iscritto alla Bocconi senza una particolare vocazione, forse in parte perché vi aveva studiato mio padre. Al primo e secondo anno davo per scontato che un giorno sarei entrato in un’azienda o in una banca; e che avrei lavorato per tanti anni sotto le istruzioni di un superiore. E invece al terzo anno ho incontrato il professor di Fenizio, uno dei rari keynesiani d’Italia, che mi ha veramente fatto innamorare dei grandi temi dell’economia: come combattere l’inflazione, come creare la crescita. E allora ho deciso di scrivere una tesi in politica economica sulla Comunità Europea e ho fatto uno stage a Bruxelles su quei temi che di fatto avrebbero orientato la mia vita. Di Fenizio era un uomo geniale, forse balzano, ma che di colpo mi ha aperto una prospettiva nuova».

La dimensione intima e le paure più nascoste

Qual è il Suo sogno notturno ricorrente, presidente Monti?

«E’ uno strano sogno ricorrente, che mi provoca un po’ di trauma e che anche a distanza di tanti anni viene fuori. Sogno di arrivare in ritardo a tenere la mia lezione all’università di Torino, a causa di scioperi ferroviari o manifestazioni che bloccano i binari. Da giovane, oltre che insegnare alla Bocconi, ho insegnato per nove anni, dal ’70 al ’79, a Torino: anni duri dal punto di vista sociale e sindacale. Non so perché, ma l’angoscia di arrivare tardi come qualche volta era accaduto, è ancora radicata in me».

E i suoi sogni a occhi aperti? Il sogno per il nostro Paese?

«Ci sono diversi aspetti che il mondo invidia all’Italia e ci sono anche cose che – a torto o a ragione – il mondo vede negativamente associate all’Italia. Ecco, il sogno è che si possa avere tutto, delle prime; e nulla delle seconde».

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