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Intervento del Presidente del Consiglio Monti a Melfi

Oggi, nonostante il difficile momento politico che stiamo attraversando, con la Legge di Stabilità in approvazione alle Camere e con le elezioni politiche sempre più vicine, ho sentito il dovere di constatare di persona la concretezza degli impegni della Fiat e degli investimenti che verranno fatti proprio qui a Melfi. E, mi auguro presto, anche negli altri stabilimenti del gruppo.

Mi sembra che oggi vinca quell’Italia attiva, che sa rimboccarsi le maniche nonostante le difficoltà molto evidenti, ma che troppo a lungo si è cercato di non rendere evidenti ritardando di rimboccarsi le maniche, e che sa guardare con ritrovata fiducia la strada della crescita. Quello che accade qui oggi non è magico, è emblematico della svolta possibile in Italia.

Questo è, infatti, anche il percorso che immagino e vorrei per il nostro paese. Quando 13 mesi fa ci è stata affidata, dal Presidente della Repubblica e dai partiti in Parlamento che ci hanno sostenuto, la responsabilità di rimettere in carreggiata l’Italia, eravamo consapevoli che ci sarebbero stati diversi sacrifici da chiedere agli italiani.

L’Italia aveva la febbre (e anche alta) e non si poteva curare con una semplice aspirina. Aveva bisogno di una medicina che non curasse solo gli effetti esteriori o alleviasse soltanto i sintomi. Una medicina amara, non facile da digerire. Ma assolutamente necessaria. Per andare a fondo ed estirpare la malattia. Che, poi, per andare oltre la metafora, sono proprio le riforme strutturali spesso promesse ma non molto mantenute nel corso degli anni.

L’azione del governo è, ben inteso, solo all’inizio anche se l’azione di questo governo è praticamente terminata. Penso che sarebbe irresponsabile – e credo che nessuno oserebbe farlo – dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti, certo su obbligo del governo, ma con una disponibilità che non abbiamo registrato in altri paesi europei e mediterranei che hanno dovuto sottoporsi a cure così intense; perché gli italiani hanno capito questa necessità e sarebbe – credo – veramente irresponsabile e non oso pensare che avvenga, dissipare questi sacrifici che potrebbero essere prontamente spazzati via e dover ricominciare tra qualche anno, se si cedesse ad una prospettiva per credere di ottenere il consenso nel breve periodo dagli italiani, di rifarli piombare in uno stato leggermente nirvanico e lontano dalla realtà.

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