Ci siamo impegnati anche sul fronte dell’attrazione degli investimenti esteri. È facile ragionare in astratto sull’attrazione degli investimenti esteri; personalmente ho visitato più di trenta paesi a cercare di rappresentare le riforme che l’Italia sta facendo e devo dire che stanno arrivando i risultati. Dopo la recente missione in Qatar abbiamo siglato un accordo per oltre un miliardo di euro di investimenti nel Made in Italy e lo stesso qualche settimana fa con il governo cinese. Ma è anche bello, molto importante e molto incoraggiante che un’impresa globale a base e storia italiana senta l’attrattiva ritrovata certo anche con un senso di responsabilità ma anche perché non esclude certo che possa diventare questo economicamente conveniente di investire in Italia.
Voglio chiudere con una considerazione che parte qui da Melfi. Oggi si sta lanciando una sfida importante, importantissima per il futuro dell’Italia e per il futuro della dignità e della forza con la quale l’Italia sarà nella cabina di regia dell’Europa. Si sta finalmente progettando un futuro. Si ragiona troppo poco di futuro in Italia; qui quello di cui tutti voi siete partecipi è un’azione ma è anche un ragionamento concreto sull’Italia del futuro. Non bisogna mai scoraggiarsi, dopo il tempo della semina arriva anche il tempo del raccolto.
L’Italia sta ricostruendo in sé gli anticorpi giusti, e quindi diventa più sana, e diventerà più forte. È stato detto il linguaggio della verità. Bene, io credo che questo sia essenziale a livello di impresa e mi pare – cari lavoratori – che nella vostra impresa, nel vostro gruppo industriale non manchi il linguaggio della verità pronunciato, qualche volta, con asprezza ma che apre a voi e a tutti gli occhi e trasmette poi una crescente volontà di agire.
Questo è essenziale anche a livello di paese e io credo molto nel fatto che a questo sforzo collettivo debbano cooperare ciascuno nel suo ruolo: le imprese, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, i pubblici poteri; operando in sinergia, accumunati in fondo da un solo filo – ne basta uno – un filo che prepara il futuro, cioè la volontà di fare le riforme, di accettare le riforme per cogliere nuove opportunità anche per i lavoratori e non invece legate, queste parti, da una catena che inchioda al passato, al rifiuto del cambiamento, il restare aggrappati ad un passato che non tornerà, arroccati a forme di tutela degli interessi dei lavoratori che nel tempo hanno l’effetto opposto.