La netta condanna dell’ONU costituisce un grande passo in questa direzione, poiché suggella l’intenso sforzo diplomatico di molti Paesi che hanno lavorato affinché si costruisse un consenso internazionale intorno alla lotta a questa pratica inutile e crudele. Un particolare ringraziamento va, in tal senso, alle rappresentanti degli Stati africani che hanno reso possibile portare a conclusione un lungo percorso che ha visto l’Italia particolarmente impegnata. Ugualmente, occorre ringraziare per il loro costante impegno la diplomazia italiana e le Associazioni della società civile, ed in particolare la ferrea determinazione della Senatrice e amica Emma Bonino.
Non deve stupire che un dibattito del genere investa anche la giurisprudenza occidentale. Le mutilazioni genitali femminili riguardano infatti, attraverso l’immigrazione, tutta l’Europa, che dunque è chiamata a interrogarsi se una tolleranza zero nei confronti di tali pratiche potrebbe davvero determinarne la cessazione o, purtroppo, indurrebbe una loro prosecuzione nell’intimo delle mura di casa con strumenti “artigianali” e in assenza di competenze mediche. Eventualità, quest’ultima, che va combattuta, se possibile, con ancora maggiore vigore.
Vorrei ricordare che l’importante successo della “Zero tolerance” nei confronti delle mutilazioni genitali femminili non nasce, certamente, dal nulla. L’Italia ha sempre sostenuto le iniziative volte al progresso verso l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile all’interno delle Nazioni Unite, che hanno condotto all’istituzione di un’entità integrata per l’uguaglianza di genere, di modo che la pace, la sicurezza, lo sviluppo economico e sociale e i diritti umani (Art. 1 della Carta delle Nazioni Unite) possano essere conseguiti più efficacemente. Al fine di eliminare la violenza e lo sfruttamento sessuale, soprattutto nei conflitti armati, abbiamo rafforzato, negli ultimi anni, il nostro impegno per il riconoscimento della violenza contro le donne come questione legata ai diritti umani, così come pure i nostri sforzi nella lotta contro la discriminazione de iure o de facto delle donne, ovunque essa avvenga, e nel porre fine all’impunità per l’uso diffuso della violenza sessuale, in particolare nei conflitti armati. Tema, quest’ultimo, che, vorrei ricordarlo, rappresenta una delle priorità della Presidenza britannica per il prossimo Vertice G8 di Lough Erne, in Irlanda del Nord.