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Informativa alla Camera dei Deputati del Presidente del Consiglio, Mario Monti, su due punti: sviluppi recenti e prospettive della politica europea

12 Gennaio 2012

MARIO MONTI, Presidente del Consiglio dei ministri.

Signor Presidente, onorevoli deputati, vi ringrazio per avermi dato l’ occasione di poter riferire sull'azione di politica europea del Governo. È fondamentale contare sull'indirizzo e sul contributo del Parlamento e abbiamo già avuto modo di intrattenerci, in precedenti occasioni, anche in quest'Aula, sugli indirizzi della politica europea dell'Italia. torniamo a farlo oggi a seguito dei recenti passi che abbiamo compiuto lungo le linee che abbiamo individuato e discusso insieme. L'Italia deve giocare un ruolo attivo per contribuire a condurre l'Europa di nuovo sul cammino della stabilità e della crescita. L’azione che conduciamo all'interno del Paese con le politiche di risanamento e con le politiche di crescita sono dirette a raggiungere tali obiettivi in Europa.

Oltre a incontri in sede istituzionali europee, l'ultimo dei quali l'8 e il 9 dicembre a Bruxelles, ho avuto una serie di colloqui bilaterali e trilaterali con Sarkozy il 6 gennaio e con la Cancelliera Merkel l’11 gennaio, ed entrambi saranno nostri ospiti a Roma il 20 gennaio. Prima di allora, il 18 gennaio, saremo a Londra per incontrare il Primo Ministro David Cameron e stiamo avendo altri contatti, in particolare con il Primo Ministro polacco Tusk e il Primo Ministro belga Di Rupo. Abbiamo voluto questa serie di colloqui per preparare gli importanti appuntamenti del 23 e del 24 gennaio a Bruxelles,e cioè l'Eurogruppo e l'Ecofin, e il 30 gennaio il Consiglio europeo.

L'agenda europea di queste settimane è particolarmente concentrata su due tematiche: il perfezionamento ulteriore dei sistemi di disciplina di bilancio; l'altra, più nuova e complementare alla prima, sulla quale stiamo particolarmente spingendo, è l'agenda della crescita.

Sappiamo che l'esito del Consiglio europeo dell'8-9 dicembre è stato soddisfacente solo in parte. Gli osservatori e, soprattutto, i mercati finanziari hanno percepito una timidezza nelle conclusioni relative alla crescita e una certa inadeguatezza del capitolo relativo al rafforzamento dei cosiddetti firewalls, cioè delle munizioni per combattere il contagio finanziario. In quell'occasione è stato deciso dai Capi di Stato e di Governo di varare, al più presto, un accordo o trattato - prevedibilmente, a 26 e non a 27, per la non adesione del Regno Unito- sul cosiddetto fiscal compact, un “patto” sulla disciplina fiscale. La Conferenza intergovernativa per questo nuovo trattato è in corso ed è in fase avanzata. Il Governo italiano vi persegue tre obiettivi fondamentali.

Il primo è quello di assicurare l'unitarietà e l'integrità del diritto dell'Unione europea e del suo quadro istituzionale, in modo da poter rapidamente promuovere una futura integrazione del nuovo trattato internazionale nel quadro dell’Unione Europea. Questo è un obiettivo in linea con la posizione italiana volta favorire il metodo comunitario, e che sta molto a cuore anche al Parlamento europeo.

La seconda priorità negoziale dell'Italia, per quanto riguarda la disciplina delle finanze pubbliche, è quello di evitare che si introducano vincoli più rigidi, limiti procedurali o ulteriori sanzioni rispetto a quelli già esistenti nell'ambito del Patto di stabilità e di crescita dopo le riforme accettate nel quadro del cosiddetto six pack, approvato dal Consiglio e dal Parlamento Europeo solo pochi mesi fa.

In terzo luogo, se l'obiettivo dichiarato di questo esercizio è anche quello di dotare l'Unione economica e monetaria di un più solido pilastro economico, è necessario bilanciare le norme relative alla disciplina delle finanze pubbliche con disposizioni volte a promuovere la crescita e le politiche per la competitività, in primo luogo rafforzando l'integrazione economica all'interno del mercato unico.

È opportuno aggiungere qualche parola in più sull'aspetto relativo alla disciplina delle finanze pubbliche. Infatti questo aspetto particolarmente sensibile, dato che l’Italia sta attraversando una fase di transizione da un passato, ormai abbastanza remoto, di comportamenti segnati da indisciplina finanziaria alla fase attuale di forte e coerente disciplina. Non vorrei, in proposito, che si pensasse che si stiano introducendo vincoli ulteriori nella sostanza della disciplina. L'obbligo di ridurre il divario del rapporto tra debito pubblico e Pil da quello attuale per arrivare all’obiettivo del 60 per cento è già legge europea. Quindi, non è una nuova introduzione di questo severo, ma fattibile, percorso di rientro ma è contenuta nel cosiddetto six pack accettata dai Governi – anche dal governo italiano dell’epoca -, con negoziati che hanno avuto luogo nell’ultimo anno e mezzo, anche se a volte sulla stampa viene menzionata come se fosse una nuova decisione.

Così come non è una novità introdotta dal Governo attuale l'obiettivo di ridurre a zero il disavanzo pubblico per l'anno 2013. Quello che d'altra parte abbiamo voluto assicurare è che, rispetto alle decisioni di un anno fa in materia di six pack, venissero rispettati entrambi gli aspetti della dinamica di rientro del debito: quello relativo alla forte e continua diminuzione, accettato dal governo italiano di allora, e quello di avere un quadro qualitativo di criteri di valutazione per l’applicazione concreta di quella prospettiva di rientro, per il quale lo stesso governo si era battuto con successo. Credo di poter dire che ci stiamo riuscendo, ma il 30 gennaio avremo maggiori certezze e per noi si tratta di un obiettivo molto importante.

La strategia e la tattica che dobbiamo seguire in sede internazionale sono: da una parte, non mettere in dubbio la volontà dell'Italia di stare alle regole europee in materia di disciplina finanziaria. Sarebbe del tutto irrealistico voler modificare questo quadro, che è il risultato di decisioni europee prese con il pieno concorso dell'Italia nel corso degli anni. Al tempo stesso, occorre confermare nella realtà e nelle apparenze l'immagine di un Paese maturo che accetta una disciplina finanziaria necessaria e ragionevole. Allo stesso modo, non bisogna rinunciare a rivendicare quel ventaglio di indicatori più qualitativi, che sono importanti per noi, non per eludere lo spirito e la sostanza della disciplina, ma per evitare di cadere prede di un formalismo eccessivo.

È superfluo affermare in questa aula queste dinamiche internazionali sono molto complicate; ma è importante ribadirlo per l’opinione pubblica. Ci sono degli aspetti bilaterali, come quello in cui siamo impegnati in questi giorni per costruire posizioni al tavolo europeo. Vedo il Ministro Frattini che ha molta più esperienza di me in tutto ciò, non mancano peraltro in quest'Aula autorevoli personalità che sono state Ministri degli esteri della Repubblica italiana, ne vedo in diversi settori, e saluto anche il presidente D'Alema. Ma non è un viaggio a Berlino o un viaggio a Parigi o un trilaterale con Francia e Germania a Roma che cambiano la decisione europea: sono cose che vanno pazientemente costruite. È facilissimo fare passi indietro nel non avere più la fiducia nel dialogo con questi partner, ma è molto difficile e faticoso fare passi avanti. È quello che stiamo cercando di fare e il concorso e l'appoggio del Parlamento sono ovviamente fondamentali in questo senso.

Voglio rapidamente concludere, indicando le ragioni per le quali noi riteniamo che il trattato sul fiscal compact sia importante e sia quasi ancora più importante averlo alle spalle anziché di fronte; quindi io non vedo l'ora che il 30 gennaio si possa chiudere questa trattativa, perché è rilevante regolare l’intera disciplina del bilancio. L’Europa tuttavia non è solo questo ed è molto importante che si investa più energia politica costruttiva sul versante della crescita, un settore che solo nostalgici di politiche che hanno avuto raramente successo possono pensare derivi da un allargamento ampio della domanda attraverso i disavanzi pubblici. Non è questo l'orientamento delle economie di oggi, né credo del pensiero economico in Italia. Non si tratta quindi di cercare di fare crescita effimera, e in questo modo lo sarebbe, tornando a comportamenti di disavanzo, men che meno di politiche monetarie lasche, che in ogni caso ormai non sono più - come sappiamo - nell'ambito delle competenze nazionali. Si tratta di sfruttare tutto il potenziale che un continente integrato può dare per crescere di più.

Questo per ora non è stato fatto, né dalle istituzioni europee nè dai principali Stati membri, per questo noi stiamo operando di concerto con Germania e Francia. Ho fatto riferimento alla Polonia e al Regno Unito, proprio perché questi sono due grandi Paesi non membri della zona euro, ma che hanno una visione di crescita attraverso la competitività e l'integrazione dei mercati che credo sia utile per loro, per l'Italia e per l'economia europea. Ecco che, stando al tavolo della disciplina finanziaria, vogliamo contemporaneamente essere al tavolo di altri aspetti della costruzione dell'Europa, poiché tra l'altro (questo è un argomento che uso molto, per esempio, con la Cancelliera Merkel) una maggiore crescita è anche nel medio termine condizione indispensabile per la stessa sostenibilità della disciplina finanziaria.

Poter archiviare il trattato sul fiscal compact per cominciare ad applicare (non archiviare per dimenticare) ci darà maggiore possibilità di concentrarci sugli obiettivi della crescita, sui quali veramente in varie occasioni in futuro - la lunghezza del quale sfugge alla capacità di previsione di chi vi parla - vorrei poter sollecitare e ottenere il contributo del Parlamento per dare concretezza di articolazione alle proposte italiane per la politica della crescita.

Vorrei, infine, dire che tout se tient, tutto è legato. Dopo che sarà stato acquisito a livello costituzionale questo accordo sul fiscal compact a livello europeo, che include anche (e mi rallegro per lo stato di avanzamento nel Parlamento italiano) la trasposizione in termini di regola del pareggio di bilancio nelle singole Costituzioni nazionali, e quindi una volta che il contesto europeo sarà diventato strutturalmente disciplinato dal punto di vista dei bilanci pubblici, non è escluso che la stessa Banca centrale europea, nelle cui decisioni non possiamo entrare, si senta per così dire più rilassata.

Vedo il presidente Giorgetti al centro e ricordo che questa occasione in Aula, grazie al Presidente della Camera dei deputati, è anche una risposta doverosa e di attenzione da parte del Governo, in modo ampliato, alla richiesta che il presidente Giorgetti, a nome anche di altri presidenti di Commissione, aveva formulato affinché il Governo riferisse originariamente sul risultato del Consiglio europeo di dicembre. Mi sono permesso di portarci un pò più vicini all'attualità.