Emblema della Repubblica
Governo Italiano
Presidenza del Consiglio dei Ministri

Servizi e ricerca nel sito

Inaugurazione del Forum PA 2012

16 Maggio 2012

Gentile Presidente Mochi Sismondi, Signori Ministri, Autorità, Signori e Signore con vivo compiacimento intervengo all’evento inaugurale della ventitreesima edizione del Forum PA.

Per effetto dell’evoluzione tecnologica e dell’innovazione continua, la formazione e l’aggiornamento rappresentano oggi un imperativo per tutti, indipendentemente dall’età anagrafica e dal tipo di attività professionale svolta.

Questa esigenza è, se possibile, persino amplificata per i dipendenti pubblici, che si trovano ad affrontare sfide aggiuntive quali l’efficienza dei servizi, l’ammodernamento della macchina burocratica, la digitalizzazione dei processi.

Le riforme intraprese negli ultimi anni hanno impresso una accelerazione notevole a queste sfide. I risultati conseguiti ad oggi, con il contributo di tutti, sono incoraggianti. Per questa ragione è necessario perseverare, senza esitazioni di sorta, sulla strada dell’efficienza.

Una Pubblica Amministrazione efficiente rappresenta un requisito essenziale non solo per la competitività del Sistema Paese, ma anche per garantire ai cittadini il pieno esercizio dei propri diritti e doveri.

Per queste ragioni, l’azione di Governo include un portafoglio ampio di misure volte a consolidare il percorso di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia del settore pubblico.

Svilupperò tra un attimo questi concetti, non prima, però, di aver rivolto un ringraziamento a tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione che in questa fase di forti tensioni affrontano particolari criticità, persino rischi per la propria incolumità, come la cronaca degli ultimi giorni ha purtroppo documentato, ribadendo loro che la vicinanza e il supporto del Governo sono incondizionati e costanti.

Il fatto che membri della pubblica amministrazione siano chiamati ad operare con funzioni molto delicate, molto impopolari, non significa che l'importanza di quelle funzioni sia meno essenziale. Anzi. E non significa che il rispetto che i cittadini devono loro sia diminuito, anche in una fase in cui è legittima una certa insofferenza dei cittadini per i costi complessivi e per la non ancora adeguata funzionalità complessiva della pubblica amministrazione.

Quindi il tema che ci vede qui oggi riuniti, il tema che impegna tante persone nel lavoro quotidiano di dare maggiore efficienza ed efficacia alla pubblica amministrazione, è anche evidentemente un tema essenziale per la sostenibilità di una democrazia e per la ricostruzione di un rapporto più basato sulla fiducia, nel senso bilaterale tra il settore pubblico e i cittadini e tra ciascuno di questi due termini e le autorità politiche. Quindi quello che ci vede qui oggi impegnati non è certamente solo un tema tecnico.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E COMPETITIVITÀ' DI SISTEMA

Il settore pubblico, originariamente collegato alla “funzione” autoritativa dello Stato, viene ormai da decenni considerato un centro di erogazione di servizi al pubblico e, in tale veste, assume un rilievo centrale nell’economia di un sistema: può quindi rivelarsi un ostacolo “burocratico” o un fattore di competitività e di sviluppo che crea il contesto in cui gli operatori economici privati, ma anche pubblici, agiscono.

Mi riferisco ai settori di diretta rilevanza economica, ma il discorso non può andare disgiunto dai servizi sociali, dall’istruzione, dai beni culturali e, più in generale, dai servizi alla persona.

L’impegno del Governo nel settore pubblico si giustifica quindi sulla base sia di considerazioni di ordine macroeconomico, sia di valutazioni ordinamentali, in quanto è il settore pubblico che accompagna, dalla nascita alla morte, la vita del cittadino nella società.

Non esiste quindi una politica del settore pubblico, una politica per la pubblica amministrazione. Vi è piuttosto un concorso di politiche pubbliche per la definizione di un quadro di sistema del settore pubblico in grado di dare servizi di qualità ai cittadini: servizi diretti (scuola, assistenza, sanità) e servizi strumentali e di contesto per l’economia. E su queste politiche, che concorrono a una visione del nostro Paese proiettata verso il futuro, abbiamo svolto le nostre riflessioni anche nel Programma Nazionale di Riforma, perché il futuro nostro e delle generazioni giovani non può che essere proiettato in Europa. Come sapete è l’Europa che ha chiesto a tutti gli Stati membri di articolare e incardinare le proprie riflessioni sul futuro, sollecitandoli cosí ad averne davvero nel documento-programma nazionale di riforma.

E’ in quest’ottica, se guardiamo all’agenda di questo Governo (ma non solo di esso), che vanno viste le politiche sulle liberalizzazioni, sulle semplificazioni, sull’agenda digitale e in genere gli interventi che mirano a migliorare il funzionamento delle amministrazioni pubbliche.

Senza dimenticare il tema della cosiddetta semplificazione dei livelli di governo che, sul piano più strettamente ordinamentale, mira ad assicurare una più efficiente governance delle decisioni pubbliche in un sistema “multilivello” come è il nostro (e come quello della maggior parte delle grandi democrazie (e non solo democrazie: ci sono grandi e grandissimi Paesi che oggi non sono democrazia pur essendo economia di mercato, che trovano nella problematica relativa ai livelli di governo un punto di tensione molto forte ai fini della stessa stabilità dell'economia e dell'evoluzione del loro sistema di governance politica. Per esempio, la Repubblica popolare cinese).

Ognuno di questi capitoli vede il Governo impegnato in iniziative normative e, soprattutto, di attuazione di norme e disposizioni già vigenti.

Anzitutto le liberalizzazioni, che in quest’ambito riguardano in particolare il collegamento con il tema più ampio del perimetro dello Stato e del ruolo ad esso attribuito. Con una serie di disposizioni contenute soprattutto nei decreti “Salva-Italia” e “Cresci-Italia”, nonché con le riflessioni che sono attualmente in corso nell’ambito del processo di spending review, il Governo sta affrontando il tema della presenza del pubblico e delle relative modalità in diversi settori di attività che, senza alcun danno per il cittadino, anzi, molto spesso recando un vantaggio netto, potrebbero essere abbandonati dalle pubbliche amministrazioni o nei quali se ne potrebbe prevedere un diverso ruolo.

Molto è stato fatto anche in materia di semplificazioni. Dopo l’approvazione del provvedimento “Semplifica Italia”, che contiene già un pacchetto di misure di semplificazione direttamente operative, il Governo è ora impegnato, in accordo con le regioni e le autonomie locali (l’intesa in Conferenza è stata raggiunta qualche giorno fa), nell’attuazione di un programma di riduzione degli oneri amministrativi, adottato secondo gli indirizzi della Commissione europea e con una metodologia largamente condivisa dello Standard Cost Model. Il complesso processo di attuazione sia del decreto “Semplifica Italia”, sia di disposizioni di legge varate dai governi precedenti, che avevano grande valore innovativo e di semplificazione ma che non avevano ancora trovato attuazione (per mancanza di tempo o per le difficoltà che le politiche di sburocratizzazione sempre incontrano), richiede molto lavoro, un lavoro direi quotidiano, costante, tenace; ma siamo impegnati su questo fronte consapevoli, da un lato, che le risorse liberate attraverso la riduzione degli oneri amministrativi per i cittadini e le imprese sono risorse che concorrono, tutte, alla crescita; dall’altro, che questa è una partita che coinvolge, in primo luogo, quel giacimento di capitale umano che è presente nelle pubbliche amministrazioni, che vorrei si sentisse coinvolto, con un ruolo positivo, in questa grande sfida per l’ammodernamento del nostro Paese in un momento di difficoltà generale.

A proposito del momento di difficoltà generale, vorrei dire qual è la mia sensazione quando sento parlare di “fase 1” e di “fase 2” dell'attività del Governo. E’ normale per gli osservatori, per la stampa, per lo stesso mondo politico, cercare criteri di ordinamento e di classificazione. E’ un'esigenza della natura umana. Io non vedo però una distinzione tra “fase 1” e “fase 2”. Se “fase 1” significa gestione di crisi che comportano anche aspetti di emergenza, signori, siamo sempre nel pieno di una “fase 1”.

Vediamo cosa succede in Europa, in Grecia; vediamo qual è la preoccupazione principale nell'agenda del G8 che inizierà presto a Camp David. La preoccupazione è soprattutto, oltre che su temi strategici di vasta portata, sul tema dell'economia europea, dell'eurozona. Abbiamo quindi la grande tranquillità psicologica e politica che ci deriva da un fatto: all'interno del Paese si sa, e anche all'esterno - credo che l’ambasciatore Thorne potrebbe autorevolmente confermarlo - che in una situazione di crisi come quella di oggi, come quella nella quale questo Governo ha esordito a metà novembre, l'Italia si trova in due situazioni profondamente diverse.

Perché oggi, di nostro, non contribuiamo alla crisi come rischiava di essere in quella fase di qualche mese fa. Ma ciò non toglie che se, malgrado il contributo che gli Stati Uniti, l'Italia, diversi paesi europei stanno fornendo per la gestione e il superamento della crisi, questa dovesse tracimare, l’Italia si ritroverebbe con la coscienza pulita ma con mercati finanziari molto turbati. E’ quindi una “fase 1” che continua.

D'altra parte la “fase 2”, se per “fase 2” vogliamo intendere quella destinata alla crescita, è iniziata fin dal primo giorno dell'attività del Governo; quando, per esempio, dentro provvedimenti pesanti per il consolidamento del bilancio pubblico, abbiamo mantenuto aperti spazi nella fiscalità delle imprese e del lavoro per salvaguardare le prospettive di crescita. I provvedimenti sulle liberalizzazioni sono anch'essi tutti volti, superando le resistenze corporative e le rendite di posizione, a dar fiato alla crescita oltre che a favorire le generazioni future rispetto ai detentori di potere economico nel presente.

Quindi l’impegno nostro, dei colleghi seduti qui e di tutto il Governo, ma anche - credo di poter dire, presidente Del Rio - di tutto il sistema pubblico italiano, è contemporaneamente di “fase 1” e di “fase 2”, che si intrecciano in modo molto “abbracciante”.

Lo dimostra, tra l’altro, il successo della consultazione pubblica telematica: sulla spending review la maggior parte delle proposte sono venute da dipendenti pubblici ed a loro va dato atto che in questo momento di sacrifici per tutti, e anche per loro, il senso di responsabilità, la collaborazione e l’impegno non sono mai venuti meno.

Un punto essenziale è rappresentato dall’agenda digitale - tema prioritario della strategia per la crescita 2020 a livello di tutta l'Unione europea. E qui voglio dare atto con convinzione dell'importante lavoro che, nel Governo che ha preceduto questo, e sotto l’egida e la responsabilità del ministro Brunetta, è stato fatto sul tema dell’agenda digitale. Allora, da fuori, guardavo all'attività del ministro Brunetta sui temi della pubblica amministrazione, e dell'agenda digitale in particolare, con mai celata ammirazione. Non so se anche il ministro Brunetta sappia che anche la scelta che ho fatto per il ministro che gli sarebbe succeduto in queste delicate funzioni, quella del professor Patroni Griffi, è avvenuta in primis ovviamente per le grandi riconosciute capacità e qualificazioni del ministro, ma anche perché, data la sua collaborazione col ministro Brunetta, ho pensato che questo fosse un elemento di continuità. La mia stima e ammirazione per il ministro Brunetta non è venuta meno ora che non fa più parte del Governo. Ed è per questo che seguo con pari attenzione e continui sentimenti di stima le osservazioni e le critiche che l'onorevole Brunetta copiosamente destina all’attività del Governo, indipendentemente dalla forma in cui sono manifestati.

Il Governo ha istituito, nel “Semplifica Italia”, la cabina di regia sull’agenda digitale composta dai Ministri Passera, Profumo, Patroni Griffi, Barca, dal Vice Ministro Grilli e dal Sottosegretario Catricalà. I lavori della cabina di regia stanno andando avanti con l’impegno diretto dei Ministri e con l’impegno delle amministrazioni che, lavorando insieme nei gruppi tematici ed ascoltando tutti i protagonisti attraverso, anche qui, la consultazione pubblica, proporranno, a breve, un piano di azione. I primi segnali che vengono dagli approfondimenti dei gruppi di lavoro sono incoraggianti: molte azioni si ipotizza possano essere fatte senza particolari sforzi aggiuntivi, o perché l’attività già svolta è stata condotta in modo appropriato (si tratta solo percorrere “l’ultimo miglio”), o perché l’innovazione consente di fare oggi tante cose con minori risorse rispetto al passato. Penso, ad esempio, alla possibilità, oggi alla nostra portata, di far dialogare i cittadini e le imprese con la Pubblica Amministrazione in modalità esclusivamente digitale. Abbiamo ormai gli strumenti per farlo: dall’identità digitale alla possibilità di chiedere una autorizzazione per l’apertura di una nuova impresa o prenotare una indagine diagnostica, pagare e ricevere la ricevuta, tutto online. Non sono utopie. Si tratta di cose vere, reali che già oggi esistono nel nostro Paese: dobbiamo però sistematizzarle e diffonderle. E’ chiaro poi che il tema del digitale ci coinvolge anche nelle grandi sfide di sistema: infrastrutture, clouding, smart cities: si tratta di scelte strategiche determinanti per il futuro del Paese, in relazione alle quali non si possono commettere errori di valutazione.

Infine, vorrei toccare il punto essenziale del miglior funzionamento della Pubblica Amministrazione: qui l’impegno del Governo è volto ad assicurare, da un lato, l'attuazione piena e completa delle misure normative già vigenti (su merito, valutazione della performance, trasparenza), dall'altro a rafforzare il sistema di responsabilizzazione della dirigenza pubblica, che costituisce il “datore di lavoro” nella pubblica amministrazione: reclutamento selettivo, poteri e responsabilità, formazione di eccellenza sono gli elementi che devono concorrere a una identità forte al servizio del Paese e dei suoi cittadini.

Ma questo contesto va attualizzato e collegato alla spending review. Non sarebbe infatti corretto, o sarebbe quanto meno parziale, guardare alla revisione della spesa solo, ed esclusivamente, come “taglio” della spesa; si tratta piuttosto di ricercare una migliore allocazione delle risorse che, in un momento di difficoltà come quello attuale, può sì voler dire cogliere opportunità di risparmio ma che, in linea generale, significa utilizzo più oculato ed efficiente delle risorse che i cittadini, attraverso la tassazione, conferiscono allo Stato. Il risultato della spending review non deve rappresentare uno sforzo una tantum, di durata effimera, ma entrare a far parte, in maniera duratura e “strutturale”, della “cassetta degli attrezzi” della Pubblica Amministrazione.

Infine, non possiamo dimenticare che operare nella Pubblica Amministrazione significa erogare servizi. L’impegno per servire meglio e in modo più efficiente i cittadini, per erogare servizi migliori, passa inevitabilmente attraverso il lavoro di chi opera nelle amministrazioni. In questo quadro occorre consentire una più efficace, estesa e condivisa applicazione dei principi di valutazione e valorizzazione del merito contenuti nelle recenti riforme del lavoro pubblico e al contempo valorizzare l’apporto che le regioni, le autonomie locali e le rappresentanze sindacali, in una rinnovata stagione di confronto, possono dare, nel rispetto del ruolo di ciascuno. E’ necessario uno sforzo unitario per raggiungere tali risultati: sono convinto che la Pubblica Amministrazione italiana abbia la maturità e le risorse necessarie per affrontare le difficoltà, nonostante gli ulteriori sacrifici che, anche questo settore, sarà chiamato a sostenere.

Vi ringrazio per l'attenzione, per la cura e la passione che dedicate a queste tematiche, per il contributo che, a vario titolo, date tutti a rendere la pubblica amministrazione, quindi la vita italiana, migliore. Grazie.