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Incontro con i ragazzi dell’Associazione Rondine ad Arezzo

13 Maggio 2012

“Ringrazio il presidente e fondatore di Rondine - Cittadella della Pace, professor Franco Vaccari, innanzitutto per l’invito e poi per le parole di saluto e di stima. Con lui ringrazio tutte le persone, compresi i promotori, che hanno reso possibile nel corso degli anni questa straordinaria iniziativa e soprattutto saluto e ringrazio gli studenti con cui ho passato un’ora e mezza, due ore di grandissimo interesse e di grande calore, in questo borgo toscano così insolito dove si respira un clima culturale e spirituale di rara luminosità malgrado questi nuvoloni incombenti oggi sul cielo di Toscana. Condividendo il pranzo con questi giovani sono rimasto colpito dalla sincerità e intensità dei loro rapporti, al punto da non credere almeno nella fase iniziale della conversazione che davvero vengano da luoghi in cui una storia di conflitti li vuole nemici: per alcuni di loro il conflitto dura da decenni e tuttavia da questo borgo si diffondono prospettive di pace per terre vicine e lontane dall’Italia, abitate da popoli a noi molti cari, innanzitutto i Balcani, il Caucaso e il Medio Oriente… E’ stato interessantissimo, immagino che molti di voi abbiano avuto questa esperienza, di incontro e conversazione, sentire per esempio che cosa li ha motivati nel venire qui: piuttosto un’occasione comunque importante e interessante di fare degli studi in Italia o proprio lo specifico di questa formula di doversi trovare a convivere con il nemico - tra virgolette. Noi vediamo certamente il loro come un gesto di coraggio, di apertura, di tolleranza ma nei loro Paesi, nel loro popolo, nei loro rispettivi popoli può essere visto quasi come un gesto di allontanamento e tradimento, laddove la missione storica è combattere l’altro con cui loro vengono qui a convivere e questo da anche l’idea della grandezza della formula che è stata proposta.

Con la vostra azione educativa quotidiana si costruiscono ponti solidi, rapporti personali, incontri interculturali senza nessuna retorica. Uno dei modi con cui lei presidente ha definito Rondine è il luogo dove si sta a tavola col nemico per rovesciare l’inimicizia. Stando con voi ho compreso la forza e la concretezza di una esperienza innovativa, perché parte dai poli che sono più distanti, i nemici. Ho compreso anche che questi giovani hanno abbandonato la guerra e la violenza ma non l’impegno che produce civiltà, perché lotta con gli altri, mai contro gli altri. Loro hanno osato e trovato la via, non arrendersi, sono i veri leader di domani, leader di cui le loro Regioni nel mondo hanno bisogno. Ascoltando le loro testimonianze ho accostato spontaneamente la loro esperienza alle esperienze dei giovani italiani ed europei e più in generale a tutti noi. Per l’Italia la guerra è solo un ricordo, ma il presente è segnato da forti tensioni sociali dovute certamente alla crisi economica, alla mancanza di lavoro, alla difficoltà di fare impresa ma anche a una crisi profonda generata dalle rapide trasformazioni e dall’inevitabile disorientamento che queste comportano. Una crisi economica che però se non è affrontata con convinzione e coraggio può diventare una crisi culturale e di valori. E’ inevitabile nella fase attuale che cresca il disagio sociale, che la precarietà alimenti un senso di malessere, che ci siano segni a volte gravi di incrinatura nella coesione sociale. Nessuno accetta volentieri i sacrifici e le restrizioni economiche, si tende a diffidare degli altri che sembrano sempre meno colpiti o più fortunati, l’insicurezza genera ripiegamento su se stessi, frustrazione, rabbia, aggressività al bar o per strada, a scuola, o in fabbrica, in un ospedale o in un consiglio comunale ma se continuiamo a guardarci con reciproco sospetto si alimenta la paura, si indeboliscono le nostre forze. Da qui, da Rondine vediamo con chiarezza che c’è una via che possiamo praticare, una via per tutti: non arrendersi ma reagire insieme.

Il senso dello sforzo comune che certo deve basarsi su un’equa ripartizione del peso a carico di ciascuno, sulla base delle possibilità di ciascuno: questa è la via d’uscita sia sul piano personale che su quello della collettività. Mi avete fatto due domande. Allargando lo sguardo e accogliendo la domanda fatta dalla giovane Rijuda vorrei rispondere che senza dubbio fenomeni migratori di così vasta portata ci trovano spesso impreparati. Persone di culture tanto diverse sbarcano nel nostro Paese alla ricerca di una vita dignitosa e abbiamo dei pre-allarmi, delle pre-informazioni di possibili aumenti ulteriori di questi sbarchi a seguito della situazione in Siria. Persone di culture tanto diverse sbarcano nel nostro Paese appunto alla ricerca di una vita dignitosa. Da questi esodi forzati non può nascere certo serenità, anzi è motivo di grandi tensioni sociali, difficili da gestire e tuttavia non si può sperare che cessino per miracolo gli arrivi dalla sponda Sud del Mediterraneo. E ho apprezzato che proprio Rondine stia avviando un nuovo progetto per formare esponenti della futura classe dirigente di Egitto, Libia e Tunisia. Da qui parte un altro messaggio di speranza: creare un ponte di fiducia fra le giovani generazioni dei diversi Paesi del Mediterraneo, non alimentare il pregiudizio, non farsi prendere da timore e smarrimento, vedere gli altri non come nemici ma come possibili e immediati alleati. Di nuovo mi pare che da qui ci venga indicato un monito per tutti: non arrendersi ma agire o reagire insieme.

La seconda domanda è stata la testimonianza del giovane proveniente dal Caucaso, Khan. Tocca una corda a noi, a me cara, l’Europa. Tra l’altro Arezzo è luogo di importanti iniziative europee, qui ne abbiamo il promotore. Iniziative che si ricorrono e che riconducono lo sviluppo dell’Europa di oggi a valori che questo territorio aretino ha vissuto intensamente e propagato dal punto di vista culturale e civile anche nel periodo immediatamente post-bellico. Nel dopoguerra chi intuì e fece vivere l’Unione Europea ci ha lasciato una testimonianza molto simile alla vostra, ragazzi, nessuno si è arreso davanti alla vastità del progetto. Tutti hanno lottato per realizzarlo e poi l’hanno consegnato a noi per portarlo a compimento e pensiamo che pochi giorni fa, il 9 maggio, era il 62esimo anniversario della famosa Dichiarazione di Schuman, con la quale la Francia proponeva alla Germania di mettere in comune le risorse che avevano costituito la base delle rispettive industrie belliche, il carbone e l’acciaio. Ogni tanto penso oggi che quasi tutto il decidere nella politica, in tutti i Paesi, è guidato dal breve periodo, dai sondaggi, da quello che penserà l’elettorato… Fosse stato tenuto intorno al 9 maggio del 1950 in Francia e in Germania un sondaggio, credo che l’idea della Dichiarazione di Schuman sarebbe stata ignominosamente affondata e così l’idea più importante, credo, del Ventesimo Secolo, certamente della storia europea del Ventesimo Secolo. Ebbene le vostre sono storie simili a quella dell’integrazione europea, Khan è colpito dal fatto che si passa da un Paese all’altro in Europa, senza quasi vedere il segno di frontiera e senza dover esibire il documento: e questo fa particolarmente impressione se uno viaggia nella zona di Strasburgo e passa senza accorgersene sul confine fra Francia e Germania che ha determinato lì o altrove la morte di milioni di persone. Ecco, ci chiede se è ancora un modello la costruzione europea o se sta facendo passi indietro: io direi tutte e due le cose. Sta facendo passi indietro ma è ancora un modello di grande importanza evidentemente e l’Italia ha il dovere e la volontà, nella sua tradizione, di contribuire come membro fondatore e con un’opinione pubblica tendenzialmente molto favorevole all’Europa a rimediare ai passi indietro e a far fare passi avanti. E direi che da questa crisi mondiale ed europea grave sentiamo di dover raccogliere la sfida proprio da questo luogo davanti ai giovani che hanno voltato le spalle alla guerra e alla violenza. Vogliamo portare a termine il progetto europeo dei nostri padri, vogliamo giungere a un’Europa unita che indichi anche agli altri popoli la via d’uscita dalla crisi. Qui ci sono israeliani oltre che palestinesi, il presidente d’Israele, Shimon Peres, quando gli si chiede chi è secondo lei il più grande personaggio dell’era contemporanea moderna francese risponde non Napoleone, non il generale De Gaulle ma Jean Monnet che ha ispirato la Dichiarazione Schuman e che quindi ha lanciato l’idea dell’integrazione europea. Jean Monnet è quello che ha unito in gran parte l’Europa ed è l’idea che noi dovremmo riprendere per il Medio Oriente e che qui le ragazze e i ragazzi mediorientali presenti grazie alla Rondine stanno mettendo nel loro spirito e nel loro sangue.

L’Unione Europea è Rondine, è esattamente Rondine nella sua storia e nella sua ispirazione. Il professor Vaccari ci ha detto prima che spera che da questa mia visita io possa trarre anche qualche motivo di ispirazione e incoraggiamento per l’attività del governo italiano in questa fase. Ebbene si, caro presidente io parto da qui sentendomi anche io una piccole rondine, perché si legge nei vostri documenti e ho sentito nelle vostre testimonianze che questo è un luogo, una via per la risoluzione del conflitto basata sul dialogo e sulla convivenza con il nemico, oltre la diffidenza, la propaganda e il pregiudizio. A me sta capitando esattamente di fare questo nel mondo politico italiano e faccio stare a tavola, qualche volta anche in senso letterale, il luogo dove si sta a tavola con il nemico per rovesciare l’inimicizia. Ci sono forze politiche italiane che si sono aspramente combattute ma nel cui fondo è vivissimo il desiderio di operare per il bene del Paese. E’ molto importante farli venire a Rondine o che la Rondine vada a Roma e che si faccia scoprire loro che al di là di una crosta più o meno spessa e legittima nella battaglia politica di animosa polemica rispettiva c’è, però, un sottofondo di grande impegno nei confronti del nostro Paese per il suo benessere collettivo. Questo sta venendo alla superficie con qualche momento di luce, con qualche momento di ombra, ma torno a Roma oggi pomeriggio più convinto e più contento del ruolo che mi è toccato di svolgere in questi mesi perché vedo che è possibile, che a Rondine su un terreno molto più complicato ci riuscite bene.

Concludo con un saluto e un augurio a questi ragazzi che ho, seppure brevemente, visto e sentito uno per uno. Voi lascerete l’Italia, è importante che torniate nei vostri Paesi anche se sicuramente sono aperte a voi attività professionali in Italia e in Europa dopo questi studi e questa straordinaria esperienza di convivenza. E’ bene, credo, che torniate nei vostri Paesi a portare lo spirito di Rondine ma credo che siate convinti che dentro di voi resta una traccia profonda di Italia. Ho sentito recentemente una definizione che mi ha convinto: l’Italia è un Paese molto forte per quanto riguarda il soft power, non ha lo hard power di certe potenze dominanti nel mondo ma ha un soft power che fa accogliere in Italia - tranne quei momenti che dobbiamo cercare di cancellare in cui è presa da una sfiducia in se stessa ingiustificata. Ha un soft power che consiste anche nel saper parlare a tutti in modo amichevole, nel saper suscitare in tutti e tra tutti, anche tra gli opposti, e anche fra i nemici una caratteristica umana di buon senso e di valori. Rondine è anche di questa così buona caratteristica dell’Italia una splendida testimonianza. Grazie per l’occasione che mi avete dato di conoscervi”.