5 Luglio 2012
Resoconto in corso di seduta
MARIO MONTI, Presidente del Consiglio dei ministri.
Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio per l'opportunità di riferire alla Camera sui risultati del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, così posso chiudere il cerchio che si era aperto con il dibattito di martedì della scorsa settimana sugli obiettivi di politica europea del Governo e l'adozione delle mozioni di indirizzo.
Dai vostri interventi nel dibattito avevo potuto trarre un'indicazione convergente: non doveva essere un Consiglio europeo come gli altri, come i numerosi altri Consigli europei che dall'inizio della crisi non hanno dato risposte risolutive e all'altezza delle aspettative. Credo di poter dire che il Consiglio europeo della settimana scorsa sia stato in effetti un Consiglio diverso da quelli del recente passato per la portata e per la qualità delle decisioni prese.
Ho già avuto modo di dire nel mio intervento al Senato, due giorni fa, che considero i risultati del Consiglio europeo un passo avanti per un'Europa più vicina alle aspirazioni dell'Italia, più orientata cioè alla crescita, più stabile e solidale, dotata di una governance più coerente e più democratica.
Conoscete già le decisioni principali prese dal Consiglio: è stato approvato un Patto per la crescita e l'occupazione che mobiliterà circa 120 miliardi di euro al servizio degli investimenti, delle imprese e dell'occupazione, in particolare dei giovani e delle donne; è stata riconosciuta l'importanza di condurre il risanamento delle finanze pubbliche in modo differenziato e più orientato alla crescita, proteggendo e incentivando gli investimenti pubblici produttivi; è stato confermato il ruolo del mercato unico come motore della crescita.
Il Consiglio ha inoltre preso atto del rapporto intitolato: «Verso un'autentica Unione economica e monetaria», preparato da quattro personalità istituzionali europee - il Presidente del Consiglio Van Rompuy, il Presidente della Commissione Barroso, il Presidente della Banca centrale europea Draghi e il Presidente dell'Eurogruppo Juncker - che ha definito una tabella di marcia per proseguire il percorso verso una maggiore integrazione finanziaria, fiscale e anche democratica in seno all'Unione economica e monetaria.
Infine, i Capi di Stato e di Governo dell'area euro hanno concordato una serie di linee di azione per spezzare il circolo vizioso tra debito sovrano e fragilità del settore bancario, una serie di linee d'azione che sono essenzialmente tre: l'intervento del meccanismo europeo di stabilità in favore della Spagna non avrà lo status di creditore privilegiato (se lo avesse avuto, ci sarebbero state certe conseguenze ostative dell'efficacia dell'intervento); si è aperta la possibilità di usare i fondi del Fondo «salva Stati» e del meccanismo europeo di stabilità per ricapitalizzare direttamente le banche, una volta che si è istituito un meccanismo di vigilanza unico a livello europeo; in terzo luogo, si è infine decisa la possibilità di ricorrere al Fondo «salva Stati» o, successivamente, al meccanismo di stabilità in modo più flessibile ed efficace per evitare differenziali eccessivi fra i tassi di rendimento dei titoli del debito sovrano per quei Paesi della zona euro - vorrei sottolinearlo - che sono in regola con le condizioni poste nel quadro del semestre europeo e del Patto di stabilità e crescita.
L'Italia è stata attiva nel concorrere alle decisioni su molti di questi temi, seguendo l'impulso che veniva anche dal Parlamento, molto dal Parlamento. Questo vale, in particolare, per i temi legati alle politiche per la crescita, dove ci siamo adoperati perché i temi del completamento del mercato unico e del rafforzamento della sua governance avessero un rilievo adeguato.
Inoltre, il Governo italiano si è adoperato perché vi fosse - quante volte il termine è risuonato in quest'Aula, così come in quella del Senato - un riconoscimento del ruolo degli investimenti pubblici produttivi nel sostenere l'attività economica in una fase di consolidamento fiscale e di riforme strutturali. C'è bisogno, infatti, di puntellare nel breve periodo gli interventi destinati ad accrescere, nel medio e lungo termine, la crescita potenziale.
Siamo soddisfatti delle conclusioni del Consiglio europeo su questo punto, perché seguono la trama, se non certamente la lettera, della golden rule e riconoscono la necessità di trattare diversamente la spesa in conto corrente e la spesa in conto capitale quando si esamina la salute dei conti pubblici di uno Stato membro. Quindi, a quattordici anni dalla nascita del Patto di stabilità e di crescita, l'espressione «crescita» nella denominazione del Patto esce dallo stato embrionale e meramente simbolico.
Come è noto, l'Italia si è inoltre adoperata, in modo particolare, perché il Consiglio europeo prendesse misure per la stabilizzazione dei mercati finanziari. Questo è avvenuto anche ponendo una riserva all'adozione delle conclusioni del Consiglio europeo relative alla crescita fino a che non fosse stata trovata un'intesa sugli aspetti relativi alla stabilizzazione a breve termine. Colgo qui l'occasione per illustrare un punto di procedura che ha destato qualche sorpresa e temporanea irritazione in alcuni Capi di Stato e di Governo a ventisette: quando il giovedì sera abbiamo raggiunto facilmente un accordo sull'importantissimo, a nostro parere, Patto per la crescita, io, in primo luogo, e subito dopo il collega Mariano Rajoy abbiamo fatto presente che, pur essendo pienamente soddisfatti di questo importante passo in avanti, non ritenevamo di poterlo in quel momento formalmente approvare in un contesto che richiede il consenso unanime e che avremmo subordinato la nostra adesione piena al Patto all'individuazione concorde di soluzioni ragionevolmente soddisfacenti per quanto riguarda l'altro obiettivo di meccanismi di stabilizzazione dei mercati finanziari della zona euro.
Eravamo consapevoli dell'apparente anomalia, perché il giovedì sera abbiamo condizionato un accordo raggiunto nella sostanza a ventisette ad un altro accordo, che sarebbe stato auspicabilmente da raggiungere il venerdì su un'altra materia e a diciassette. Ma abbiamo creduto di giocare sul fatto che il documento stesso che era stato messo sul tavolo come bozza delle conclusioni del Consiglio europeo a ventisette sottolineava, proprio nel preambolo, con grande chiarezza, che questo Consiglio europeo sarebbe stato dedicato - finalmente, aggiungo io e aggiungiamo tutti - all'obiettivo della crescita e che, tuttavia, in questa fase, l'ostacolo principale alla crescita è la tuttora percepita instabilità e fragilità dei mercati dei titoli sovrani dei Paesi della zona euro.
Abbiamo, quindi, ritenuto - credo senza forzature - di dire che proprio il dichiarato obiettivo della riunione di questi due giorni non sarebbe conseguito e non sarebbe percepito pienamente né dai nostri cittadini né dai mercati se ci astenessimo, dopo avere individuato due problemi legati, dal dare almeno un principio di soluzione anche al secondo, che viene dichiarato ostativo di una proficua soluzione sul primo.
Questo poi - devo dire - ha ritardato un pochino il rientro in patria degli altri dieci Capi di Stato e di Governo, che, però, sono stati poi lieti di poter dichiarare alle loro opinioni pubbliche un patto e un risultato complessivo sulla crescita più robusto, perché anche i Paesi non della zona euro vedono benissimo come la crisi della zona euro sia un inciampo per le politiche di crescita dell'Europa tutta. Come sappiamo, anche il Governo americano ha questo punto di vista. Abbiamo, quindi, in definitiva, contribuito a qualcosa che non è assolutamente perfetto, ma che è un passo avanti credo significativo.
Crediamo di avere così collocato nella decisione complessiva del Consiglio europeo pressappoco tutti gli obiettivi che, con varia forza, dall'uno e dall'altro settore del Parlamento italiano, ma, complessivamente, con un alto tasso di consenso, ci erano stati da voi rappresentati e da noi, in qualche modo, anche sollecitati nel Parlamento.
Rispetto alla ricorrente espressione di andare a Bruxelles a «battere i pugni sul tavolo», devo confermare che non l'ho mai fatto in tutti questi mesi preparatori al vertice di giovedì e venerdì e che non l'ho fatto neanche nel vertice di giovedì e venerdì, ma credo di avere fatto in quei mesi e giovedì e venerdì l'equivalente, in termini proficuamente diplomatici, di quella più genuina espressione, spesso usata nel contesto italiano, ma che, indubbiamente, rende l'idea.
Siccome si può essere tanto più assertivi quanto più si hanno le carte in regola, devo sottolineare la grande coerenza che esiste tra ciò che insieme, con il vostro appoggio e affrontando tutti insieme, spesso, l'impopolarità, abbiamo fatto in questi mesi in Italia per cercare di migliorare la complessa navigazione dell'economia italiana e quello che abbiamo fatto sul piano europeo.
Lasciatemi esprimere, quindi, un ringraziamento molto vivo al Parlamento - questo l'ho già fatto varie volte - ma, in Parlamento, anche al Governo, in particolare nella persona del Ministro per gli affari europei Enzo Moavero Milanesi (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Partito Democratico, Unione di Centro per il Terzo Polo, Futuro e Libertà per il Terzo Polo, Misto-Alleanza per l'Italia e Misto-Liberali per l'Italia-PLI), che, con una tessitura paziente e forte, ha veramente aiutato moltissimo a conseguire questi risultati, così come, per la filiera delicata e importante dei ministri economici e finanziari, il Viceministro Grilli, ma, più in generale, tutta la struttura che a Roma e a Bruxelles lavora per l'Italia in Europa.
Vorrei concludere osservando che vi sono state - come è naturale dopo eventi, per carità, non storici, ma di una certa importanza - letture diverse dei risultati del Consiglio, con interpretazioni anche contrapposte su presunti vincitori e presunti vinti.
Io credo che il Consiglio europeo non sia un gioco. Per la verità, non è neanche un gioco e, comunque, è un gioco che dura intere giornate e notti. Comunque non è un gioco e non è a «somma zero», per cui se lavoriamo bene, sia pure dopo dibattiti a volte molto serrati, la somma è positiva, ci guadagna l'Europa in prospettiva e ci guadagniamo tutti. Credo che questo sia stato un caso appartenente a tale categoria, così come anche ieri quando, nel corso dell'incontro bilaterale governativo con la Germania, abbiamo potuto convenire con la Cancelliera Merkel che la cultura della stabilità e della disciplina delle finanze pubbliche resta la base per impostare la crescita e la crescita è una base fondamentale e indispensabile perché la cultura della stabilità non sia velleitaria e di breve momento e ceda poi, alle prime difficoltà, alla cultura del disordine nella gestione dell'economia.
Sono convinto che questo Consiglio europeo segni una svolta positiva, perché ha dato un segnale di dinamismo politico che non ci si attendeva alla vigilia del Consiglio stesso. Io considero dinamismo politico - forse sono il meno qualificato in quest'Aula per dirlo - anche il fatto che si lavori partendo da testi base ben preparati dalle competenti istituzioni comunitarie, ma poi ci si metta del valore aggiunto che deriva dalla discussione politica, anche vivace, come sicuramente è avvenuto in queste due giornate.
Si è detto molto anche sul fatto che restano incertezze riguardo all'applicazione delle conclusioni del Consiglio europeo. Credo che su questo punto possiamo essere sereni, ma sempre con gli occhi molto aperti. Le conclusioni del Consiglio europeo non cambiano il giorno dopo o tre giorni dopo, non sono - trovo scritta un'espressione troppo letteraria - qualcosa che rischia di arrivare al porto ormai ridotto allo scheletro, come accade ne «Il vecchio e il mare» di Hemingway. Sono lieto che ieri il Parlamento europeo, con un voto a larga maggioranza, si sia compiaciuto per «La possibilità del ricorso, in modo flessibile ed efficace, agli strumenti del Fondo salva-Stati e del meccanismo di stabilità per gli Stati membri che rispettano le raccomandazioni specifiche per Paese», e così via.
Nella prospettiva italiana, infine, credo che questo Consiglio sia stato importante. Vi è una connessione sempre più stretta tra vicende europee e vicende italiane. Se l'Italia ha giocato - come quanto meno gli osservatori internazionali hanno creduto di rilevare - un ruolo da protagonista nel negoziato comunitario, prima e durante l'incontro di Bruxelles, è stato anche perché ha potuto contare su risorse fondamentali di coesione politica e di credibilità: coesione politica e credibilità. La condivisione di responsabilità politica tra le forze che, con costi e sofferenze, ma sempre dando il loro contributo, sorreggono l'attività di questo Governo e la coesione, che sempre, soprattutto nei momenti più difficili, è avvenuta, sono state per noi un carburante essenziale.
Sono anche grato al Parlamento - ed alla Camera in particolare, data la dinamica che si è verificata - per avere accelerato l'adozione della riforma del mercato del lavoro, votandola il 27 giugno, come avete fatto, una riforma accolta - lo sappiamo - con molte riserve in Italia, ma che osservatori attenti e severi, come le istituzioni internazionali, hanno giudicato in modo molto positivo.
Il Presidente della Commissione europea, Barroso, proprio il giorno 27 sera, ha salutato l'approvazione della riforma con grande soddisfazione in quanto - sono sue parole - «manda un segnale forte della determinazione dell'Italia ad affrontare i seri problemi strutturali che hanno a lungo impedito al Paese di raggiungere il suo pieno potenziale».
È importante, chiuso questo percorso che è giunto al Consiglio europeo, che, da un lato, noi ci accingiamo, come stiamo facendo, a sorvegliare e a valorizzare il risultato del Consiglio nelle sedi più tecniche, che sicuramente saranno molto impegnative, a partire dall'Eurogruppo di lunedì e, d'altro lato, per quanto riguarda il Parlamento, che il Parlamento, direi con la mente sgombra da possibili impreviste difficoltà del quadro complessivo europeo, proceda rapidamente alla ratifica della fiscal compact e del trattato istitutivo del meccanismo europeo di stabilità, consentendo di concludere l'iter di approvazione entro la fine del mese.
So bene quanto la Camera e il Senato hanno lavorato approfonditamente su questo tema. Lasciatemi dire che ormai, doppiato il capo del Consiglio europeo, la «tabellina» che sta nelle tasche dei Capi di Governo che vogliono stimolarsi gli uni con gli altri, è quella della data di ratifica prevista o avvenuta, in certi casi, nel proprio Paese, di questi due fondamentali passi. Naturalmente il cammino della politica economica interna - e questo è compito primario del Governo - deve tenere il passo con questa accelerata speriamo davvero dinamica europea.
Per questo intendo a breve presentare al Parlamento i provvedimenti per la riqualificazione e la riduzione della spesa pubblica, che siamo soliti chiamare spending review, ma che, come è stato fatto autorevolmente osservare qualche ora fa, rappresenta uno di quei concetti, che, quasi tutti, se non Pag. 48proprio tutti, possono agevolmente essere espressi anche nella lingua italiana e, quindi, non sempre per capirli meglio è necessario tradurli in inglese.
Vi ringrazio molto per il sostegno che ci avete dato in tutti questi mesi e per la vostra attenzione.