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Bruxelles: Conferenza stampa del Presidente Mario Monti al termine del Consiglio Europeo

2 Marzo 2012

Buon giorno. Questo Consiglio europeo ha dedicato molta attenzione ai temi di politica estera e a quelli di politica economica. E va detto prima di tutto che è stato unanimemente conferito un secondo mandato al Presidente Van Rompuy di cui l’Italia ha sempre apprezzato l’equilibrio e la grande capacità di mediazione in questi tempi così difficili. E’ stato anche deciso di unificare nella persona del Presidente del Consiglio Europeo la presidenza dell’Euro Summit e quindi Hermann Van Rompuy avrà d’ora in poi queste due funzioni.

Comincerei con i temi più rilevanti di politica estera. E’ stato deciso di accogliere la Serbia come paese candidato all’Unione Europea. Questo è un risultato importante che rafforza il percorso europeo della Serbia e contribuisce a dare fiducia e stabilità all’intera regione balcanica.

Da parte italiana, c’è stato un impegno continuo e coerente affinché alla Serbia fosse dato il giusto riconoscimento per gli sforzi compiuti con successo per avvicinarsi all’Unione europea, e sono lieto di andare con diversi ministri a Belgrado l’8 marzo per il vertice bilaterale tra Italia e Serbia.

Questa mattina, il Consiglio Europeo ha dedicato una attenzione particolare anche ad altri aspetti di politica estera. Abbiamo confermato l’intenzione di accrescere la pressione sul regime siriano anche attraverso ulteriori sanzioni mirate. I responsabili delle violenze contro i cittadini siriani, che dimostrano pacificamente, saranno chiamati a risponderne. Abbiamo ribadito il nostro sostegno al Consiglio Nazionale Siriano incoraggiando al contempo tutte le componenti dell’opposizione ad unirsi in uno sforzo comune e pacifico per dare vita ad una nuova Siria.

Più in generale, abbiamo ribadito la nostra volontà di costruire una vera partnership con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo impegnati in un delicato ma importantissimo processo di transizione politica. Da parte italiana, abbiamo insistito sulla necessità di mobilitare risorse e strumenti adeguati per dare concretezza e incisività a questa partnership.

Prima di venire alla parte di politica economica tengo anche a dire che ci siamo impegnati sul tema così importante, anche sul piano umano, dei due marò che in India attendono una soluzione del loro caso. Ne ho parlato sia con l’Alto Rappresentante Ashton, sia con alcuni grandi Stati membri dell’Unione europea, così come già avevamo interessato il Governo degli 2 Stati Uniti, di questo caso che il Governo italiano segue ora per ora con la presenza in particolare, come è noto, in India del Sottosegretario agli esteri De Mistura e con il pieno coinvolgimento dei ministri degli Esteri, della Difesa, della Giustizia e del sottoscritto. Ho fatto questa mattina due telefonate a Michele Girone, padre del marò Salvatore, e a Franca La Torre, sorella del marò Massimiliano, per assicurarli ulteriormente della elevatissima priorità che il Governo italiano ricopre la loro e nostra vicenda. Oltre a quello che è già stato fatto per esprimere loro la grande vicinanza e solidarietà non solo del Governo ma del popolo italiano.

Venendo ai temi economici, come ho anticipato all’uscita ieri sera, fa veramente piacere che, per la prima volta da due anni in qua, il Consiglio Europeo non sia stato dominato da questioni relative a una crisi finanziaria ma che finalmente sia stato dedicato alla crescita e all’occupazione. Non ci si è limitati a definire la strategia generale come qualche volta l’Unione europea ha fatto, ma si è dato il via all’agenda completa accompagnata da impegni precisi.

Siamo d’accordo anzi tutto che la strategia responsabile e giusta combina il consolidamento di bilancio con riforme per aumentare il potenziale di crescita e l’occupazione, con una attenzione speciale a quelle misure che possono avere un effetto più immediato sopratutto a favore dei giovani e dell’occupazione femminile. In altre parole si potrebbe dire che trovata l’intesa che questa mattina si è tradotta in venticinque firme sotto il testo del fiscalcompact e che quindi è diventato un accordo e un trattato. Trovata questa intesa oggi l’Europa si avvia a definire a quello che potremmo chiamare un economic-compact, un patto per le riforme economiche a beneficio dei cittadini europei.

Devo dire che le cose che voi troverete, o che avete sentito nelle conferenze stampa del Presidente del Consiglio Europeo e della Commissione, ciò che è incluso nelle conclusioni del Consiglio Europeo di oggi, per quanto riguarda la parte economica vi invito a leggerle e apprezzarle soprattutto dal punto di vista del pragmatismo.

Rispetto a documenti del passato ci sono minori enunciazioni, ci sono più obiettivi precisi, indicazioni di strumenti e indicazioni di date. E questo risponde molto a preoccupazioni che avevo espresso in occasioni precedenti e cioè che se vogliamo veramente avere un rafforzamento della governance economica e monetaria, non bastava avere un rafforzamento della governance dell’Unione monetaria, quindi di quegli aspetti di fiscalità che accompagnano una moneta sana e che hanno trovato sistemazione e solenne impegno nel fiscal-compact e che già stanno trovando anche domiciliazione nelle nostre Costituzioni nazionali.

Come sapete l’Italia è avanti con l’adozione della golden rule, nella propria costituzione ma occorre anche avere un’adeguata governance della Unione economica in quanto tale, quindi al di là degli aspetti monetari e fiscali e oggi si sono fatti passi notevoli da questo punto di vista.

Governance economica vuol dire governance dell’integrazione del mercato unico e governance delle riforme strutturali. Noi stiamo vedendo del resto in Italia, ma ognuno lo sta vedendo nel rispettivo paese che sono due facce della stessa finalità della politica economica la governance del mercato unico e la governance delle riforme strutturali perché, per esempio, il mercato dei servizi, questa grandissima componente dell’economia europea nella quale si è iniziato a fare un lavoro con la direttiva servizi. Ebbene ci sono tre paesi ai quali la Commissione europea ha indirizzato procedure di infrazione in materia di direttiva servizi e che coprono anche due estremi nella percezione in questo momento di forza economica dei paesi perchè uno riguarda la Germania, uno riguarda la Grecia la terza procedura esattamente non mi ricordo chi riguardi.

Ebbene andare avanti con il mercato unico dei servizi, è un fondamentale pilastro del mercato unico, ma che cosa vuol dire per i singoli paesi? Vuol dire fare le aperture, le liberalizzazioni a casa propria nei servizi, non solo rispettare gli aspetti di libero movimento, di libera prestazione, di libero stabilimento, e ciò su cui il Senato, a Roma ieri, ha votato definitivamente il pacchetto liberalizzazioni e concorrenza, riguarda in grandissima parte proprio i servizi, dai servizi di distribuzione del gas, ai servizi finanziari e bancari, alle libere professioni, e una vasta gamma di soluzioni economiche e di interessi che devono essere mossi per dare luogo ai mercati dei servizi più attivi e più efficienti.

Ed era interessante sia nel breve incontro bilaterale avuto ieri con la Cancelliera Merkel, sia nei suoi interventi, così come negli interventi di altri capi di governo nel Consiglio, vedere la crescente attenzione che proprio sull’onda di questa governance del mercato unico, stanno ponendo ad esempio in Germania, ed è una cosa alla quale avevamo sollecitato da tempo le autorità tedesche per la crescente apertura delle loro professioni, nel loro mercato dei servizi. Quindi è uno sforzo comune, e come sempre quando gli sforzi sono comuni sono anche meglio capiti e meglio, credo, accettati nei diversi paesi.

Voglio ricordare che ci siamo dati degli obiettivi da parte italiana, prendendo un ruolo proattivo, sia prima del Consiglio europeo del 30 gennaio con una lettera indirizzata ai due Presidenti Van Rompuy e Barroso, sia successivamente in vista di questo Consiglio, con una lettera della quale si è 4 particolarmente occupato il Ministro Moavero, anche per acquisire il consenso di diversi altri Stati membri, lettera che ha ispirato gran parte della discussione. Voi troverete nelle conclusioni del Consiglio europeo una attenzione nuova ad un aspetto che ci stava particolarmente a cuore, che va anche al di là di quanto avevamo scritto nella lettera, perché si incoraggia la Commissione e lo stesso Consiglio ad andare più chiaramente sulla strada, si usa dire naming shaming.

Il Presidente Barroso ha ricordato come nel 2004, in occasione della revisione della strategia di Lisbona, sulla base del rapporto Wim Kok fosse stato proposto di assistere alla strategia di Lisbona con vari score boards per valutare in modo trasparente gli avanzamenti da parte dei singoli paesi, ma alcuni capi di governo si opposero e, quindi, di questo ha molto sofferto nei cinque anni successivi la concretezza della strategia di Lisbona. Ebbene, ieri era molto compiaciuto il Presidente Barroso di notare l’entusiasmo, forse è una parola grossa, ma la piena convinzione, in linea con quanto noi abbiamo proposto, di responsabilizzarci maggiormente a livello di capi di governo per assicurare un po’ la fine della retorica dell’impegno sul mercato unico e, invece, una sua maggiore concretezza, con l’invito fatto alla commissione a preparare una serie di strumenti trasparenti per accrescere l’imbarazzo del Consiglio europeo se i consigli settoriali non fanno sufficienti progressi nell’adozione legislativa delle proposte per il completamento del mercato unico e i singoli Stati membri, a livello di capi di governo, se nei loro rispettivi paesi la fase di trasposizione e poi la fase di osservanza delle regole, una volta trasposte, farà difetto.

Naturalmente la situazione economica e finanziaria del momento ha permeato di sè ogni aspetto delle discussioni e ovviamente questa discussione per quanto riguarda l’Italia e per quanto riguarda l’eurozona in generale è diversa per fortuna da quella che abbiamo trovato qui le prime volte che questo governo si è presentato, e diversi hanno anche messo in relazione gli avanzamenti fatti dall’Italia con il miglioramento complessivo dell’eurozona.

Abbiamo ricevuto apprezzamenti per la riduzione dei nostri tassi d’interesse, ma soprattutto per quello che stiamo facendo sul piano della politica economica interna, e devo dire che nelle conclusioni troverete anche un rilievo maggiore che in passato dato alla fiscalità, sia come indirizzo che corrisponde al nostro in Italia di ridurre la fiscalità sui fattori di produzione e metterla piuttosto su altri aspetti dell’attività economica o della proprietà, sia per accrescere in modo comunitario la lotta all’evasione fiscale, e molti collegano, così ha fatto il Presidente del parlamento europeo Martin Schulz nel suo intervento reduce da Atene, molti collegano le necessarie azioni che paesi in difficoltà come la Grecia devono fare, alla forte necessità che tra 5 queste azioni ci sia un vigoroso contrasto all’evasione fiscale, che però per essere oltre che vigoroso ed efficace richiede una maggiore unità di sforzi a livello europeo, dell’Unione, anche per quanto riguarda paesi terzi, come in primo luogo la Svizzera.