19 Ottobre 2012
Buongiorno, comincerei con la Grecia. Non è certo la prima volta che il Consiglio europeo si occupa della Grecia, ma in questa occasione il bilancio positivo c’è, ed è stato sottolineato, e userei, più che il testo delle conclusioni dell’euro area che avete, una dichiarazione che ha fatto sulla base di questo testo il Presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker.
"Si è stabilito in modo definitivo che nessuno pensa, né chiede, di escludere la Grecia dall’eurozona né di metterla in una posizione in cui si autoescluda" Si è constatato - qui non è più Junker che parla - constatato lo sforzo molto notevole fatto su impulso del governo greco, dal popolo greco, il notevole progresso realizzato per rimettere sulla carreggiata il programma di aggiustamento che aveva subito delle lacune e dei ritardi, e viene quindi dato atto sia del disagio sociale che evidentemente tutto questo ha comportato sia però, al tempo stesso, dei progressi che si sono realizzati verso il risanamento della Grecia, verso la sua messa su un’orbita più competitiva e circa la determinazione delle autorità di continuare su questo sforzo.
Sappiamo che la penosa fase di trasformazione dell’economia della società greca, in corso da qualche anno ormai, ha comportato anche forti tensioni all’interno del paese, non solo in termini di agitazioni, ma anche in termini di ricomposizione del sistema politico con l’emergere di forze esplicitamente anti integrazione europea e addirittura di richiamo nazista.
Faccio questa considerazione perché in questo Consiglio europeo questi temi di fondo hanno cominciato ad emergere un pò di più di quanto facciano di solito, e questo a seguito di una gran bella notizia e di qualche riflessione più amara fatta dai capi di governo.
La notizia eccellente che avevamo già da qualche giorno è il conferimento all’Unione europea del premio Nobel per la pace. Ne abbiamo tutti preso atto con grande gioia e soddisfazione; è stato stabilito che l’Unione europea sarà rappresentata a Oslo alla cerimonia per la consegna del premio dai 3 presidenti delle Istituzioni Van Rompuy, Schulz e Barroso e abbiamo avuto una breve discussione nell’ambito del Consiglio europeo su che cosa fare in occasione di questo premio.
Per parte mia ho molto sottolineato, aldilà dell’eventuale presenza dei singoli capi di governo a Oslo che peraltro è stata sollecitata da alcuni dei capi di governo presenti, che sarebbe molto importante - e mi permetto anche di attirare le vostre personali e professionali attenzioni su questo - sarebbe molto importante utilizzare questa occasione per spiegare all’opinione pubblica che contributo la costruzione dell’Europa ha dato, sta dando, darà, alla pace.
Sapete che è un argomento ormai corrente quello che con le nuove generazioni è più difficile evocare l’argomento Unione europea come strumento di pace perché non hanno mai visto la guerra. Bene questa è una rarissima occasione che la storia ci offre per riandare con il pensiero alla relazione che esiste e che diamo noi anziani – parlo per me – per scontata e totalmente inesplorata per i giovani tra pace e integrazione; e quindi ho espresso l’auspicio che ogni capo di governo si adoperi nel suo paese con modalità, le più diverse, per sollecitare l’attenzione dei media, delle scuole, dell’opinione pubblica su questo grande risultato dell’Unione europea.
Le considerazioni invece amare che si sono accompagnate al commento di questo conferimento del premio Nobel sono state che alcuni capi di governo, diversi devo dire, hanno nell’occasione sottolineato come nei loro paesi siano crescenti i fenomeni anche proprio politico-elettorali di rigetto dell’integrazione che poi può essere vista come nazionalismo,come populismo in certi casi come odio per il diverso. Come rinascita di pregiudizi tra nord e sud, tra vecchi e nuovi stati membri, tutte cose che si stanno manifestando e aggravando via via che la crisi economico-finanziaria ha effetti sociali e psicologici e tutti i fenomeni che hanno avuto una particolare e visibile manifestazione a seguito della crisi dell’euro zona con i contrasti nati tra Paesi creditori e Paesi debitori, fra paesi creditori e paesi ritenuti debitori senza che lo siano e via dicendo.
Quindi è stata l’occasione per me per fare riferimento a quella conversazione che avevo avuto con il Presidente Van Rompuy della quale poi avevamo entrambi parlato in una conferenza stampa, a Cernobbio, a settembre, tema che gli è diventato molto caro, ma credo che lui lo avesse già nei suoi sentimenti e nella sua mente, e cioè di dedicare una volta una riflessione dei capi di governo a quest’argomento, ahimè altamente politico, alla lunga molto più importante di qualunque specifica soluzione tecnica si trovi per le difficoltà finanziarie dei paesi.
E quindi lavoreremo noi squadra italiana con il Presidente Van Rompuy per mettere in forma uno S-chema di svolgimento di questa riflessione in una riunione della primavera prossima che potrebbe avere luogo a Roma dove l’avventura europea è cominciata.
Venendo al contenuto economico-istituzionale al di là del riferimento che ho fatto alla Grecia, in questo Consiglio Europeo, come sapete si trattava di valutare l’avanzamento per quanto riguarda la realizzazione sul patto della crescita varato nel Consiglio Europeo di giugno e per esaminare i lavori per il meccanismo unico di vigilanza prima tappa che va verso la concretizzazione di quel progetto verso una genuina Unione Economica e Monetaria che il Consiglio ha chiesto ai quattro presidenti, Van Rompuy in primis, con la collaborazione di Barroso, Juncker e Draghi, di mettere in chiaro per una decisione finale per dicembre.
E bene mi limito a qualche parola su questo aspetto che fa parte delle conclusioni della parte di UEM. Direi che sono conclusioni che sono state, come avviene per definizione, sennò non diventerebbero conclusioni, approvate all’unanimità, ma non era affatto ovvio; infatti abbiamo impiegato ieri sera fino alle 3, credo, per arrivare a questa conclusione di consenso. Non era ovvio, per esempio, alcuni stati membri avrebbero preferito lasciare indeterminata la data di partenza della supervisione unica e invece leggo dalle conclusioni in italiano, credo che siano quelle definitive, non so se vi sono già state fatte circolare che c’è l’obiettivo di trovare "un accordo sul quadro legislativo entro il primo gennaio 2013", quindi in tempi molto stretti; poi i lavori "sull’attuazione operativa si svolgeranno nel corso del 2013".Quindi non manca più moltissimo tempo alla messa in opera 'up and running' di un sistema di vigilanza unitaria. Il commento del commissario responsabile Michel Barnier appreso di questa conclusione è stato, mi pare, un "calendario ambizioso ma realistico". Credo che sia effettivamente entrambe le cose.
Un altro punto significativo nelle conclusioni è che si è confermato le conclusioni del Consiglio Europeo e dell’Euro Summit del 29 giugno, che sono state continuamente prese a riferimento soprattutto per sottolineare la necessità di non fare nessun passo indietro rispetto a quelle conclusioni e di realizzarle speditamente. Molti hanno proprio giudicato quel Consiglio Europeo come una svolta rispetto alla quale adesso siamo in una pur complicata e piena di tornanti discesa applicativa non più nella tormentata salita per la costruzione di un consenso di principi e la ricapitalizzazione diretta delle banche, nel pieno rispetto della dichiarazione del vertice della zona euro del 29 giugno ha lo scopo di spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano. Questa potra avere luogo non appena sia stato istituito un efficace meccanismo di vigilanza unico. E quindi noi vediamo che malgrado lettere scritte da magari tre Ministri delle finanze nelle settimane scorse viene confermato che ci sarà questa ricapitalizzazione diretta delle banche e che questa avrà luogo non appena sia in opera il sistema unitario di vigilanza . E non è detto – aggiungo una mia considerazione personale - non è detto, a mio parere, che debba essere in opera nella sua integralità il meccanismo, che si applicherà a tutte le banche europee, perché parta la vigilanza su alcune di esse e in conseguenza la possibilità della ricapitalizzazione diretta senza passare dagli stati per alcune di esse.
Un altro punto che era stato oggetto di posizioni divergenti nelle settimane preparatorie, e io vorrei come sempre - ma devo dire ogni volta di più - ringraziare il ministro Moavero in primis e tutti i membri della squadra italiana che presidiano il lavoro e che ci mettono in grado di vigilare e di affermare le nostre posizioni se poi siamo capaci di farle valere al tavolo del Consiglio; bene, rispetto alle settimane precedenti noi sappiamo che alcuni stati membri avrebbero voluto nell’apparato della governance dell’Unione economica monetaria rafforzare, per non mi ricordo più quale volta è, per l’ennesima volta, i meccanismi di disciplina di bilancio costruendo nuovi piani o mansarde sulla struttura già esistente - alcuni pezzi della quale sono recenti e meglio vedere come funzionano prima di pensare a ulteriori soppalchi - ebbene, alcuni avrebbero voluto puramente rafforzare ancora una volta l’apparato della disciplina di bilancio mentre quello che emerge qui è - secondo me in questa direzione ci siamo battuti o abbiamo argomentato perché non c’è sempre da battersi se gli argomenti sono buoni e non eravamo i soli a sostenerli -anzitutto l’affermazione che un quadro di bilancio integrato costituisce parte di una unione economica monetaria; alcuni colleghi contestavano l’obiettivo, dato per scontato dal presidente Van Rompuy, di avere un quadro di bilancio integrato: abbiamo fatto osservare che non c’è bisogno di definirlo o meno un obiettivo ma di constatare che nelle unioni monetarie che si sono inverate nella storia la nostra è la prima che non abbia un quadro di bilancio integrato.
E poi erano in una bozza preliminare su questo punto presenti le due bandiere contrastanti: l’una quella di ulteriori meccanismi per la disciplina di bilancio, l’altra quella di principi di solidarietà nel bilancio si è preferito - e io sono stato tra i sostenitori di questa tesi – lasciare aperto il campo tanto sappiamo quale è la visione del Presidente, cioè molto attento alla necessità, in una unione economica monetaria vera, che ci siano anche elementi di solidarietà nel bilancio. Quindi abbiamo fatto cadere entrambi i corni del dilemma e c’è però compresa una adeguata capacità di bilancio: questo è il tema contrastato soprattutto da alcuni paesi non euro del possibile bilancio per la zona euro.
E anziché sovraccaricare ancora una volta quella disciplina di bilancio con un ennesimo apparato che da quasi l’idea che viviamo in una comunità di cattiva fede dove si pensa che alcuni nella specializzazione internazionale del lavoro abbiano vocazione a specializzarsi nel violare le regole del bilancio, e ogni volta va ricordato che certo sarebbe stato molto più semplice se due di essi non avessero dato nel 2003 il cattivo esempio, anziché costruire un’altra cintura di castità finanziaria in materia di bilancio abbiamo pensato di valorizzare l’accompagnamento, l’incoraggiamento, la pressione dell’Unione europea sull’altra cosa che è carente nelle politiche economiche molto più della disciplina di bilancio a questo punto, cioè le riforme strutturali ecco che allora si dice che troverete nel paragrafo 15 delle conclusioni.
Ci saranno nuovi meccanismi in particolare per i paesi della zona euro con aspetti contrattuali quindi volontari, intese che potrebbero essere connesse alle riforme individuate nelle raccomandazioni specifiche per paese adottate dal Consiglio - queste famose country specific recommendations il cui contenuto è soprattutto di riforme strutturali, liberalizzazione, miglioramenti del sistema educativo della ricerca e via dicendo - che sono quelle famose cose per parlar chiaro che sono entrate nel 2000 nell’agenda di Lisbona purtroppo non assistite neppure da naming and shaming perché a quell’epoca si era troppo timidi per esporre i governi nazionali ad un rilievo critico pubblico e adesso come vedete si va verso un accompagnamento forte dei governi in questa direzione perché poi è la mancata realizzazione di queste riforme che determina quegli squilibri di produttività e di competitività e che fanno sorgere i problemi macro economici che poi si traducono anche in problemi di bilancio.
Direi che, salvo che il Ministro Moavero me ne ricordi altri, questi sono i punti essenziali e forse avrei dovuto aggiungere che nel patto per la crescita e l’occupazione sul quale l’ho fatta breve, siamo stati molto attenti a che si conservassero e, se possibile, come in qualche caso è stato possibile, si incrementassero i riferimenti a cose per le quali avevamo sviluppato una certa azione politico argomentativa nei mesi scorsi, come per esempio gli investimenti pubblici che trovate valorizzati e con un obbligo di tenerli presente nelle analisi sui singoli paesi nel paragrafo 2A delle conclusioni.
Poi abbiamo discusso questa mattina di alcuni temi di relazioni esterne dell’Unione, abbiamo innanzitutto avuto un breve ma devo dire interessantissimo scambio di opinioni sui rapporti con i partner strategici dell’Unione, in particolare tra questi la Cina, si è poi discussa la situazione in Siria ribadendo il nostro sostegno all’azione dell’inviato dell’ONU Brahimi e confermando il forte impegno dell’Unione per una soluzione della crisi. Abbiamo espresso la nostra crescente preoccupazione riguardo al programma nucleare iraniano rinnovando l’invito al dialogo nei confronti delle autorità di Teheran e abbiamo infine espresso preoccupazione per il protrarsi della crisi politica e umanitaria in Mali e i rischi che essa rappresenta per l’intera stabilità regionale dell’area.
L’Unione europea è determinata ad agire concretamente per una soluzione della crisi sia sul piano politico che su quello umanitario ed abbiamo anche deciso di valutare la possibilità di sostenere la prevista forza militare internazionale, conformemente alla risoluzione 2071 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, attraverso la pianificazione di una eventuale operazione militare politica di sicurezza e difesa comune quindi in questo diversificato consiglio abbiamo, io credo, visto rafforzarsi come sempre capita sotto l’impulso di una crisi che sia quella del Mali o che sia quella dell’eurozona - in via peraltro di superamento - gli strumenti di integrazione verso una più genuina unione economica monetaria con anche tratti di unione politica, senza peraltro voler creare barocchi sovrappesi e difficoltà di digestione negli Stati membri per una Unione più assertiva sul piano comunitario tanto è vero che nelle conclusioni sul patto per la crescita e l’occupazione ci sono vari richiami alla necessità di tenere sotto controllo la complicatezza delle regolamentazioni e cercare di ridurre la burocrazia, di decentrare ciò che è decentrabile etc. Siamo in una fase in cui l’Unione europea, con il pieno e adulto e disincantato uso del principio di sussidiarietà, può attrarre nella propria sfera competenze che non possono più essere svolte efficacemente a livello inferiore ma anche restituire pezzi di competenze di esercizio di attività che possono benissimo - per le mutate condizioni storiche - essere svolte a livello nazionale o regionale.
Scusate la lunghezza della mia presentazione.