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Intervento del Presidente del Consiglio, in visita, ad Herat, al contingente militare italiano impegnato nella missione ISAF

4 Novembre 2012

Signor Sottosegretario alla Difesa,

Signor Ambasciatore,

Signor Governatore della Provincia di Herat,

Signor Presidente del Consiglio Provinciale di Herat,

Signor Capo del Consiglio Religioso Provinciale,

Sig. Comandante del Regional Command West,

Signori Ufficiali,

Signori Sottufficiali,

Militari tutti,

Sono fiero e orgoglioso di essere con voi nel giorno in cui si celebra l’annuale ricorrenza della Festa delle Forze Armate.

La data del 4 novembre rappresenta una duplice ricorrenza:

l'anniversario di una Vittoria che segnò la realizzazione storica del grande progetto di riunire tutti gli Italiani in un unico territorio;

e la Festa delle Forze Armate, che sono state protagoniste del formarsi dell'Italia unita e ne presidiano oggi le conquiste storiche e il nuovo ruolo nel mondo.

Per questo credo che il modo migliore di celebrare questa ricorrenza sia di essere in mezzo a voi. Voi, eredi dei combattenti di un secolo fa, siete oggi impegnati ben oltre i limiti del territorio nazionale, in questa come in altre aree di crisi del mondo, con compiti molto diversi da quelli a suo tempo assegnati ai vostri predecessori. Molto diversi ma certo non minori per l’intensità dello sforzo e del sacrificio richiesto, soprattutto nella fase iniziale ma anche oggi la vostra presenza operativa in questa regione dell’Afghanistan si è svolta e si svolge anche in trincee con una visibile somiglianza a quello che i vostri commilitoni di un secolo fa facevano.

Purtroppo quest’anno la giornata del 4 novembre è segnata da profondi sentimenti di tristezza e commozione evocati dal tragico evento a seguito del quale – appena pochi giorni fa – ha perso la vita il giovane caporale degli alpini Tiziano Chierotti.

L’Italia tutta si è stretta e si stringe attorno alle nostre Forze armate in un comune afflato di solidarietà e partecipazione per il pesante tributo che offrono, che voi offrite, alla nobile missione di garantire pace, sicurezza e sviluppo nelle aree di crisi del mondo.

Cordoglio, partecipazione e vicinanza che desidero rinnovare - facendomi interprete dei sentimenti di tutta la comunità nazionale e dei rappresentanti del mondo istituzionale - alla famiglia del militare che ha sacrificato la sua giovane vita in nome dei supremi valori per i quali aveva desiderato impegnare la sua esistenza.

Un caloroso incoraggiamento e gli auguri più sentiti di una pronta e completa guarigione torno a rivolgere anche ai tre soldati rimasti feriti nell’attentato.

A pochi giorni da quando abbiamo reso l’ultimo saluto a Tiziano, il riconoscente pensiero del Paese va doverosamente rinnovato anche a tutti coloro che in passato hanno perso la vita, in questa come in altre missioni, mentre assolvevano il proprio compito ed a cui, tra breve, renderemo omaggio dinanzi al monumento loro dedicato.

Dal loro esempio di dedizione e di senso del dovere dovete trarre la forza di moltiplicare ogni vostra energia, per onorare la loro memoria e dare il significato più alto, più concreto, più bello al loro sacrificio.

Nel segno del ricordo dei nostri caduti, celebriamo quindi le nostre Forze Armate, così valorosamente rappresentate in questo come in altri Teatri operativi, dove i contingenti militari del nostro Paese sono impegnati già da molti anni in missioni che si inquadrano nel comune disegno di perseguire la stabilità e la pacifica convivenza internazionale a fronte delle minacce, che compromettono la sicurezza e la pace mondiale.

Viviamo un’epoca di profondi mutamenti socio-economici e politici, di sfide nuove, di stravolgimenti degli equilibri internazionali su cui erano state impostate le relazioni internazionali. Nuove minacce transnazionali, come quella del Terrorismo, si sono affacciate all’orizzonte sferrando colpi mortali indiscriminati, che non hanno risparmiato niente e nessuno, ad Oriente come ad Occidente. E che minano la fiducia dell’uomo nei confronti degli altri uomini e peggio la fiducia dell’uomo nel futuro.

La risposta a queste minacce ha portato l’Italia e voi tutti in prima linea in Afghanistan. Siamo qui, sulla base di un legittimo mandato internazionale, per assicurare a questo Paese sicurezza, stabilità e prosperità, e dare al popolo afghano la speranza di un futuro migliore. Quella speranza cui questo Paese ha diritto dopo trent’anni di guerra civile, distruzioni e violenze impensabili.

Sapete bene che la nostra presenza in Afghanistan, assieme a quella degli altri contingenti internazionali ISAF, è già in corso di ridimensionamento fino al completo ritiro entro la fine del 2014. Questo non significa tuttavia che l’Italia e i suoi principali alleati lasceranno questo Paese a se stesso.

Lo scorso 26 gennaio ho firmato a Roma con il Presidente Karzai un Accordo di Partenariato di lungo periodo che consentirà ai nostri due Paesi di avviare o intensificare la collaborazione sotto vari aspetti, da quello politico ed economico a quello della sicurezza, dalla cultura alla operazione allo sviluppo.

Numerosi altri Paesi hanno siglato intese analoghe a dimostrazione che dopo la stabilizzazione del Paese, avvenuto grazie anche ai vostri sacrifici, l’impegno internazionale in Afghanistan andrà oltre ISAF in una forma, dimensione e missione diversi.

Ma l’Italia è con voi e di voi giustamente orgogliosa, perché grazie al vostro contributo viene diffuso ed apprezzato in tutto il mondo il messaggio di civiltà e di profonda umanità che da sempre ci caratterizza e ci distingue nell’ambito della comunità internazionale. Voi, così come gli altri militari italiani impegnati nelle operazioni di pace, ancora molto di più di quello che potete pensare alla considerazione, al rispetto alla ammirazione di cui l’Italia gode nel mondo per le molte cose buone che fate, e per la capacità di esercitare influenza e potere in modo soft – come è stato detto – ma con una facilità di dialogo con gli altri, con le popolazioni diverse dalla nostra cui voi siete un grande esempio spesso portato dalle supreme autorità che guidano questa operazione perché fate onore al modo italiano e civile di partecipare anche con durezza e con sacrificio, quando occorre, all’opera di pace e coesistenza.

Il militare italiano impegnato a sostegno della popolazione afghana, quello impegnato in Libano o nelle varie missioni di osservatori dell’ONU, come è tradizione per le Forze Armate italiane, rispetta la popolazione, i suoi usi e costumi, le sue credenze religiose. Egli è così rispettato e stimato nel contesto in cui opera. Egli è motivo di orgoglio per se stesso, per il Governo che rappresento e per tutti i cittadini italiani.

Della vostra professionalità hanno beneficiato e continueranno a trarne profitto tutte le aree dell’Afghanistan in cui sono presenti ed attive forze armate italiane, ed in particolare la Regione Ovest, esempio mirabile di riuscita transizione militare – inteqal - di buon governo, di rispetto dello stato di diritto e di dinamismo economico, resi possibili dall’azione Italiana, ‘Shohna ba Shohna’, spalla a spalla, con le controparti afghane.

L’Italia intera segue con attenzione il processo di stabilizzazione e di transizione in atto in Afghanistan. Processo che – pur faticosamente e non senza difficoltà - sta lentamente progredendo anche grazie al vostro contributo.

Ma segnali incoraggianti provengono anche dal livello di preparazione e dalla consistenza dei militari dell’Esercito Nazionale e delle Forze di polizia afgane, che stanno crescendo progressivamente fino ad aver raggiunto la capacità di condurre in relativa autonomia alcune operazioni di media complessità.

Mi hanno anche spiegato come siano delicate ma importanti e proficue le missioni di accompagnamento, di trasposizione del sapere e del saper fare nella tecnologia e nel comportamento militare.

Parallelamente alla crescita delle capacità delle Forze di sicurezza, si registrano progressi anche nel programma di disarmo e di reinserimento degli ex-insorti nella società civile, il cui numero– già abbastanza consistente - sta aumentando in maniera esponenziale.

Il vostro impegno nel perseguimento degli obiettivi di stabilità e di transizione è caratterizzato anche dall’instancabile opera che svolgete nel campo della ricostruzione e dello sviluppo, supportando gli sforzi afghani a realizzare una crescita economica sostenibile, ad assicurare l’accesso della popolazione alle cure mediche, all’educazione scolastica ed ai servizi socio-assistenziali di base.

In questo contesto il Provincial Reconstruction Team italiano ha realizzato centinaia di progetti, concentrando il proprio impegno in settori quali la costruzione di scuole, il rifornimento idrico, il miglioramento della viabilità stradale, la realizzazione di strutture sanitarie e sociali, lo sviluppo del settore agricolo, gli interventi umanitari e la donazione di generi di prima necessità. Interventi spesso effettuati in aree molto remote e di arduo accesso e quindi in condizioni molto difficili anche sotto il profilo della sicurezza.

A fronte di questo strenuo e coraggioso impegno che svolgete con elevatissima professionalità ed altissimo senso del dovere, le Istituzioni del nostro Paese sentono la responsabilità di fornirvi tutto il supporto necessario affinché il vostro compito sia svolto nel migliore dei modi ed in condizioni di sicurezza il più possibile adeguate alla minaccia da fronteggiare.

Non siete l'espressione di una nazione in guerra, ma costituite l'avanguardia di un Paese fortemente impegnato con tutte le proprie risorse per lo sviluppo sociale ed economico globale e per la cooperazione pacifica tra i popoli. Questo è il nuovo compito delle Forze Armate Italiane nel XXI secolo: è importante ribadirlo nella giornata ad esse dedicata.

Questa giornata e la mia presenza qui con voi mi offre lo spunto per esprimere e rinnovare sentimenti di profonda vicinanza e solidarietà nei confronti di due vostri commilitoni, anch’essi chiamati a svolgere compiti di salvaguardia della sicurezza internazionale: mi riferisco ai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che da troppi mesi ormai si trovano a vivere la dura esperienza di essere costretti a rimanere lontani dal proprio Paese e per i quali il Governo italiano e la diplomazia internazionale non hanno mai smesso di esercitare sforzi congiunti al fine di individuare e perseguire una soluzione che ne consenta il loro rientro in Patria nel più breve tempo possibile.

Vorrei, ora, rivolgermi direttamente a voi, Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Finanzieri e personale del Corpo militare della Croce Rossa qui presenti.

Tutta l’Italia vi guarda con ammirazione ed orgoglio e vi ringrazia per il contributo che state dando a prezzo di enormi sacrifici personali. Siete circondati dall’affetto sincero e partecipe di tutti gli italiani.

Sono ammirato dal senso dello Stato che muove ogni vostra azione, dall’umanità che pervade le vostre coscienze e che vi spinge a porgervi nei confronti delle popolazioni con naturale benevolenza e sentimenti di convinta solidarietà.

Vedo nei vostri volti l’orgoglio di chi è desideroso di spendere la propria esistenza al servizio del bene comune e ne fa una convinta ragione di vita.

Sono ammirato dalla compostezza, dallo spirito di sacrificio e dall’affiatamento con cui sopportate – sostenendovi a vicenda – le dure prove ed i pericoli che si presentano a voi.

E tutto questo con straordinaria sobrietà priva di qualsiasi protagonismo, con la forza morale cui fate appello quando rassicurate i vostri cari che vi attendono a casa, ben sapendo che la vostra esposizione al rischio non lascia spazi alla tranquillità.

Avendovi visti, avendo visitato il vostro luogo di lavoro, di speranza, di sofferenza, di impegno, mi vengono in mente le parole che pochi giorni fa confidò al Capo dello Stato e a me la madre del caporal maggiore Chierotti al termine della cerimonia funebre. Con disarmante semplicità la madre ci ha detto: “i nostri ragazzi meritano che voi dirigenti politici del Paese siate migliori di come siete. I nostri ragazzi hanno bisogno di trovare al vertice dello Stato, nella classe politica che guida il Paese esempi sempre migliori”. Io voglio assicurare a voi che per tutto quello che mi compete, mi impegnerò, ci impegneremo perché questo doveroso progresso abbia luogo e prenda anche esempio dalla vostra testimonianza di vita in modo che l’Italia sia sempre più orgogliosa di voi e che voi vi sentiate nel tempo sempre più fieri di rappresentare qui il Paese, che sta facendo, partendo da condizioni difficili, un rilevante progresso civile.

Viva le Forze Armate, viva l’Italia!