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Estratti del discorso del Presidente del Consiglio Mario Monti al vertice ASEM, Vientiane, Laos, 5 novembre 2012

5 Novembre 2012

Vorrei commentare le osservazioni di alcuni amici asiatici.

Anzitutto posso comprendere il loro disagio. Tuttavia è necessario guardare all’Europa come a una regione in trasformazione. Questa trasformazione nel breve termine può significare una crescita più moderata. Ma, nel medio lungo termine, sono sicuro, l’Europa emergerà da questo processo come un partner più forte.

Pensiamo per un attimo a come era l’unione europea 15 anni fa.
Non avevamo il mercato unico, ne’ la moneta unica. Non era stato realizzato l’allargamento ad est e il processo decisionale all’interno dell’unione era a dir poco obsoleto. Oggi abbiamo tutte queste cose.

Nello stesso periodo di tempo i paesi asiatici hanno potuto concentrarsi solo sulla crescita.
Anche negli ultimi 12 mesi avremmo potuto crescere di più, ma ciò avrebbe significato indebolire l’inderogabile processo di risanamento delle finanze pubbliche; per questa ragione, abbiamo dovuto adottare una serie di misure drastiche.

Il risultato è che ad esempio in Italia, nel prossimo anno, raggiungeremo il pareggio di bilancio in termini strutturali e abbiamo anche realizzato riforme strutturali molto incisive.
Tutto ciò ci permetterà di avere in seguito una crescita più elevata e sostenibile.
Negli ultimi mesi l’area euro ha similmente fatto grandi progressi per risolvere i suoi problemi rafforzando l’integrazione in particolare per quanto riguarda la supervisione bancaria e i meccanismi per stabilizzare i mercati finanziari.

Come ha sottolineato il presidente Hollande poco fa, lo squilibrio di bilancio della zona euro nel suo complesso è sensibilmente inferiore a quello di altri Paesi industrializzati, presenti o non presenti qui.
Per quanto riguarda l’Asia si puo’ constatare che la crescita ha iniziato a rallentare a causa di un indebolimento della domanda.
È  vero che per qualche tempo le economie emergenti sono state sufficientemente dinamiche per trainare l’economia mondiale, ma oggi l’illusione del “decoupling” è svanita.
Gli eventi dei mesi passati dimostrano che le crisi non risparmiano nessuno.

La sfida attuale per l’Asia è di completare la transizione verso un modello di sviluppo trainato tanto dagli investimenti quanto dal consumo delle famiglie e non solo dall’export.
Infine, l’Asia nel suo complesso dovrebbe perseguire un’integrazione economica più ampia e profonda, cosi come maggior mobilità dei lavoratori, al fine di sfruttare pienamente il proprio potenziale.
Per queste ragioni ritengo che, in particolare in questa fase storica, le nostre due parti del mondo, Asia ed Europa, non sono poi così’ diverse tra loro, quanto ai temi che devono affrontare.