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Consiglio Europeo del 13 e 14 dicembre, dichiarazioni alla stampa del Presidente del Consiglio

14 Dicembre 2012

Questo Consiglio Europeo ha concluso una settimana importante per l’Unione Europea. L’ Unione ha ottenuto risultati che non erano affatto scontati e che qualcuno definiva poco realistici, tra questi l’accordo di ieri sulla Grecia - non dimentichiamolo- e si è dimostrato che con pazienza e capacità di compromesso, qualità della quale vorrei dare atto in particolare al presidente Van Rompuy, l’Unione Europea “can deliver”.

Voglio anche notare che i tre punti per la gestione della zona euro che erano stati negoziati nel Consiglio Europeo di fine giugno a distanza di meno di 6 mesi sono tutti ormai stati realizzati. E cioè: spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano, il memorandum d’intesa sul sostegno finanziario a favore della Spagna che era allegato alle conclusione dell’Eurozona di giugno e il meccanismo di stabilità sui titoli sovrani nella zona euro. E quindi possiamo guardare nell’insieme, dal punto di vista europeo, con maggiore serenità all’anno 2013.

Avete tutti preso visione delle conclusioni sull’Unione economica e monetaria adottate questa notte. Vorrei in particolare sottolineare l’importanza dell’accordo sul meccanismo unico di vigilanza, detto anche SSM (single supervisory mechanism) che rappresenta un passo veramente fondamentale verso la realizzazione dell’unione bancaria.

Tra l’altro in questi giorni ricorre l’anniversario della morte di Tommaso Padoa Schioppa. Pochi anni fa, quando si è battuto intellettualmente e anche come ministro dell’economia italiano a questi tavoli per procedere verso la vigilanza unica, era difficile immaginare che così presto, dati i tempi delle procedure europee, quei principi si sarebbero tradotti in realtà; naturalmente c’è voluta la crisi finanziaria dell’eurozona.

Il meccanismo unico di vigilanza consentirà di ripristinare la fiducia nel sistema bancario e di interrompere il circolo vizioso tra crisi dei debiti sovrani e sistemi bancari. Tutto questo significa normalizzare le condizioni di finanziamento per cittadini e imprese e contribuirà a sostenere crescita e occupazione in Europa. Il nuovo sistema di vigilanza prevede una responsabilità primaria della Banca Centrale Europea che assumerà la diretta responsabilità di vigilanza su circa 150 gruppi bancari rappresentativi di circa l’85% delle attività bancarie dell’area euro.

Con riferimento all’Italia una quindicina di gruppi bancari hanno attività superiori ai 30 miliardi e sono rappresentative di oltre il 70% delle attività complessive del sistema e quindi vediamo la presa rilevante nel caso dell’Italia e di tanti altri paesi di questa diretta responsabilità di vigilanza della BCE. Il nuovo sistema di supervisione si fonderà su uno stretto rapporto di collaborazione tra la BCE e le autorità nazionali di vigilanza che la assisteranno nello svolgimento dei suoi compiti; il sistema inoltre è aperto alla partecipazione di paesi non euro che desiderino aderire al sistema e questo consentirà di garantire l’integrità del mercato interno. Quando il meccanismo unico di supervisione sarà pienamente operativo, il Meccanismo Europeo di Stabilità, conosciuto come fondo salva stati potrà ricapitalizzare direttamente la banche che ne avranno bisogno senza quindi passare attraverso i rispettivi bilanci pubblici. Gli aspetti operativi della ricapitalizzazione saranno definiti al più presto entro giugno.

Si è anche deciso che nel corso del prossimo anno la Commissione presenterà una proposta per un meccanismo unico della risoluzione delle banche in crisi per i paesi che partecipano al sistema di supervisione bancaria. Nel complesso si prefigura un importante rafforzamento della solidità del sistema finanziario e questo è essenziale per garantire a privati e a imprese e all’opinione pubblica - ma anche agli stessi stati- che si evitino gli errori del passato. Il programma di rafforzamento dell’unione economica e monetaria non si esaurisce con l’unione bancaria, che è stato per altro il pezzo più importante definito con coerenza e sistematicità nel corso della settimana; non si esaurisce lì il lavoro fatto nel segno del rafforzamento dell’ Unione Economica e Monetaria.

Si è anche deciso infatti di aumentare il coordinamento tra stati membri delle più significative riforme economiche nazionali. In questo senso abbiamo deciso di lavorare sull’idea di contratti per la competitività e per la crescita che, sostenuti anche da meccanismi di solidarietà, permetteranno agli stati membri di mitigare gli effetti sociali delle riforme nel breve termine. Quindi qui siamo non nel campo della disciplina di bilancio che è stato molto arato, coltivato e che ha dato frutti: i meccanismi operativi di vigilanza e di sanzioni. Siamo nel campo dove corre il vento della primavera del 2000 di Lisbona , la strategia di Lisbona dove il vento era stato di grande e rinfrescante ispirazione ma poi non si è potuto tradurre in forti impulsi per le riforme strutturali effettive degli stati membri. Quelle riforme che sarebbero state necessarie per condurre ciascuno di essi e l’Europa nel suo insieme ad essere più armata di competitività nella concorrenza globale.

Dal punto di vista concettuale si è allora deciso qualche tempo fa di cambiare marcia, passando dalla strategia di Lisbona alla strategia Europa 2020 e quanto è stato deciso in linea di massima – ora ci sarà ancora tanto lavoro da fare – con questi contratti per la competitività e la crescita, è un passo verso l’articolazione operativa con stimoli, con peer reviews e anche con meccanismi di solidarietà per spingere davvero gli Stati a questi sforzi di competitività e di crescita.

Serpeggiava da qualche tempo l’idea che, già che c’eravamo, si sarebbe potuto dare anche un'altra passata di un ulteriore strato di rafforzamento della disciplina di bilancio approfittando di questi nuovi contratti di competitività e di crescita. La posizione che abbiamo sostenuto già nel precedente consiglio e questa notte è quella che suggerisce di non fare confusione logica e di non denotare scarsa fiducia in noi stessi come europei. La disciplina di bilancio è ormai acquisita culturalmente ed ha tutti i suoi meccanismi di sorveglianza effettiva che vanno dal Trattato di Maastricht al Patto di Stabilità e di crescita, dal Six pack al Fiscal compact e presto al Two pack. Non credo che persone con serenità mentale – per quanto animate da spirito di rigore – possano ritenere necessario altri uno o due strati di armamento disciplinante al di sopra di questi; altrimenti riveleremo ai mercati la scarsa fiducia che abbiamo nella loro efficacia. E non è vero, perché siamo tutti convinti che funzionino. Questi contratti, invece, sono proprio intitolati a quella finalità che è rimasta più indietro rispetto alla disciplina di bilancio e che è la competitività e la crescita e che rientrano nel grande capitolo della riforme strutturali.

L’ultima cosa che vorrei sottolineare sulla parte economica di questo Consiglio Europeo è nel paragrafo due della Conclusioni, dove viene indicato il ruolo degli investimenti pubblici produttivi nel contesto del Patto di Stabilità e di crescita. Vedendo l’importante Blue Print presentato dalla Commissione troverete una maggiore articolazione di questo aspetto che come sapete ci è caro.

Passando alla parte non economica del Consiglio, per quanto riguarda la Siria il Consiglio Europeo vede favorevolmente i risultati del quarto incontro ministeriale del Gruppo di amici del popolo siriano che si è tenuto il 12 dicembre a Marrakech e ha dato incarico al Consiglio dei Ministri degli Esteri di lavorare su tutte le opzioni possibili per appoggiare ed aiutare l’opposizione e rendere possibile un maggiore supporto per la protezione dei civili in Siria.

Si è anche parlato di Europa della Difesa, un tema che nel 2013 vedrete assumere prominenza verso il Consiglio Europeo di dicembre 2013 che se ne occuperà in modo principale, la Commissione stessa lavora molto su questo tema in vista del Consiglio del prossimo dicembre. Due parole sul rilancio della politica di sicurezza e di difesa europea comune deciso oggi. Si tratterà di agganciare gli investimenti per la difesa alle strategie per la crescita economica, l’innovazione tecnologica e l’occupazione, e puntare a realizzare un mercato unico europeo per la difesa, all’interno del quale le imprese italiane – tra l’altro - potranno rafforzare la propria competitività.

L’Unione Europea potrà dunque far fronte alle sue responsabilità per la pace e la sicurezza internazionali, pur in presenza di risorse limitate.

Si è poi deciso che la Commissione presenterà entro il 2014, anno della Presidenza italiana dell’UE, la Strategia per la regione Adriatico Ionica che unisce insieme Paesi membri e paesi candidati all’adesione del bacino adriatico e punta a sviluppare trasporti, infrastrutture, energia e turismo in un’area che per l’Italia – ovviamente - ha un rilievo economico e politico strategico.